La politica sa costruire ‘realtà’ che non esistono. La classe dirigente sembra dividersi su tutto, ma almeno su un punto è coesa: nel non spingere mai l’indagine e il confronto oltre certe parole d’ordine, nel non frugare in quella cassetta degli attrezzi fatta di adulterazioni e di sovrastrutture ideologiche che coprono la nostra vita quotidiana con un velo di ipocrisia e di menzogna. Il perché è chiaro: non è utile all’assetto politico complessivo.
Veniamo al sodo. Da mesi la poltrona del Ministro per lo Sviluppo economico è senza un titolare, o meglio, c’è ad interim la ‘supplenza’ del Presidente del Consiglio (che, peraltro, annuncia per la settimana la nomina del nuovo ministro): al di là delle chiacchiere giornalistiche, qualcuno se n’è accorto? Gli imprenditori avvertono il difetto? Siamo certi che per fare una politica industriale serva un ministro ad hoc? E chi l’ha detto che è necessaria una politica industriale?
Qualcuno crede ancora alla bella favoletta che l’economia abbia bisogno della politica? Pensiamo seriamente che sarebbe ancora in piedi qualcosa che assomiglia al nostro sistema imprenditoriale, pur con tutti i suoi limiti (tanto inutilmente indagati dagli scienziati dell’economia) e malgrado le vicissitudini, le difficoltà e le crisi, se quella affermazione avesse un contenuto di verità? E’ vero che in Italia è stata ‘allevata’ una schiatta di imprenditori (una minoranza, riteniamo, per fortuna) che un giorno su due fa anticamera nelle segreterie di ministri o assessori per chiedere e ottenere favori, contributi, attenzioni di vario genere. Ma questo è il frutto di una mentalità, di una cattiva abitudine indotta e.ingenerata a partire dai politici.
Domandiamocelo, allora: forse non è più corretto dire che è la politica che ‘ha bisogno’ dell’economia? Gli animal spirits degli imprenditori, di quelli veri, non desiderano – a quanto mi consta – soffocare nell’abbraccio mortale del neo-dirigismo, men che meno del piccolo cabotaggio clientelare.
Probabilmente, a bocce ferme – e cioè restando inalterato l’assetto istituzionale e giuridico-normativo – per lo sviluppo del sistema economico è sufficiente azionare tre leve:
infrastrutture materiali ed immateriali all’altezza di questo tempo;
sicurezza dei territori e dei traffici commerciali;
riforma del fisco.
Dunque, a che servono il Ministro e il dicastero allo Sviluppo Economico?
Paolo Marini
IL MINISTRO PER LO ‘SVILUPPO ECONOMICO’? FUORI DAL CONFORMISMO E DALL’IDEOLOGIA SI PUO’ SCOPRIRE CHE… NON SERVE!
Qualcuno crede ancora alla bella favoletta che l’economia abbia bisogno della politica? Pensiamo seriamente che sarebbe ancora in piedi qualcosa che assomiglia al nostro sistema imprenditoriale, pur con tutti i suoi limiti, se quella affermazione avesse un contenuto di verità?
Di Paolo Marini

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