E’ difficile guardare a quanto è accaduto e forse potrà ancora accadere a Rosarno senza un minimo d’emozione, anche perché, indipendentemente dai motivi contingenti che l’hanno scatenata, la protesta assume più che altre volte connotazioni di carattere sociale. Si tratta di fenomeni che in larga parte avvengono in un sud – l’episodio precedente fu nell’agro casertano – in cui la situazione non è molto cambiata da come vent’anni fa in un suo film ce la descriveva Michele Placido; ma oggi, in termini ancor più dilatati rispetto a Castel Volturno, ricompare in modo drammatico il vecchio sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in territori dominati dalla prepotenza, in cui la cultura riformista e con essa quella della tolleranza stentano ad attecchire.
Spiace constatare che le prese di posizione a livello politico provengano prevalentemente da destra, in primis con le incaute dichiarazioni di Maroni che tirano in ballo la clandestinità, ma anche con le polemiche nei confronti di chi, all’interno della destra stessa, dà voce ad esigenze di comprensione e di rispetto della dignità.
E inoltre amareggia, ma non stupisce più di tanto, l’assenza almeno palese di una riflessione da parte della sinistra, anzi fa vergogna che proprio il segretario del pd non sappia trovare altra scusa che prendersela con la legge Bossi-Fini, la quale invece altro non è che l’inasprimento in termini di misure repressive, peraltro scarsamente attuate, degli stessi contenuti presenti nella legge Bossi-Napolitano. Solo per inciso bisognerà ricordare che quest’ultima legge innovava “in peius”, quanto ad impostazione culturale, rispetto alla precedente Legge Martelli, insufficiente come misure, ma ampiamente situata nel solco riformatore del rispetto della persona e del riconoscimento sociale del fenomeno migratorio.
E invece i fatti di Rosarno confermano alcune analisi che ambienti non ufficiali e non partitici conducono già da tempo [anche su Pensalibero se ne è parlato di recente], e cioè che nell’impostare le linee della sinistra anche a livello dei partiti europei si è tenuto conto in maniera solo passiva e difensiva della nuova presenza da protagonisti di larghi strati della popolazione mondiale finora esclusi, che ora reclamano, oltre che dignità e rispetto, anche modelli di vita, di partecipazione e, perché no, di integrazione a cui non può esser data risposta solo in termini di garanzie soggettive e di sicurezza.
Tutto ciò non può comunque farci dimenticare la situazione di estrema arretratezza sociale e civile del terreno in cui la protesta è maturata. Oggi è la Calabria, che da sempre rappresenta una grande debolezza su questo piano, ma altri territori possono presentare caratteristiche e rischi analoghi, perché analogo è il sistema ed il controllo delle organizzazioni criminali con la contemporanea debolezza della politica e la sua compromissione a vari livelli. Dalla classe dirigente, soprattutto dalla sinistra, ci aspettiamo un segnale forte, che oggi purtroppo ancora non si riesce a scorgere.
Silla Cellino

Anche se il significato è chiaro, per un refuso la Turco-Napolitano diventa Bossi-Napolitano. Del che mi scuso.