• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

LA SECONDA REPUBBLICA (AL TRAMONTO) AVEVA FATTO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI

Il sistema dei partiti ha posto ogni cura per rafforzarsi ed autoconservarsi. In particolare ha operato sul piano delle leggi elettorali, cercando di trasformare la nostra repubblica da parlamentare a quasi presidenziale. Ma non ha pensato a come affrontare la fine dei governi. Perciò la soluzione della crisi potrebbe essere drammatica. E sono inquietanti le analogie con la crisi dei primi anni ’90.
Di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 12 Novembre 2010

Mentre la crisi di governo consuma con lentezza esasperante i suoi stanchi riti prima di essere dichiarata ufficialmente, impressionano fortemente le inquietanti analogie tra ciò che accade oggi e la sequela di fattori che portarono alla drammatica crisi dei primi anni ’90.
C’erano gli attacchi al sistema politico di una stampa scatenata. Ricordate trasmissioni TV come Milano-Italia, il martellamento su arresti e inchieste, l’uso della giustizia per abbattere i politici, cronache e collegamenti in diretta dal Palazzo di Giustizia di Milano e il risalto dato alle piazze più becere ed incarognite? Ognuno giudichi se anche oggi non abbiamo tutto ciò: non c’è che l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda certi programmi TV, i “fremiti” popolari da Napoli a Vicenza, dall’Aquila alla Sicilia, le inchieste dilatate sui giornali che ormai ci martellano ininterrottamente, ivi compresi gli scenari torbidi a base di criminalità organizzata, mafia e camorra, esat5tamente come nel ’92.
Ma non si limitano a questo le analogie. Venti anni fa, l’abbattimento della classe politico fu facilitato da due fattori “endogeni”, cioè maturati e cresciuti nell’ambito del sistema politico di allora, che lo indebolirono e resero possibile ciò che era semplicemente impensabile.
Anche la maggioranza governativa di allora aveva perso un pezzo. Il pentapartito venne infatti abbandonato dal PRI di La Malfa, che aveva forse fiutato il vento dell’antipolitica e credette di poterlo cavalcare lanciando lo slogan del “governo degli onesti”. Ciò assomiglia molto al tentativo di Fini di smarcarsi da sedici anni di responsabilità condivise. Tutti sanno come andò a finire con La Malfa: né lui né il suo partito vennero risparmiati. Per quanto riguarda Fini, lo potremo verificare a breve.
Ed anche allora tutto si svolgeva mentre i principali protagonisti della politica si marcavano a vicenda, cioè si neutralizzavano, perché impegnati dalla imminente scadenza della elezione del nuovo presidente della repubblica. Ricordate? Andreotti, Forlani e Craxi, tre nomi per due poltrone, Quirinale e Palazzo Chigi. La successione di Napolitano si avrà solo nel 2013, ma tutti avvertiamo che già è nell’agenda che condiziona la lotta politica.
Se queste sono le analogie, fra la drammatica crisi del ’92 e quella dei giorni nostri, c’è una pecularietà che rende particolarmente oscure le prospettive attuali.
Il sistema dei partiti della “seconda repubblica” ha posto ogni cura per rafforzarsi ed autoconservarsi. In particolare ha operato sul piano delle leggi elettorali, cercando di trasformare la nostra repubblica da parlamentare a quasi presidenziale. La pentola è riuscita così e così ed il coperchio manca del tutto. Cioè, si era pensato solo a come fare nascere i governi, non a come affrontare i momenti di crisi. La contraddizione con una Costituzione ancora ritagliata su misura di un sistema parlamentare e che obbliga il Capo dello Stato ed esperire tentativi di maggioranze diverse rispetto a quelle espresse dal corpo elettorale, illuso di avere tutto nelle sue mani il potere di decidere le maggioranze di governo, è stridente. Tale da poter rendere drammatica la soluzione della crisi.
Venti anni fa, dopo il golpe mediatico-giudiziario, si trovò il modo di andare avanti rimpiazzando i partiti massacrati con le “seconde file” di una classe politica già non eccelsa.
Le seconde file di oggi, francamente, sarebbero improponibili: già siamo terra terra.
Meglio il salto generazionale proposto dai rottamatori del sindaco di Firenze che almeno potrebbe suscitare aspettative tali da limitare il distacco della gente dalla cosa pubblica.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LA SECONDA REPUBBLICA (AL TRAMONTO) AVEVA FATTO LE PENTOLE MA NON I COPERCHI

Il sistema dei partiti ha posto ogni cura per rafforzarsi ed autoconservarsi. In particolare ha operato sul piano delle leggi elettorali, cercando di trasformare la nostra repubblica da parlamentare a quasi presidenziale. Ma non ha pensato a come affrontare la fine dei governi. Perciò la soluzione della crisi potrebbe essere drammatica. E sono inquietanti le analogie con la crisi dei primi anni ’90.
Di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 12 Novembre 2010

Mentre la crisi di governo consuma con lentezza esasperante i suoi stanchi riti prima di essere dichiarata ufficialmente, impressionano fortemente le inquietanti analogie tra ciò che accade oggi e la sequela di fattori che portarono alla drammatica crisi dei primi anni ’90.
C’erano gli attacchi al sistema politico di una stampa scatenata. Ricordate trasmissioni TV come Milano-Italia, il martellamento su arresti e inchieste, l’uso della giustizia per abbattere i politici, cronache e collegamenti in diretta dal Palazzo di Giustizia di Milano e il risalto dato alle piazze più becere ed incarognite? Ognuno giudichi se anche oggi non abbiamo tutto ciò: non c’è che l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda certi programmi TV, i “fremiti” popolari da Napoli a Vicenza, dall’Aquila alla Sicilia, le inchieste dilatate sui giornali che ormai ci martellano ininterrottamente, ivi compresi gli scenari torbidi a base di criminalità organizzata, mafia e camorra, esat5tamente come nel ’92.
Ma non si limitano a questo le analogie. Venti anni fa, l’abbattimento della classe politico fu facilitato da due fattori “endogeni”, cioè maturati e cresciuti nell’ambito del sistema politico di allora, che lo indebolirono e resero possibile ciò che era semplicemente impensabile.
Anche la maggioranza governativa di allora aveva perso un pezzo. Il pentapartito venne infatti abbandonato dal PRI di La Malfa, che aveva forse fiutato il vento dell’antipolitica e credette di poterlo cavalcare lanciando lo slogan del “governo degli onesti”. Ciò assomiglia molto al tentativo di Fini di smarcarsi da sedici anni di responsabilità condivise. Tutti sanno come andò a finire con La Malfa: né lui né il suo partito vennero risparmiati. Per quanto riguarda Fini, lo potremo verificare a breve.
Ed anche allora tutto si svolgeva mentre i principali protagonisti della politica si marcavano a vicenda, cioè si neutralizzavano, perché impegnati dalla imminente scadenza della elezione del nuovo presidente della repubblica. Ricordate? Andreotti, Forlani e Craxi, tre nomi per due poltrone, Quirinale e Palazzo Chigi. La successione di Napolitano si avrà solo nel 2013, ma tutti avvertiamo che già è nell’agenda che condiziona la lotta politica.
Se queste sono le analogie, fra la drammatica crisi del ’92 e quella dei giorni nostri, c’è una pecularietà che rende particolarmente oscure le prospettive attuali.
Il sistema dei partiti della “seconda repubblica” ha posto ogni cura per rafforzarsi ed autoconservarsi. In particolare ha operato sul piano delle leggi elettorali, cercando di trasformare la nostra repubblica da parlamentare a quasi presidenziale. La pentola è riuscita così e così ed il coperchio manca del tutto. Cioè, si era pensato solo a come fare nascere i governi, non a come affrontare i momenti di crisi. La contraddizione con una Costituzione ancora ritagliata su misura di un sistema parlamentare e che obbliga il Capo dello Stato ed esperire tentativi di maggioranze diverse rispetto a quelle espresse dal corpo elettorale, illuso di avere tutto nelle sue mani il potere di decidere le maggioranze di governo, è stridente. Tale da poter rendere drammatica la soluzione della crisi.
Venti anni fa, dopo il golpe mediatico-giudiziario, si trovò il modo di andare avanti rimpiazzando i partiti massacrati con le “seconde file” di una classe politica già non eccelsa.
Le seconde file di oggi, francamente, sarebbero improponibili: già siamo terra terra.
Meglio il salto generazionale proposto dai rottamatori del sindaco di Firenze che almeno potrebbe suscitare aspettative tali da limitare il distacco della gente dalla cosa pubblica.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. andrea - firenze

    15 Novembre 2010 alle 10:34

    Sarebbe l’ora che gli italiani si svegliassero!
    Quando una politica non si può cambiare dall’alto (per evidente ingessatura causata da veti incrociati e lotte intestine fra poteri) va cambiata dal basso. Con l’esempio.
    Certamente è impensabile che possa essere il singolo cittadino a farlo. Egli può solo mettere in campo il suo lavorare onestamente nel rispetto delle regole (cosa che avviene ancora in buona parte della società).
    Occorre poi una guida che abbia un certo (se pur minimo) potere. Ad esempio un sindaco di una città importante che dice e fa cose che, per il momento, appaiono rivolte all’interesse collettivo. Intanto sosteniamolo, poi vedremo….. Putroppo si deve imparare a vivere giorno per giorno, vigilando e cercando di sommare una serie di piccole cose positive che possano diventare prima un nucleo, poi un modello e, infine, un sistema. E chi non crede sia possibile cambiare la società che viviamo forse sarebbe meglio che tacesse, anche nel suo interesse.

    Rispondi
  2. Maione Giuseppe

    13 Novembre 2010 alle 16:10

    E’ purtroppo vero che Venti anni fa, dopo il golpe mediatico-giudiziario, si trovò il modo di andare avanti rimpiazzando i partiti massacrati con le “seconde file” di una classe politica già non eccelsa,ma che le seconde file di oggi sono improponibili: già siamo terra terra.
    In uno scenario così cupo non c’e certo da stare allegri.La prossima classe politica dominante non potrà certo risolvere i problemi che stanno distruggendo l’Italia.Il cittadino si trova sconcertato,senza prospettive di miglioramento,in un situazione sociale e politica che porta alla disperazione,consapevole che le soluzioni autoritarie non apportano miglioramenti.Per converso,le seconde file”terra terra” non hanno soluzioni vantaggiose da proporre.Abbiamo toccato il fondo.Realisticamente c’è da credere che qualche possibilità di ripresa deve necessariamente esistere.La storia ha visto epoche anche peggiori di quella attuale.Eppure,il mondo è ancora in piedi.

    Rispondi
  3. Luigi

    12 Novembre 2010 alle 13:00

    Caro Nicola,
    questa volta non ne usciremo così facile, l’altra volta ci fu Amato, D’Alema, Prodi, non menti insuperabili, ma comunque di altissimo livello.
    Oggi Di Pietro quasi analfabeta; Casini che puzza ancora di sacrestia anche dopo il divorzio per pigliarsi la seconda dote; Montezemolo provatosi debole al Morosini così come D’Alema alla Normale; Bersani ex comunista laureatosi con tesi sul Cristianesimo centrata sulla figura di Papa Gregorio Magno, se fa di questi U turn, ma vaffa…; Bossi volenteroso inconcludente;
    OK so che non debbo nominarlo invano, ma quando è necessario:
    Dio ci aiuti!

    Rispondi
  4. puccio cartoni

    12 Novembre 2010 alle 10:57

    La proposta dei rottamatori non mi pare fondamentalmente generazionale…chiedono facce nuove (qui non c’è storia di età ), e ricambio continuo sul ponte di comando ,dopo un certo numero di mandati . Purtroppo formalmente la richiesta è plausibile ed auspicabile ,sostanzialmente non lo è . L’aver stabilitoed acclamato la “professionalità” della politica ,qualificata con liquidazioni ,pensioni ,gratifiche oscene (per la maggior parte dei lavoratori) ,passaggio ad altri incarichi lautamente retribuiti nel caso di ricambi ,tutto questo impedisce fortemente la comparsa di facce nuove. Non c’è scelta popolare ,o merito alcuno nella pratica della cooptazione : basta il crisma della fedeltà al sistema ed alla parte .
    Alla faccia della Costituzione ,che a parole si vuole difendere: art. 51 ,ultimo comma…”Chi e’ chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di
    disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il
    suo posto di lavoro”.
    Il ricambio è previsto ,ma non è attuato !

    Rispondi
  5. valerio giannellini

    12 Novembre 2010 alle 10:47

    ma questi giovani esperti navigatori politici, ammesso che davvero se ne andassero via dopo aver servito il bene pubblico per uno o due periodi come dice Renzi, cosa faranno? Daremo loro una pensione o una sinecura per il resto della loro vita? avranno diritto ad un nuovo posto ben retribuito nel sottobosco politico-amministrativo, in continuità con la tradizione? pensi che torneranno ad arare un campicello che non hanno mai avuto o curato prima?
    o resteranno comunque professionisti della politica?

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti