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UNA FESTA POLITICA, CORONATA DI MANIFESTAZIONI DI ODIO, DI POLEMICCHE E DI INSULTI, TERMINA INEVITABILMENTE CON UN CLAMOROSO FALLIMENTO.

di Domenico Civitano

di Domenico Civitano | 3 Settembre 2009

In passato le feste dei partiti si organizzavano per promuovere incontri tra le diverse forze politiche, per confrontare le differenti ideologie, le impostazioni organizzative e operative e tutto ciò, con il nobile fine di individuare la soluzione più equa per i problemi della collettività.

Oggi, i pochi partiti rimasti nella scena politica, non più autonomi e libertari, sono più impegnati a prevalere nell’alleanza per conquistare un posto di potere, che organizzare incontri e dibattiti sui temi più avvertiti dal Paese.

I dirigenti politici, pur avvertendo il distacco dal popolo reale, che non ha più alcuna fiducia e stima dei designati a governare la cosa pubblica, non fanno nulla di serio per riconquistare la fiducia popolare.

La minoranza governativa, ad esempio, non affronta con impegno politico e competenza tecnica i problemi lamentati dalla popolazione alle prese con la devastante crisi economica, perché è presa da trovare la formula e la forma per demolire fisicamente il nemico politico.

Calpestare la democrazia diventa regola, quando i conti non quadrano a proprio favore. Si perdono i lumi della ragione fino al punto di ritenere legittimo offendere le Istituzioni sancite dalla Carta costituzionale.

Si tocca il fondo dell’indecenza, quando il così detto “ cuoco delle feste dell’Unità”, tale Lino Paganelli del PD commenta con un “ chi se ne frega che Berlusconi non viene alla festa” e poi aggiunge una frase coniata da altri del PD “ questa è una festa, non un festino”.

E’ normale che un membro del PD si esprima a tal maniera. L’ex PCI, ora PD, infatti, mai ha accettato di dover riconoscere e legittimare l’avversario politico, perché mai ha accettato di vivere secondo i canoni della democrazia.

Per gli ex PCI Berlusconi non è l’avversario politico da combattere democraticamente, Egli è il nemico da distruggere fisicamente con qualsiasi mezzo. Ciò è dimostrato da quello che scrivono e che fanno dire dai giornalisti stranieri contro Berlusconi.

Non c’è bisogno di essere Berlusconiano per biasimare il vile e stomachevole atteggiamento di chi propone il ricovero coatto in ospedale di Berlusconi per curarlo dalla mania sessuale. Affermazioni aberranti. Siamo ai riti tribali. E’ una vera vergogna.

Fallite le accuse, sempre a Berlusconi, di collusione con la mafia, di corruttore, di evasore, di dittatore, accuse sostenute a lettere cubitali da Repubblica, Corriere della Sera e altri giornali, come i quotidiani cattolici, bisogna tentare con il tema della moralità personale di Berlusconi. Franceschini batte e ribatte il tema infamante di adescatore di puttane di alto bordo e di minorenni in cerca di lavoro.

VERGOGNA per chi si comporta a tale maniera, come per chi dovrebbe parlare prima della trave che è nei propri occhi e poi della pagliuzza che è negli occhi degli altri.

VERGOGNA per coloro che si pavoneggiano a offendere il Popolo, che a proprie spese ha capito di che pasta è fatta l’intera minoranza. A dispetto dei professionisti calunniatori PD, il Popolo non si lascia più turbare dalle menzogne del PD e dalle minacce dei giustizialisti.

Le accuse morbose della minoranza sono annullate dalle presenze dello Stato a soccorrere i cittadini colpiti dai terremoti o sommersi dai rifiuti. Per tutto è sufficiente citare le due città: Napoli e l’Aquila.

Domenico Civitano

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    3 Settembre 2009 alle 16:02

    Caro Domenico tu tocchi un nervo scoperto. Purtroppo aveva ragione quel nostro compagno, prima segretario regionale veneto PRI, morto una decina di anni fa: I comunisti sono democratici finche sono all’opposizione, i democristiani lo sono finché sono al governo,
    Si sono messi assieme: apriti cielo!!

    Rispondi

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