Il 2009 s’è aperto per l’Ecuador con il varo della nuova Costituzione. Il progetto della nuova Carta Magna, elaborato dall’Assemblea Costituente convocata dal presidente della repubblica Rafael Correa subito dopo il suo insediamento, è stato approvato dalla popolazione con il 63,94% dei “si”. Solo a Guayaquil, cuore economico e prima città del paese, c’è stata una leggerissima prevalenza dei “no”. La tranquillità e la trasparenza del voto sono state garantite dagli osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani, che hanno presenziato al referendum.
La nuova Costituzione, che sostituisce quella del 1998, sancisce l’entrata dell’Ecuador in quella nuova fase storica e politica che sta conoscendo tutta l’America Latina. Il paese, da quando nel 1979 è ritornato alla democrazia, non ha mai conosciuto la stabilità politica: mediamente, nessun presidente è mai riuscito a restare in carica per più di due anni. Nel 2000, dopo che una rivolta promossa dal Conaie (Conferenza delle Nazioni Indigene) aveva defenestrato il presidente Jamil Mahuad, era addirittura intervenuto l’esercito: in tutto il paese s’era sentito il tintinnio delle baionette, e pareva che dovesse affermarsi un nuovo governo autoritario.
Questa situazione s’è interrotta nel novembre del 2006 quando il candidato liberale Rafael Correa, alla guida della coalizione di centro-sinistra Alianza Paìs, ha vinto al secondo turno le elezioni con il 56,67%, prendendo il doppio di voti rispetto al suo diretto avversario, il liberista filoamericano Alvaro Noboa. Questa vittoria è stata la sconfitta della vecchia “partitocrazia” (così Correa l’aveva definita durante la campagna elettorale) che aveva imposto la dollarizzazione dell’economia, riducendo il paese sul lastrico, violato i diritti civili e sociali delle minoranze e delle classi più disagiate e mandato i militari in piazza contro le proteste. Nel 2007 ci sono state poi le elezioni per l’Assemblea Costituente, dove il movimento di Correa ha riconfermato la maggioranza assoluta: dopo due anni la nuova carta costituzionale è entrata in vigore.
Quali sono le caratteristiche della nuova Carta Magna rispetto a quella precedente? Essa si compone di 444 articoli, comprendendo diritti civili e sociali ignorati dalla vecchia Costituzione e affermando i doveri dello Stato nei confronti dei cittadini. Le lingue indigene, il kichwa e lo shuar, parlate dalla maggioranza della popolazione (l’Ecuador, Stato andino, è a maggioranza indios), sono riconosciute come “lingue di relazione interculturale” accanto al castigliano che continua a rimanere la lingua ufficiale. La titolarità dei diritti è attribuita a persone, comunità, popoli e collettivi mentre nella vecchia Costituzione venivano riconosciuti solo i diritti individuali. Il matrimonio e l’adozione sono riservati alle coppie eterosessuali, ma vengono riconosciute e tutelate le unioni di fatto fra persone dello stesso sesso. La violazione dei diritti delle popolazioni indigene in isolamento volontario è definita come “etnocidio” e ciò rappresenta un’innovazione storica nel campo del diritto nazionale ed internazionale che ha sollevato interesse ed apprezzamento un po’ in tutto il mondo.
Accanto alla classica democrazia rappresentativa la nuova Costituzione affianca pure quella diretta e comunitaria, con l’iniziativa di legge popolare e la possibilità di revocare per via referendaria il mandato del presidente; questi potrà essere rieletto una sola volta e sciogliere il parlamento (unicamerale, chiamato Assemblea Nazionale) solo previa approvazione della Corte Costituzionale. In questo caso, le elezioni legislative e presidenziali dovranno tenersi entro una settimana. Inoltre, viene instituito il Consiglio di Partecipazione Cittadine e Controllo Sociale.
Ciò che colpisce di più di questa nuova carta costituzionale è la restituzione allo Stato di quel ruolo sociale ed economico che aveva perso negli anni del “consenso di Washington”, quando in America Latina vigeva il più ferreo liberismo. Adesso lo Stato deve garantire il “sumak kawsai”, ovvero il “buon vivere”, producendo beni, creando e mantenendo le infrastrutture e garantendo i servizi pubblici. Deve proteggere l’agricoltura e la pesca nazionali e favorire le piccole e medie imprese. Il latifondo è proibito; viene riconosciuta l’economia popolare e solidale, oltre a quella classica (pubblica, privata e mista); infine il ricorso all’indebitamento pubblico è concesso solo per progetti infrastrutturali o che possano essere ripagati. Pur garantendo la proprietà privata, lo Stato si riserva il diritto di gestire i settori strategici quali l’energia, le risorse non rinnovabili (l’Ecuador è il secondo produttore di petrolio dell’America Latina), le telecomunicazioni, le ferrovie, ecc.
Il Titolo VIII della Costituzione si occupa delle relazioni internazionali, che hanno ricevuto particolare importanza dai legislatori: sono affermati i principi della cittadinanza universale, dell’indipendenza e uguaglianza giuridica degli Stati, della non ingerenza e dell’anti-imperialismo. L’integrazione con l’America Latina e i Caraibi è considerata “obiettivo strategico dello Stato” e non è più ammessa la presenza di basi militari straniere sul suolo ecuadoriano (quella americana di Manta, concessa da Mahuad agli USA nel ’99, dovrà chiudere l’anno prossimo). In sintesi, la nuova Costituzione riprende le linee guida del programma di governo di Alianza Paìs, con la partecipazione cittadina, la lotta alla corruzione, l’ eguaglianza e l’equità, il rispetto della diversità, e la sovranità alimentare, energetica ed economica.
Spesso accomunato dai suoi detrattori e da molti giornalisti distratti alla sinistra populista di Chavez e Morales, in realtà Correa ha un profilo politico nettamente differente. E’ cristiano liberale, ha studiato in Belgio e negli Stati Uniti, è un economista e prima delle elezioni aveva avuto una breve esperienza come Ministro delle Finanze durante la presidenza del suo predecessore Alfredo Palacio. Contrario alla sostizuone nel 1999 della moneta nazionale, il sucre, con il dollaro americano, si è spesso fatto notare per i suoi poco diplomatici attacchi contro gli avversari della “partitocrazia” e della “oligarchia” e contro la Chiesa cattolica che non approvava la nuova Costituzione ritenendola troppo lassista sui temi etici. Quando Chavez accostò Bush al diavolo, Correa disse che il confronto era ingiusto per il diavolo; e appena eletto non ha esitato a revocare le concessioni alla compagnia petrolifera americana OXY, colpevole di aver sfruttato il lavoro degli indios e assassinato i rappresentanti sindacali per portare avanti i suoi interessi sui giacimenti ecuadoriani. Considerando dannoso per l’America Latina e l’Ecuador il Trattato di Libero Commercio (ALCA) portato avanti da Washington, ha preferito sostenere l’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA) insieme alla Bolivia, al Venezuela, a Cuba e al Paraguay, organizzazione economica e commerciale a cui si sono associati anche il Brasile e l’Argentina. Infine ha dato un forte sostegno al progetto della Banca del Sur, banca internazionale latinoamericana pubblica che deve sostituire nel continente il Fondo Monetario e la Banca Mondiale.
La “Rivoluzione Cittadina” di Correa prosegue, forte del consenso ricevuto con quest’ultimo referendum; a breve ci sarà una nuova tornata elettorale. In Ecuador è un liberale e cristiano a guidare il cammino verso il “Socialismo del XXI Secolo”.
Filippo Bovo.

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