“Nel mondo civile i partiti rimangono sempre gli stessi, ma i leaders cambiano. Da noi è tutto alla rovescia: i dirigenti politici si fanno le fondazioni, scrivono libri, danno consigli ma rimangono lì, sempre, tenacemente abbarbicati allo strapuntino della seggiola. Non si schiodano, guai a chi li tocca. Si cambiano i partiti, si cambia il nome dei partiti, ma i leaders sono gli stessi, con le solite facce, le solite idee, il solito linguaggio.” Così Matteo Renzi, sindaco di Firenze, alla vigilia dell’assemblea nazionale di iscritti Pd, ma non solo, che si aprirà venerdì 5 novembre a Firenze. L’appuntamento passa ormai sotto il nome di convention dei “rottamatori”, persone cioè che vogliono rottamare soprattutto le “cariatidi”, l’appellativo è ancora una volta di Renzi, del Partito Democratico, ma che più in generale puntano a rottamare un certo modo di fare politica. Tutta la stampa nazionale, tutte le reti televisive in questi ultimi giorni hanno dato un grande spazio a Renzi. Persona nuova, linguaggio nuovissimo, idee che rompono una tradizione a sinistra molto consolidata. Il paragone è certamente esagerato ma Renzi può rappresentare per la sinistra quello anni addietro Tony Blair ha rappresentato per il Partito Laburista inglese. Ovviamente i vertici del PD, dopo aver cercato di tirare Renzi ora da una parte ora dall’altra, hanno alzato su di lui un fuoco di sbarramento. In parte con la solita aria pensosa e con le solite riflessive argomentazioni che a sinistra hanno sempre fatto molto fino, in parte con piccoli trucchi da Prima Repubblica come spostare nei giorni dell’appuntamento fiorentino una riunione nazionale di tutti i presidenti dei circoli del PD, che era già stata convocata in altra data. Sarà tutto inutile. Renzi, dalla sua, ha l’entusiasmo e i sogni dei giovani e la delusione e la voglia di rivincita di gran parte del centrosinistra. La sua riunione sarà un successo. Anche perché la realtà delle cose è una sola. Tutto il gruppo dirigente del PD, da quello di provenienza comunista a quello di provenienza democristiana, è sulla scena da almeno 20 anni. E’ crollata la prima Repubblica e loro erano lì ma non sono stati capaci di mettersi alla testa del cambiamento. È nato ed è prosperato Berlusconi e loro sono ancora lì, costretti ad affidarsi agli sbagli e alle gaffe del premier non per mandarlo a casa ma per sperare di avere una nuova possibilità di sconfiggerlo. Si affidano ad una escort o ad una minorenne marocchina, non alla politica e a nuove idee. Hanno fallito in tutto e per tutto. Renzi, come il bambino della fiaba di Andersen, ha gridato “il re è nudo”. E molti si stanno accorgendo che, in effetti, i vertici del PD sono in mutande.
Raimondo Magnini

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