In questi ultimi giorni ci è toccato in sorte di apprendere qualche sorprendente lezione in tema di garantismo, o meglio, di veder spacciare a quattro colonne concettini tanto malmostosi quanto pericolosi sotto la pretesa copertura del garantismo che, si sa, è argomento scivoloso quanto una buccia di banana perché comporta il grave rischio che mentre si tenta di rialzarsi da una parte si possa cadere subito dall’altra facendosi ancora più male. Ricapitolando, i problemi fondamentalmente sono due: il diritto degli indagati a non subire un processo mediatico che anticipi quello giudiziario, ed il diritto alla riservatezza irrimediabilmente leso dalla pubblicazione delle intercettazioni facenti parte dei vari filoni di inchiesta che, fortunati noi che siamo sempre i primi, partono tutti dalla Toscana, un tempo felix ma forse per altre ragioni oggi del tutto obliate. Ora, in via del tutto teorica, come si fa a non concordare sui due concetti sopra esposti? Siamo democratici e, per di più, con buona pace di Travaglio che ci ha definiti “del cavolo”, siamo pure liberali: possiamo dunque non dirci garantisti?! Ed infatti lo siamo, al punto da non confondere le acque e da distinguere il garantismo dall’impunità, fosse pure quella di rovesciare il significato di parole e concetti espressi chiaramente e senza possibilità di equivoci. Nelle ultime due settimane, abbiamo espresso su questo sito la nostra opinione sulle indagini in corso, prima sul filone prettamente toscano, poi su quello che si allarga a livello nazionale; nel primo caso, abbiamo premesso di essere garantisti e di non sentirci legittimati in nessun caso ad emettere giudizi, o peggio ancora sentenze, al posto e soprattutto prima della magistratura, infatti abbiamo puntato la nostra attenzione sulle dichiarazioni fatte in conferenza stampa da uno degli indagati, titolare di tre assessorati regionali, in merito alla sua idea di “buona politica” intesa come arte del mediare fra istituzioni ed imprenditori. Idea legittima, per carità, come d’altra parte ci è parso legittimo sia non essere d’accordo, ritenendo che chi desidera fare il mediatore d’affari si debba iscrivere in Camera di Commercio invece di candidarsi alle elezioni, sia esprimere il nostro parere su un concetto di politica che non proveniva, lo ripetiamo, dai faldoni delle indagini, ma da dichiarazioni pubbliche rese spontaneamente. Abbiamo invece letto la risposta piccata dell’assessore che ha ritenuto questa operazione del tutto illegittima e depositaria di un’incultura giuridica che porta i cittadini a processare i presunti colpevoli prima del tempo: e no, questa manovrina non ci piace e lo ribadiamo, perché in questo paese è lecita e costituzionalmente garantita la libera espressione che è altra cosa – e soprattutto si situa su un piano diverso – dal garantismo, e chi non desidera essere attaccato sulle proprie idee – ribadiamolo: idee, non atti sottoposti ad indagine – può tranquillamente evitare di convocare conferenze stampa, altrimenti ci instilla il motivato sospetto che il contraddittorio sulle idee non sia parte della sua cultura, a quanto pare affatto aperta alla discussione.
Secondo tema, le intercettazioni. Che queste escano dalle procure e finiscano sulle pagine dei giornali non è certamente colpa nostra, così come non si può condannare i cittadini se, leggendo sui quotidiani il resoconto delle conversazioni fra i vari indagati, si fanno un’idea quantomeno approssimativa sulla rete di interessi, scambi, illeciti, favori e quant’altro caratterizza l’assegnazione degli appalti per le opere pubbliche nel nostro paese. Su questo malaffare comportamentale, ci siamo espressi, anche qui premettendo che non intendevamo parlare delle indagini in corso, ma solo dei comportamenti che emergevano dalle intercettazioni e ci davano conto di un profondo vuoto morale ed etico. Qualche maestrino della morale in servizio permanente effettivo, ci ha scritto piccato che qui non si tratta di capire cosa stia accadendo ma che invece è in ballo una questione di diritto ben più grave che, evidentemente, noi popolo bue non siamo in gradi di comprendere. Ora: il diritto è una bellissima cosa, e prevede fra l’altro il rispetto delle parti; se non si ritiene legittimo neanche affrontare il tema dei comportamenti morali di chi si ingrassa col nostro denaro, forse il concetto di diritto ha subito variazioni fondamentali che ci sono sfuggite. Ma non nascondiamoci dietro al dito del garantismo per evitare dire due cose: il giustizialismo è un’arma molto pericolosa, e chi l’ha imbracciata ai tempi di Mani Pulite come la ghigliottina nella stagione del nuovo Terrore giacobino, doveva pur pensare che gli si poteva ritorcere contro, prima o poi, e fare allora – allora sissignori – qualche modesta considerazione sul garantismo, visto che chi ci si provò fu tacciato di essere nemico dello stato e soprattutto dell’operato salvifico e purificatore della magistratura milanese. Poi, quando vedremo qualche procura assumersi la responsabilità della uscita di verbali di indagine e di intercettazioni verso le pagine dei giornali, e soprattutto quando vedremo qualche condanna per questo motivo, cosa che finora ci pare non essere mai accaduta, plaudiremo al rispetto della privacy ed alla sapiente custodia del segreto di indagine che non spetta certo a noi ma a chi le conduce. Il garantismo lasciamolo fuori dalle beghe di cortile, è concetto troppo serio e, ahimè, troppo disatteso, perché se ne possa fare il paravento dietro il quale nascondersi.
ChiBo

La “partitocrazia” ,degenerazione del potere dei partiti politici ,era sorta ed affermata nonostante i partiti volessero essere considerati ( con memoria della nostra Costituzione :”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in
partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale” ,art. 49) come associazioni di cittadini liberi e consapevoli.Purtroppo il potere riconosciuto ai “leader”(vocabolo inglese ,non emiliano o romagnolo !) ha corrotto il sistema. Sino alla naturale semplificazione odierna : nonostante il rispetto preteso e sbandierato per la Carta Costituzionale ,il leader comanda senza controllo della base ,chiede non voti ma acclamazione ,non c’è concorrenza ma scontro e guerra ,e cambiare ( in questo clima da tifo da stadio )è praticamente impossibile.A meno di non riavere l’esercizio libero della “elezione” (che vuol dire scelta), riportando l’eletto a dover seguire interessi pubblici ,e non propri. Realizzando un onesta attività politica , e non una personale “botta di vita”. Ma dire certe cose puzza tanto di “qualunquista” che scandalizza tutti gli “onorevoli” e caudatari benpensanti. Mentre i magistrati di “Italia dei valori” e non ,vanno a caccia dei difetti degli altri ,ma mai di quelli del sistema instaurato .
Cara Maria Rita, io non desidero affatto uno stato gestito dalla magistratura, mi è bastata Mani Pulite. Vorrei invece che si tornasse a ragionare di gestione dello stato su basi diverse, abbattendo lo strapotere della partitocrazia e restituendo ai cittadini la centralità che spetta loro, a cominciare dall’assunzione di responsabilità che con il bipolarismo è andata del tutto persa come se avessimo firmato una delega in bianco. E’giusto pensare con la nostra testa, ma bisogna avere anche gli strumenti democratici per esprimere il senso delle nostre scelte, e quelli ci sono stati tolti.
ciao Chiara
ho paura che adesso tutti si stiano dando da fare per trovare un capro espiatorio, data l’altezza del fango forse uno per ogni partito, in modo da dare agli altri la possibilità di continuare imperterriti a corrompere e farsi corrompere. Ma siamo poi tanto sicuri di volere uno stato gestito, indagato, assolto e condannato dai magistrati? Io ne farei molto volentieri a meno, e come me credo quegli italiani non “popolo bue” abituati da anni e contenti di poterlo fare,a pensare con la propria testa.
Caro Puccio, il fatto è che dovrebbe esserci il rispetto dei ruoli così come sono disegnati dalla Costituzione e dall’insieme di regole e leggi che tutelano indagato ed indagatori al fine di permettere lo svolgimento del cosiddetto giusto processo. Però ribadisco: se le intercettazioni finiscono sui giornali, non si può prendersela con i cittadini che le leggono. E se il garantismo pare funzionare a corrente aletrnata, certi signori facciano mea culpa per aver permesso ed applaudito, in passato, giustizialismi che poco hanno avuto a che vedere con le garanzie previste per tutti.
Ebbene,Chiara ,garantismo è anche avere condanne a pene certe ,ove del caso ,e non “minacce ” di codanne a pene indefinite e precarie ,e ,caso mai , commutabili in assoluzione .
Od in promozione ad un seggio parlamentare,come abbiamo visto accadere a partire dalle prime assemblee repubblicane.
Mentre le accuse dovrebbero ( appunto ,altra questione fondamentale) essere dimostrate dal P.M., prima di dare credito ad intercettazioni telefoniche ,utili certo per chiarire ,ma non troppo per provare direttamente .Anche lo scarica barile circa l’onere della prova è un equivoco che certa allegra magistratura ( insieme al legislatore ,evidentemente )sembra voler imporre alla Giustizia nostrana. Perchè allo stesso modo del Bonus-Malus ( ipocrita e falsificante espediente consentito agli interessi economici delle Compagnie di Assicurazione ),non è vero che sei innocente (bonus )sino a prova di reato commesso : oggigiorno devi pagare ,andare in galera ,a meno che tu non riesca a dimostrare di non entrarci per niente. Potremmo essere tutti giudici !