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Come siamo passati dalla democrazia parlamentare alla oligarchia (via partitocrazia)

di Alessandro Silvestri | 1 Gennaio 2012

Oggi siamo giunti al governo dei migliori, ad una sorta di aristocrazia cioé, slegata addirittura da ogni tipo di consenso. Fatte salve le residuali prerogative costituzionali e presidenziali che l’hanno posta in essere.

La nostra Repubblica, nata dalla Resistenza interna e (soprattutto) dalla Liberazione esterna, vide la luce già con un paio di pesanti palle al piede. Il trasformismo e il demerito assurto a merito. Ora sul primo male, l’Italia era già abituata da decenni e da secoli e non già per la modesta opera dei Depretis, dei Crispi o dei Minghetti sul finire dell’800. Il Papato l’aveva già ampiamente preparata con i continui cambi di alleanze e protezioni, tanto da far coniare un giorno al disorientato e stanco popolino romano “co ‘a Franza o co ‘a Spagna, abbasta che se magna”.Ma nel 1945 il mondo non vi era ancora del tutto preparato, tanto che Sir. Winston Churchill arrivò a supporre causticamente che il popolo italiano fosse raddoppiato durante la guerra: “40 milioni di fascisti prima, più 40 milioni di antifascisti dopo” anche se magari dai suoi conti ne mancavano – nel frattempo – almeno un paio, di milioni…

Ma non fu soltanto il trasformismo il segno distintivo della nuova Repubblica Democratica, nonostante gli ex fascisti si riversarono ampiamente nei due maggiori partiti del “Arco Costituzionale” la DC e il PCI, con una prevalenza degli ex monarchici versola DC.Ma appunto, proprio i due partiti che meno avevano (per ragioni diverse) contrastato il nazi-fascismo, furono maggiormente premiati dall’elettorato a partire dal 1948. Ancora una volta, la propaganda aveva la meglio sui fatti.

Sul fronte cattolico, non solo i Popolari avevano partecipato al primo governo Mussolini ma soprattutto il Vaticano aveva neanche tanto copertamente, sostenuto i governi e i raggruppamenti fascisti in Europa e nel mondo. Italia, Germania e Spagna ma anche molti dei paesi dello scacchiere orientale, Ungheria, Bulgaria, Romania, Croazia che confinavano ad est con l’ateismo di Stato e a sud con ciò che restava della Grande Porta Islamica. Solo dopo il ’43 ci fu una concreta riorganizzazione in funzione monarchico/badogliana e antifascista.

Per quanto riguarda il PCI togliattiano (che comunque va detto, non rappresentò tutto il movimento comunista italiano almeno fino agli anni ’70) molti sapranno che la sua reale consistenza nell’Italia pre-fascista era piuttosto modesta e addirittura avvenne una forte spaccatura nella sua struttura clandestina al momento del patto Von Ribbentropp/Molotov che vide i comunisti mondiali alleati dei nazi-fascisti. Tanto che lo stesso Togliatti fu espulso dalla Francia, per finire nelle stanze del famigerato Hotel Lux di Mosca. Il “compagno Ercoli” riapparve a Salerno nel ’44 con i nuovi ordini di Stalin per l’Italia (e con una considerevole quantità di oro che gli permise di cancellare la messa al bando del PCI e di organizzare la struttura politica più capillare del dopoguerra) che è passata alla nostra colabrodante storia, come “Svolta di Salerno” . In sostanza la svolta consisté nell’accantonamento dei propositi rivoluzionari (sempre annunciati e mai realizzati) per passare ad una strategia di alleanza politiche che porterà i comunisti a formare i primi governi dell’Italia libera. Salvo i contrordini successivi. Ciò nonostante, il PCI continuò a mantenere ambiguamente per parecchi anni, una struttura paramilitare (sempre negata dai suoi gruppi dirigenti) dotata di armamenti, almeno fintanto che l’Italia non definì solidamente i suoi assetti internazionali.

In questo quadro, i partiti e i movimenti che maggiormente si erano opposti al fascismo, lasciando sul campo migliaia di vittime,  di incarcerati e di deportati, i radicali, i liberali, i repubblicani, i socialisti e gli azionisti, raccolsero tutti insieme, non più del 25% dei consensi della nuova Italia. Senza contare tutti quelli che andarono generosamente a morire per la Spagna repubblicana nel ’36/’39.

Ecco perché scrivo del demerito assurto a merito. E un paese che non premia il merito, è una entità che non è destinata ad avere un grande futuro.Così la Repubblica Democratica da parlamentare divenne partitica, poi partitocratica, poi ancora dopo il ’92 una oligarchia partitica senza più i partiti (leggeri si disse) e con all’avvento di Berlusconi, addirittura una democrazia carismatica e (grazie a leggi elettorali truffaldine) plebiscitaria.

Oggi siamo giunti al governo dei migliori, ad una sorta di aristocrazia cioé, slegata addirittura da ogni tipo di consenso. Fatte salve le residuali prerogative costituzionali e presidenziali che l’hanno posta in essere.Troppo poco però, anzi sempre meno, per un paese che aspira a risalire la china e a ritrovare dignità e credibilità interne e internazionali.

Allora per il 2012, auspico a noi italiani, una rigenerazione democratica che riconsideri il ruolo dei partiti, senza i quali non vi può essere partecipazione popolare, formazione politica e selezione di chi sarà chiamato ad avere responsabilità. Partiti veri, che si sottopongano regolarmente al dibattito e dove necessario, al ricambio dei quadri dirigenti.

Partiti dove sia ben chiaro il ruolo della politica, sia che si governi, sia che si faccia l’opposizione.E il suo giusto ruolo è quello di governare e decidere le cose che riguardano il mondo e gli uomini. Ricordandosi sempre che la politica deve avere il primato sull’economia, ed entrambe sottostare al severo vaglio dell’etica.BUON 2012.

Pubblicato in : Primo pianoTag: fascismo, mussolini, popolo italiano, radicali, repubblica, responsabili, sel, sir winston churchill

Info Alessandro Silvestri

Nei primi anni ’90 si forma alla scuola politica del Circolo Rosselli di Firenze, dopo aver mosso i primi passi nel PSI della Basilicata. E’ allievo e collaboratore di Valdo Spini durante gli incarichi parlamentari e di governo. Dirigente del partito Laburista, partecipa alla nascita dei DS ed è tra i firmatari della mozione che introduce nel simbolo la definizione “Partito del Socialismo Europeo”.
Inviato locale de “Il Tirreno” è stato pubblicato su varie testate quotidiane e periodiche. Consigliere comunale e capogruppo di maggioranza di centro-sinistra a Castelfranco di Sotto dal 2001 al 2005. Nel 2005 partecipa al progetto della “Rosa nel Pugno” con l’ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci, col quale nel 2007 partecipa alla “Costituente Socialista” della quale è stato il principale ispiratore. In seguito al tentativo di ricostruire una forza organizzata dei socialisti in Italia, sostiene Anna Falcone come candidata segretaria e dal 2010 al 2016 collabora con Bobo Craxi.
Si è occupato professionalmente per 30 anni di ristorazione, in Italia e all’estero, dove ha lavorato anche per lo sport automobilistico e ha partecipato alla preparazione di due campagne di America’s Cup con Prada e con Mascalzone Latino.
Dal novembre 2022 è entrato a far parte della redazione del “Avanti! Della Domenica”.

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