La questione delle intimidazioni ricattatorie da parte de “Il Giornale” nei confronti della Presidente di Confindustria, emersa dalle telefonate intercettate intercorse tra Nicola Porro, vice-direttore di quel foglio, e Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia, apre un ulteriore squarcio sulla fogna italiana. Non che il tutto rappresenti una novità.
Ma il fatto mostra una logica di gestione del potere, da parte di tutti i protagonisti della vicenda, che in sltri Paesi sarebbe del tutto inconcepibile.
Da un lato, abbiamo una sorta di satrapo, ubriaco di se stesso, e talmente convinto della propria sovrana impunità ed inamovibilità in virtù di un voto elettorale ottenuto con l’apporto di media di parte dei quali è illegalmente detentore ed a seguito di bugie ed impegni elettorali in gran parte disattesi, da presumere che quella parte del Paese che lo ha votato, o che comunque gli ha dato credito, debba perciò stesso assecondarne come fedeli servitori i desiderata, gli interessi, le convinzioni. E viene il sospetto che, nella sua logica, si stupisca sinceramente del fatto che il mondo industriale non gli sia maggiormente grato per i “favori” che il suo governo afferma di aver concesso a quel mondo. La vicenda di Alitalia, quella dei rapporti con la cleptocrazia di Putin o con lo sceiccato berbero di Gheddafi, la prospettiva di una colossale torta nucleare da spartire, l’incauta affermazione di aver “manovrato” per escludere le imprese estere dalla gara per il Ponte per eccellenza (vedi: http://www.spazioliblab.it/?p=2503), sono altrettanti esempi di quei “favori” di scambio per i quali il mondo industriale dovrebbe essergli “grato”.
E qui sta il punto: questa logica non è neanche precapitalista; è semplicemente feudale. Di un feudalesimo rozzo, ignorante, basato sull’uso della forza (in questo caso, non fisica), ove tutto è permesso purchè si sottostia all’ “homagium”. Questo signore non ha mai letto Max Weber, che per lui è forse, al massimo, ed anche se con due e non una “b”, un pilota di Formula 1. E si stupisce se l’organizzazione sindacale degli industriali, in quanto tale, e non come singoli, chiede al governo ben altro, e prende le distanze da una linea di politica economica inconcludente.
E, accanto a questo signore, abbiamo altri protagonisti della vicenda: i manutengoli. Quelli che, ad un minimo cenno del Capo, si scatenano a cercare di distruggere chi non sia ossequiente e pronto al baratto: nella logica di questa infame repubblica, è infatti il baratto a governare i processi. Chi infatti è stato in un modo o nell’altro “beneficato” è più affidabile di chi si assogetti per convinzione: le convinzioni possono infatti cambiare col tempo, mentre chi è entrato in una logica di scambio è per sua natura ricattabile. E lo scambio può assumere due aspetti: quello di favori, od il ricatto, come pare in questo caso.
Negli ultimi tempi, il foglio di casa Berlusconi ha ampiamente diffuso dossiers, palesemente diretti a colpire chi (Boffo, Fini-Montercarlo) in un modo o nell’altro, si “metteva di traverso”. A volte fondate su palesi falsi, come è stato riconosciuto per il “caso Boffo”, che ha costato a Vittorio Feltri una sospensione dall’Ordine, cui sono seguite le sue dimissioni da Direttore Responsabile di quel giornale, ma non da “anima” dello stesso.
In questo caso, la faccenda è ancor più grave: premesso che se un giornalista ha notizie o fatti da pubblicare e della cui fondatezza sia convinto, ha il dovere di pubblicarli, questo stesso giornalista non può barattarne la pubblicazione col presunto danneggiato in cambio di un suo mutato atteggiamento. O non può considerare rilevante ed attendibile, oppure irrilevante, lo stesso fatto a seconda dell’atteggiamento che nei confronti del suo padrone ha chi è oggetto o soggetto di questo fatto.
Ed infine, abbiamo la Presidente di Confindustria. Che non avrebbe forse fatto meglio a rivolgersi alla Magistratura ed a quel po’ che esiste di stampa libera, anziché a Fedele Confalonieri, cercando di mettere la sordina alla vicenda?
Ultima domanda: senza un’indagine della Magistratura, e relative intercettazioni, questo fatto sarebbe mai emerso e reso noto all’opinione pubblica? O si preferisce, come sicuramente preferisce questo governo ed il suo satrapo, che i giochi dello scambio, del baratto, del ricatto, possano proseguire indisturbati nell’ombra?
Gim Cassano (09-10-2010)
PS. Aggiungo, al riguardo, un comunicato col quale la “Società Pannunzio per la Libertà d’ Informazione” (che, ricordo, è l’autore dell’esposto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia che ha portato alla sospensione di Feltri dall’Ordine), annuncia di aver denunciato allo stesso Ordine della Lombardia, il Direttore ed il Vice-Direttore de “Il Giornale”.
Comunicato della “Societa’ Pannunzio per la Liberta’ d’Informazione”.
La Società Pannunzio per la libertà d’informazione, in seguito alla diffusione delle telefonate intercettate tra il vicedirettore del “Giornale”, Nicola Porro, e il Portavoce di Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, ha denunciato all’Ordine dei giornalisti della Lombardia il direttore Sallusti e il suo vice direttore, chiedendone l’immediata radiazione.
Il caso Porro-Marcegaglia rappresenta il punto di maggiore degrado nell’intera storia del giornalismo italiano, perlomeno tra quelli divenuti di pubblico dominio. Mai un giornale era stato usato in maniera così diretta come strumento di illegittima pressione. E mai alcuno pseudo-giornalista si era ridotto così visibilmente a esecutore di bassi servizi di regime.
Il testo delle telefonate, tra l’altro, apre uno squarcio assai inquietante sul rapporto tra le proprietà e il potere politico. L’accenno, emerso nel corso delle conversazioni intercettate, all’occulta trattativa e alla richiesta da parte della proprietà del Sole24Ore del benestare del Presidente del Consiglio sulla nomina del direttore Gianni Riotta, costituisce la conferma di una triste prassi che da tempo rende di fatto inesistente, in Italia, la libertà di stampa.
Siamo lieti che i lettori si trovino di fronte a una dimostrazione così esplicita: da oggi nessuno potrà far finta di non sapere.
Cogliamo anche l’occasione per ribadire l’illegittimità dell’assetto proprietario della testata del quotidiano “il Giornale”. Infatti, la legge Mammì proibisce l’accentramento, nelle stesse mani, della proprietà di giornali e di canali televisivi. Questa legge è stata aggirata da Silvio Berlusconi, che ha ceduto la proprietà del quotidiano di cui sopra a un prestanome, nel caso il suo stesso fratello. La logica della legge era chiara, la platealità dell’espediente truffaldino altrettanto. Non meno grave consideriamo l’irresponsabile condotta di quanti, politici e organi preposti alla vigilanza, hanno tollerato il perpetuarsi di tale violazione.

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