il 15 gennaio sarà ricordato a Roma, presso la biblioteca della Camera dei Deputati, Paolo Battistuzzi. Deputato liberale per tre legislature, vicesegretario del PLI, direttore e fondatore del giornale l’Opinione, assessore alla cultura del comune di Roma, Battistuzzi è stato uno dei più brillanti leaders liberali tra gli anni ’60 e ‘90.
Era stato anche membro del consiglio di amministrazione della RAI, azienda nella quale aveva svolto funzioni dirigenziali. Sul profilo di Paolo Battistuzzi pubblichiamo una lettera di Valerio Zanone scritta lo scorso ottobre per accompagnare l’invio ad alcuni amici proprio del libro dell’esponente liberale che darà lo spunto alla commemorazione.
Il 18 novembre ricorre il decennale dalla morte di Paolo Battistuzzi. Alessandro Pilotti ha sollecitato una iniziativa per ricordarlo. E’ da ricordare la sua opera di deputato in tre legislature e presidente del gruppo liberale alla Camera; amministratore e dirigente della RAI; assessore alla cultura nel comune di Roma; vicesegretario del partito liberale già con Malagodi; fondatore e direttore dell’Opinione nel decennio della mia segreteria. Le nostre stanze in via Frattina erano separate dal cortile interno. Sapevamo di esserci dalle luci alle finestre, fra le poche che restavano accese fino alle 22.
E’ in progetto la pubblicazione entro qualche mese di una raccolta dei suoi scritti politici e discorsi parlamentari. Ma intanto, per il decennale, la forma più discreta per ricordarlo secondo l’indicazione di Enza e Andrea è la distribuzione fra quanti gli furono amici del libro pubblicato in franchigia dall’editore riminese Massimo Panozzo.
“La civiltà occidentale è una civiltà di libri e di lettori di libri”, scriveva Paolo. Per lui leggere era “una forma di felicità”. Passava le sere sui libri e scriveva di libri.
Un suo opuscolo intitolato Lotta ai privilegi è un viaggio mentale intorno agli scaffali liberali della sua biblioteca. Vi si tratta dei libri sui quali si è formata la nostra generazione liberale: Abbagnano, Aron, Beveridge, Bobbio, Dahrendorf, Hayek, Popper, Sartori . . . Croce ed Einaudi, come d’obbligo, ma forse ad entrambi Paolo preferiva Gobetti, quelle idee liberali “spettinate come i suoi capelli”, quell’imprenditore di cultura capace di pubblicare in una manciata di anni centoventi titoli, che Paolo aveva raccolto sullo scaffale più prezioso.
Anche quello che Enza ha voluto regalarci per il decennale è un libro che parla di altri libri. Già il titolo è una citazione libresca: Di lauri e di limoni profuma la notte di Siviglia in cui il Grande Inquisitore interroga e condanna Gesù risorto nel romanzo di Dostojewskij, oggetto di appassionate discussioni, anch’esse per lo più notturne, fra Paolo Battistuzzi e Giovanni Malagodi.
Saper leggere non è un lavoro per tutti. Ceronetti lo paragona al lavoro del palombaro (“andare giù, esplorare”). Per Kafka il libro è un’ascia che spezza il gelo dell’anima. L’anima gentile di Paolo Battistuzzi ci trovava piuttosto il luogo per custodire il ricordo, e fissare la fantasia sulla carta.
La nostra generazione ha consumato sui libri il tempo che adesso si spende sui monitor e con gli sms. Ma il nostro non è stato un investimento sbagliato, perché la fantasia stampata può essere più vera della realtà. Sartre da bambino aveva visto le scimmie solo sull’enciclopedia, e quando le vide allo zoo gli parvero “meno scimmie”. Lo stesso può dirsi del Piemonte dove Paolo Battistuzzi era nato: il Canavese dei weekend è meno Canavese di quello di Gozzano, le Langhe dell’agriturismo sono meno Langhe di quelle di Pavese.
Ringrazio Enza, che con il libro a lei dedicato da Paolo, ci invita a ritrovare “la felicità del leggere”.
Valerio Zanone

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