Numeri alla mano il prof. D’Alimonte, politicamente vicino al centrosinistra, esperto di sistemi elettorali e docente all’università di Firenze, ha dimostrato che il centro destra ha, nel Paese, una solida maggioranza elettorale e che, cosa più importante, l’ha sempre avuta a far data dal 1996, anche quando, non sembri un paradosso, ha perso le elezioni. Le vittorie del centro sinistra sono infatti attribuibili a macroscopici errori degli avversari e ad una furba ed intelligente politica delle alleanze. In anni non sospetti, e precisamente quando guidava il governo, le stesse cose le diceva, senza tabelle alla mano, anche Massimo D’Alema. Da questa constatazione discendono ora scelte conseguenti. A meno di clamorosi errori del centro destra, sempre possibili, visto la non eccelsa preparazione della sua classe politica, il PD può tornare a vincere solo se indovina la politica delle alleanze. E qui si aprono scenari interessanti. Sul piano nazionale l’Ulivo non è riproponibile, il PD ha bisogno di sfondare al centro. E’ lo stesso scenario del ’96. Prodi, che era stato arruolato proprio per questo compito, ha miseramente fallito. Negli ultimi due anni si era addirittura messo a fare il garante della sinistra nei confronti del PD. Roba da non crederci. Nessuna meraviglia quindi che abbia fatto la fine che meritava. Resta però il problema politico. Il PD da solo non vince, non vince nemmeno con la sinistra se non riesce a riequilibrasi al centro. Servirebbe insomma un nuovo Prodi. E, guarda caso, il nuovo Prodi è pronto: Casini infatti si è smarcato per tempo dal centro destra ed è pronto ad assolvere al ruolo. L’ambizione dell’uomo è tanta e la sua presunzione forse ancora maggiore. Dispone di un pugno di voti e di un piccolo partito che però, debitamente sorretto e foraggiato, potrebbe aspirare a crescere intercettando quel voto cattolico che non si trova a suo agio con Berlusconi e che si sente troppo stretto all’interno del PD. Sulla carta la cosa sembra possibile. La scelta sta tentando Casini più che il suo partito. I tempi però sono stretti. I giochi devono essere chiusi entro la fine dell’anno. L’Udc, anche prescindendo da possibili riforme della legge elettorale, non può affrontare le europee senza appoggiarsi ad uno dei due poli, ma anche il PD non può correre il rischio, sempre alle europee, di scendere sotto il 25 per cento. Gli interessi, almeno nel breve, coincidono e i presupposti di questo ennesimo ribaltone ci sono tutti. Una cosa però è certa. Se Casini abbocca farà la stessa fine del suo predecessore.
Raimondo Magnini

La mia sensazione(già dopo i risultati delle Politiche..) è che l’UDC sia destinata a rientrare nell’orbita del PDL e che la nuova legge elettorale per le Europee con sbarramento non farà che accelerare il processo. Il PDL, pur con tutti i difetti del caso, si appresta a diventare da gennaio la sezione italiana del PPE e non credo che la gran parte dell’attuale UDC pensi di restare fuori da quella partita.