Una volta, quando esisteva ancora il senso di una professione come servizio reso al cittadino ed alla comunità, si usava dire che certi articoli si scrivevano per “onor di firma”, tanto per far capire subito al lettore che quanto si trovava davanti agli occhi non era precisamente un’analisi obbiettiva quanto piuttosto una versione edulcorata per non pestare i piedi a qualcuno. Ma poiché i tempi cambiano, non sempre in meglio e perdipiù a velocità vertiginosa, oggi certi accorgimenti sono del tutto dimenticati, e dunque si propinano serenamente editoriali sbalorditivi a lettori evidentemente ritenuti privi di senso critico o comunque del più semplice buonsenso. Ammettiamo infatti di esserci sentiti del tutto spiazzati, per non dire ammutoliti, alla lettura dell’editoriale che il Condirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, assunto di recente ai fasti delle cronache televisive per esser stato mandato a quel paese da D’Alema, ha dedicato alla cosiddetta ed ormai famigerata Lista Anemone, dandone una chiave di lettura da libro delle favole per bambini buoni con tanto di Cavaliere senza macchia pronto a sbaragliare i banditelli di turno come Robin Hood nella foresta di Sherwood. Ora, premesso per l’ennesima volta che noi siamo garantisti e che quindi riteniamo che non ci competa emettere un giudizio che spetta alla magistratura, non intendiamo qui entrare nel merito della vicenda, quanto nel modo in cui questa viene presentata, ridotta ai minimi termini e restituita come una sorta di birbonata infantile per furto di marmellata ma, soprattutto, sapientemente avulsa da una realtà politica e da un sistema di potere che neanche vengono nominati, non sia mai qualche lettore più scaltro avesse a fare illeciti e pericolosissimi collegamenti, ragionando sulla sostanza invece che sull’apparenza. Sallusti ci dipinge infatti la fenomenologia dei ladri di polli, scrivendo che Berlusconi, dopo aver indagato personalmente, è arrivato alla conclusione “che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli, così come ne esistono in qualsiasi categoria, organizzazione e partito politico, che sta mettendo a rischio la credibilità di tutti. Nel caso, meglio fare pulizia e pure in fretta. Ma il tritacarne mediatico che punta a distruggere tutto e tutti no, non è possibile assecondarlo solo per seguire un’onda che tra l’altro ancora non si capisce da dove arrivi e chi la alimenti, in un intreccio tra intenti illegali, debolezze umane e guerre tra bande di potere, con per di più sullo sfondo i servizi segreti”. Ora, con tutto il rispetto per l’illustre Condirettore, ci vien voglia di chiedergli: ma stiamo scherzando?! Questo quadretto pittato ad usum Delphini da quale mondo proviene, quale realtà intende rappresentare, di quale problema vorrebbe rendere conto con annessa soluzione provvista di alibi precostituiti?! Ci piacerebbe poter dire che i ladri di polli cosiddetti non dovrebbero di per sé esistere in alcun genere di sistema organizzativo politico e/o associativo, né quelle che Sallusti con latina pietas chiama umane debolezze dovrebbero trovare cittadinanza in una rappresentanza democratica che siede in Parlamento e nelle istituzioni a garantire la nostra sovranità popolare. E forse potrebbe essere così, se esistesse uno straccio di meccanismo di controllo ad uso dei cittadini, se gli eletti non fossero una manica di servi di partito sconosciuti ai più ed imposti in virtù di una legge elettorale vergognosa che ci ha privati di ogni possibilità di scelta stabilendo il controllo totale della partitocrazia su tutti i livelli del potere istituzionale. Forse non è un caso se fra gli indagati nell’inchiesta di Firenze sugli appalti di Castello, ed in quella sull’eolico in Sardegna, risulta esserci il Coordinatore nazionale Verdini, colui che con l’inciucio contratto in Toscana insieme al Pd, ha eliminato il voto di preferenza ed ha aperto la strada alla legge elettorale nazionale copiata pari pari da quella della Regione Toscana. Ai tempi, Verdini motivò un atto gravemente restrittivo del potere dei cittadini elettori con la volontà di porre fine alle lobbies che alimentavano il voto di preferenza e con un intento fortemente moralizzatore della politica: risulta questo a Sallusti?! A quanto pare no, visto che conclude il suo editoriale così: “Se a Roma ha operato qualche Milko Pennisi del caso, che paghi, ma nessuno si illuda di dare spallate politiche dove la politica non c’entra. Del resto, negli ultimi giorni milioni di fedeli (come non era mai successo) scesi in piazza in Portogallo a omaggiare Papa Ratzinger, hanno testimoniato che non possono essere un gruppo di preti pedofili a mettere in dubbio la fiducia, la solidità e la moralità della Chiesa”. Posto che, da laici, ci pare persino irriverente il paragone fra il Papa – che comunque è un monarca teocratico – ed un governo di un paese democratico, ci duole inoltre far presente che invece, purtroppo, la politica c’entra eccome se c’entra, per le irresponsabili scelte condotte in questi sedici anni di bipolarismo consociativo e illiberale, per la volontà di potere assoluto che ha creato potentati intoccabili e sacche di corruzione incistate ovunque nel tessuto del paese, per la vergognosa gestione degli appalti pubblici che, o prima o dopo, risultano sempre assegnati per affinità politiche ed affaristiche, e mai col criterio della scelta migliore a vantaggio della comunità – per la vergognosa incuria del bene comune, per la mancanza voraginosa del senso dello stato e delle istituzioni, per la totale insipienza di un’intera classe politica che persegue solo il potere per il potere senza minimamente porsi il problema della crescita e del progresso di un paese ormai sgretolato e saccheggiato come ai tempi delle discese dei Lanzichenecchi. E dunque si capisce che sia in discussione una normativa che riduce sensibilmente la libertà di chi scrive su Web: noi ancora tentiamo di fare un’analisi realistica, sia pure impietosa, senza dover compiacere un padrone, ma al popolo oggi vanno date le moderne brioches, chiavi di lettura edulcorate proprio come diceva quella vecchia pubblicità: ai bambini buoni si dà la dolce Euchessina. Gli effetti, lo vedete, sono esattamente gli stessi.
ChiBo

Quello che proprio non si capisce ,Chiara ,è il fatto che i c.d. “elettori” ,difronte a simile situazione , non riescano a percepire il pericolo . Forse è la televisione che fa credere che le disgrazie succedano sempre agli altri ? Oppure è la vita moderna che fa illudere esistano sempre nuove opportunità ,a prescindere dalla carenza di ” pane” ? Anche il fatto che aumentino ovunque gli astenuti (i non-elettori ) non pare certo sintomo di “opposizione” al “regime” .
Purtroppo , con la scomparsa dei valori ( spesso bollati come categorie “tradizionali”), cadono anche la consapevolezza e la responsabilità . Obnubilando conseguentemente una distinzione non da poco ,in democrazia (socialmente e politicamente parlando): quella tra i confini della libertà e dell’anarchia.