Le notizie del giorno dal fronte nebuloso dello scontro politico nostrano mettono in evidenza l’uso, da parte di tutti i combattenti, della medesima arma bellica: la demagogia. E il fatto che venga impiegata, da una parte e dall’altra, in dosi massicce non sembra determinare difficoltà negli approvvigionamenti.
Infatti:
1) – Il presidente del consiglio pur disponendo di una solida maggioranza in Parlamento grazie al sistema elettorale in vigore ed al premio di maggioranza, rende noto il lancio di un disegno di legge di iniziativa popolare, sottoscritto da “milioni di elettori”, per ridurre il numero dei parlamentari.
2) – Il leader del PD, maggiore partito di opposizione, Franceschini, invece di prendere la palla al balzo e inchiodare il capo del partito avversario su una intenzione che, se seria, sarebbe sacrosanta, lo invita a votare una proposta analoga già presentata in parlamento dal suo partito (nessuno, si sa, voterebbe sic et simpliceter una proposta altrui).
3) – Intanto, il capo di tutti i demagoghi, Antonio Di Pietro, padre padrone dell’Italia dei Valori, si fa bello reclamizzando la “sua” mozione di sfiducia nei confronti di Berlusconi a causa delle motivazione della sentenza Mills rese note dal tribunale di Milano, e dei rapporti del presidente del consiglio con la “piccola” Noemi Letizia resi noti dai giornali.
Il carattere demagogico delle suddette iniziative appare evidente solo che si rifletta che:
a) – Berlusconi ha i numeri in Parlamento che gli conferiscono un potere che nessuno prima di lui ha mai avuto. Ha varato una legge elettorale con il premio di maggioranza e con lo sbarramento ammazzapartiti motivandolo con la necessità di decidere senza estenuanti mediazioni. Ora ci confessa che è stato tutto inutile? Che ci vogliono “milioni di firme” per costringere i parlamentari che lui stesso ha scelto (grazie all’abolizione delle preferenze) a votare una legge? Ma ci faccia il piacere…. La verità è che vuole cavalcare un argomento che solletica la pancia della gente e poi succeda quel che succeda.
b) Franceschini non è da meno. Con l’aria che tira nel PD e con l’area del potere che si restringe sempre di più a livello nazionale e locale, se si accorgessero che fa sul serio con la riduzione dei parlamentari lo scorticherebbero vivo.
c) Di Pietro agita, come fa sempre, spauracchi inefficaci. La mozione di sfiducia è una pistola doppiamente scarica e lui lo sa. Non ha i numeri per presentarla. Il PD non gliela appoggerebbe mai: altrimenti si troverebbe in mezzo a due fuochi. E di una mozione siffatta Berlusconi non potrebbe che giovarsi.
Dunque, si conferma ancora una volta l’inefficacia dei tentativi di porre mano a riforme serie. Da quando si è cominciato a parlare di riforme che coinvolgessero la modifica della Costituzione, si è assistito, nell’ordine: al fallimento di una commissione bicamerale; ad un blitz del centro-sinistra sul capitolo quinto modificato con quattro voti di maggiuoranza; ad un blitz del centro-destra le cui modifiche vennero poi bocciate dal corpo elettorale.
Ce ne è abbastanza per trarre la conclusione che cosa più seria sarebbe quella di imboccare con decisione una delle due vie del bivio a cui siamo: o lasciare la Costituzione così come è, sapendo che ciò comporta la rinuncia ad altre riforme che costituzionali non sono ma che, se fatte, striderebbero con la Carta attuale. Oppure, se si vuole fare le cose sul serio e senza i condizionamenti delle piccole scaramucce della piccola e quotidiana politica politicante, dare vita ad una Assemblea Costituente.
L’idea, non nuova, è sempre stata scartata per “accorciare i tempi”. Viene da ridere: Dal 1983 ad oggi si sono succedute per modificare la Costituzione, la commissione Bozzi, la commissione De Mita-Iotti, la commissione D’Alema e si è proceduto alle modifiche (disastrose) sopra ricordate.
Dopo la seconda guerra mondiale, si votò per eleggere la Costituente il 2 giugno del 1946. Il primo gennaio 1948 la nostra Costituzione (una gran bella Costituzione) entrava in vigore.
Nicola Cariglia

Finirà che tutti faranno un gran favore al cavaliere. Berlusconi non si combatte con l’antiberlusconismo; deve essere battuto sul terreno politico e, purtroppo, non se ne vedono i presupposti.
Attaccarsi a Noemi significa toccare il fondo e potrebbe rivelarsi un boomerang.
chiedo scusa del lapsus: con la precedente intendevo rivolgermi al sig. Ciliberti, non a me stesso.
Gent.mo sig. Ciatti,
parlamentari ELETTI dal popolo Franceschini proprio non poteva dirlo. La legge nazionale ammazzapreferenze è figlia della legge elettorale approvata in Toscana un anno prima, frutto di un megainciucio tra centrosinistra e centrodestra.
ciao
come sempre condivido tutto in primis la tua semplicià e lucidità nell’esprimere valutazioni e giudizi.
ma una cosa è certa anzi certissima con la crisi economica ed in più quella politica
una raccolta di firme per ridurre i parlamentari fà fare BOOM A BERLUSCONI MI MERAVIGLIA CHE FRANCESCHINI NON L’ABBIA CAPITO E IMMEDIATAMENTE CORRETTO DICENDO SI MA PARLAMENTARI ELETTI DAL POPOLO . CHIARO??