Quando la sinistra contava qualcosa nel Paese (vale a dire quando è riuscita a governare per cinque anni dopo aver battuto Berlusconi nel 1996) c’erano due partiti comunisti. A inizio legislatura il partito comunista (Partito della Rifondazione Comunista) era in realtà solo uno e aveva portato i suoi uomini nelle Camere sulla base di un patto di desistenza (quasi una carambola nel tavolo da biliardo politico) con la coalizione di centro-sinistra. Insomma, i comunisti non stavano nel governo, lo appoggiavano esternamente. Alla crisi del governo Prodi (ottobre 1998) i partiti comunisti diventano due: uno che non sta nel governo e manco lo appoggia (Rifondazione) e l’altro (Comunisti Italiani) che appoggia il governo e, naturalmente per poterlo condizionare in senso strettamente marxista-leninista, occupa nell’esecutivo un certo numero di sedie (impagabile la gag di Diliberto che resuscita la scrivania di Togliatti per fare il Ministro di Grazia e Giustizia). Tra i due partiti comunisti, manco a dirlo, volavano contumelie d’ogni sorta.
Alle elezioni del 2001 si presentano con la stessa formula: Rifondazione fuori dalla coalizione (senza desistenze di sorta stavolta), i Comunisti Italiani a sostegno di Rutelli. Negli anni successivi si ritroveranno, sempre divisi, nella stessa coalizione (2006). Due partiti comunisti, a 17 anni dalla caduta del muro di Berlino, a braccetto per governare un Paese del G8. Facezie? No, realtà.
Ma torniamo ai ruggenti anni ‘90: net economy, Bill Clinton, Zinedine Zidane che vince il mondiale e, appunto, i Comunisti Italiani (come dire che qui da noi bisogna sempre accontentarsi…). Dovete sapere che, prima della scissione, un certo Marco Rizzo era coordinatore della segreteria di Rifondazione Comunista. Dopo la scissione lo troviamo coordinatore della segreteria dei Comunisti Italiani. Abituato alla diarchia Bertinotti-Cossutta, il nostro fa presto il callo alla nuova guida Cossutta-Diliberto. Eletto deputato ininterrottamente dal 1994 al 2004, si sposta quindi in Europa, dove avrebbe dovuto lasciare, a voler essere pignoli, il seggio a Cossutta. Ma forse anticipando lo scontro tra Cossutta e Dilberto del 2005 (il primo sosterrà che va tolta la falce e martello perché nel frattempo è finito il comunismo, il secondo andrà su tutte le furie e prenderà la cosa a pretesto per mettere Cossutta ai margini del partito), Rizzo si guarda bene dal cedere scranni. Del resto non è certo il primo sgarbo per Rizzo: ricordate quando fece contestare Fassino in un corteo?
Marco Rizzo in Europa guarda da lontano i partiti comunisti italiani dividersi (Sinistra Critica, Partito Comunista del Lavoratori) durante il secondo Governo Prodi e rimanere fuori dalle Camere nelle elezioni successive (2008). Rizzo ha ancora un anno da passare all’europarlamento. Intanto Rifondazione e Comunisti Italiani si federano e vanno verso le elezioni del 2009. Sbarramento al 4%. Rizzo, con fiuto politico sopraffino, sente puzza di secondo naufragio e così lo vedono fare campagna elettorale per un certo numero di candidati, tutti rigorosamente di liste diverse rispetto a quella del suo partito.
Così viene espulso dai Comunisti Italiani con una motivazione che è un pezzo d’antiquariato: ha agito in violazione dell’articolo 9 dello Statuto che regola la vita interna e la democrazia di Partito secondo il principio del centralismo democratico. Siamo nel 2009, speriamo almeno che abbia ricevuto questa comunicazione via email e non per telegrafo.
Fine della Rizzo story? Macché. Oggi torna a fare notizia. Qualche tempo fa ha fondato infatti il quinto partito comunista dello scacchiere politico, “comunisti sinistra popolare” e adesso ci dice dove vuole andare: mai con il Pd e mai con Rifondazione. Ecco l’obiettivo di Rizzo: ripartire dal popolo per riunire i comunisti e costruire un grande partito comunista. La stella popolare? A giudicare dal sito del partito, si direbbe Cuba. Talmente fuori tempo (e fuori dal tempo) da meritare una menzione speciale.
Libero Mabello www.leragioni.it

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