Le sinistre, moderata e radicale, dopo la débacle elettorale che le ha messe fuori dalle aule parlamentari, provano a rinascere nel Paese dalla via dei congressi. Provano a rimettere in piedi gli organigrammi, le strutture, le leadership e, si spera, idee, strategie e valori che dovrebbero soreggere le politiche dei mesi e degli anni a venire. L’impressione è che emergano pigri segnali di prevalente continuità, quando la saggezza dovrebbe imporre una brusca discontinuità a chi è stato estromesso in malo modo, con un calo di consensi senza precedenti.
Il P.S. per ora non va oltre una ripresa di inseguimento al carro veltroniano P.D. (l’aut-aut verso I.d.V.-Di Pietro è velleitario, stando ai rispettivi consensi, quanto settario), lo stesso che in presunzione di autosufficienza snobbò il contributo delle sinistre, moderata e radicale, contribuendo ad una competizione elettorale scialba, senza mordente, mai esistita e persa in partenza dall’ex sindaco di Roma, con l’unica soddisfazione di aver cannibalizzato sinistra e centrosinistra.
Anche Rifondazione non pare interessata a capire le ragioni della débacle del cartello “arcobaleno”, preferendo la ricostituzione dei cocci infranti, in un quadro di soccorso questuante al PD, finalmente scosso da qualche voce critica alla leadership fallimentare, riaprendo al sistema elettorale “tedesco”, liquidato troppo in fretta nella precedente legislatura.
Le “sinistre” parlamentari (I.d.V. e radicali) tallonano il governo con un attivismo già sperimentato nel movimentismo “spontaneista” degli anni scorsi, nel silenzio sospettoso e “aristocratico” della sinistra extraparlamentare, timorosa di cedere definitivamente consensi ai “parvenu”, mentre l’ “apparatnjk” P.D., in stile clerico-stalinista, manifesta senso di fastidio alle “voci fuori dal coro” che si sottraggono all’egemonia asfissiante.
Non sappiamo se l’incubo si protrarrà oltre le scadenze elettorali del 2009, ma è certo che l’esito dipenderà dalla fine o meno del “feeling onirico” tra il premier e il popolo italiano (l’ottimismo utopico a dispetto della realtà tiene bene) ed il ridimensionamento del P.D. al quarto dell’elettorato (25%), al netto del voto “in-utile” preso in prestito nelle recenti elezioni.
Ragionevolmente il risveglio dovrebbe avvenire non prima dell’inizio anno 2009, esaurite le sante festività, quando avrà il sopravvento la “legge cruda dei numeri”, non le solite schermaglie personalistiche pretestuose, offensive quanto innocue, in un un ping-pong tra “tifoserie” accanite e “galoppini” di governo e opposizione. Intanto non sarebbe male che questi supporter politici vengano formati-educati dalle rispettive parrocchie e non lasciati marcire in convinzioni ed ingenuità da “curva”.
Sarà opportuno comunque ri-apprendere il ruolo dell’opposizione, banalizzato da un’incultura politica frettolosa, governista e poco avvezza alla democrazia. Sarà opportuno non assimilare banalmente la compagine ministeriale ad un semplice consiglio di amministrazione di “yes-men”, con la tempistica, l’efficienza e la cultura d’impresa. Sarà fondamentale non scivolare in una “monarchia decisionista”, ridare lustro alla politica con 6-7 partiti in grado di rappresentare il popolo italiano, senza ansie da “voti utili”, “conquista delle leve del potere assoluto e incondizionato o fallimento”.
Francesco Attolico – presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia
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