Alle elezioni politiche, dopo la parentesi di “Mani pulite”, (1992-1994), si presentò anche un nuovo partito, denominato FORZA ITALIA, guidato da Silvio Berlusconi.
Il risultato elettorale fu favorevole a Berlusconi, che diventò Capo del Governo formato dall’accordo con i partiti guidati da Bossi, Casini e Fini.
Le alterne vicende governative dal 1994 al 2008 sono note e non vanno ripetute.
Le votazioni politiche del 14 aprile 2008 assegnarono al polo di centro destra una larga maggioranza, mai raggiunta da nessun governo nella storia della Repubblica.
I due partiti del polo, FI e An (ex MSI) decisero di fondersi in un unico partito denominato Popolo delle Libertà.
Berlusconi sin dal primo giorno di Capo del Governo fu tempestato da avvisi di garanzia da parte di diverse Procure italiane e dalla feroce opposizione del PD e IdV in Parlamento e dalla CGIL con manifestazione di piazza.
Non vanno taciuti i disgustosi Talk Show per opera del cinico Michele Santoro e del super censore Marco Travaglio di “Annozero”, del tragicomico Giovanni Floris di “Ballarò”, di “Parla con me” della sorridente Serena Dandini, per citarne solo alcuni. Va tenuto in debito conto il quotidiano La Repubblica, giornale dei così detti intellettuali, di Carlo De Benedetti, potente e influente imprenditore italiano, e diretto dall’egocentrico Eugenio Scalfari. Entrambi nemici dichiarati di Berlusconi.
Alla persecuzione giudiziaria e alla lotta politica degli avversari incattiviti per la sconfitta elettorale, si sono aggiunti il devastante terremoto dell’Aquila in Abruzzo, i paurosi nubifragi che hanno seriamente danneggiato molte parti dell’Italia e la terribile crisi economica mondiale.
In un momento di particolari sofferenze per tanti cittadini senza lavoro, di altri che hanno perduto ogni loro bene a seguito dei terremoti e dei nubifragi, dei giovani diplomati e laureati in cerca di un lavoro anche umile, di famiglie costrette a vendere la propria casa all’asta perché non più in grado di pagare le rate del mutuo contratto con le banche. E mentre si aspettava un doveroso aiuto d’ogni genere da parte di tutti, scoppiava, ingiustificatamente, la “pazzia” politica di Gianfranco Fini, terza carica dello Stato e parte essenziale della maggioranza governativa.
Egli, inspiegabilmente infuriato, affermava di non condividere l’intesa Berlusconi Bossi ( oscurava la sua immagine politica).
Messi a nudo i suoi difetti, tra cui l’inaffidabilità, reagiva facendo in Parlamento opposizione alla sua stessa maggioranza come, il paladino della “legalità”.
Serietà vorrebbe che rimettesse immediatamente la carica istituzionale assegnatagli proprio dalla maggioranza contro di cui si schiera.
Fini ha perso il suo tradizionale aplomb: parla, agisce, lotta, stringe rapporti politici e altro come fosse in preda a ossessione. Scandisce in continuazione e a sproposito le parole: “Mi hai cacciato”. “Ti devi dimettere da Premier perché non hai più la maggioranza”.
Fini è Amleto del nostro tempo. Essere o non essere la vera “Destra legale europea?”si domanda egli stesso. Poi ancora, “Berlusconi ha diritto a comandare perché ha vinto le elezioni”, “Berlusconi deve dimettersi”.
Tra un monologo e l’altro corre da Casini e da Rutelli e insieme concordano e formulano una mozione di sfiducia contro Berlusconi per farlo dimettere.
Si arriva finalmente all’atto finale della tragedia finiana: “Berlusconi in pasto alla Magistratura”.
Il 14 dicembre p.v., infatti, i due rami del Parlamento si esprimeranno sulla fiducia o sfiducia a Berlusconi.
Le conseguenze che comunque ne deriveranno saranno inevitabilmente mortificanti per l’Italia, che non dimenticherà al momento opportuno di punire i responsabili.
Domenico Civitano

Anche qui si omette intenzionalmente di ricordare che Fini, dopo aver manifestato di non condividere l’intesa Berlusconi- Bossi, è stato cacciato dal partito dell’amore, dal partito liberale di massa, senza tante sottigliezze. La formazione di gruppi parlamentari autonomi alle Camere è stata conseguente. E non antecedente. La maggiore responsabilità nell’aver trasformato una divergenza interna ad uno dei partiti di maggioranza in una crisi istituzionali ricade su Berlusconi ed i suoi consiglieri, scevri di qualsiasi volontà dialettica, ma pronti solo allo scontro esasperato pur di sbarazzarsi quanto prima di qualsiasi forma di critica interna e di delegittimare l’inetrlocutore.