Non vogliamo assolutamente cadere nel luogo comune dei soliti grezzi che sfogliano solo la Gazzetta dello Sport e l’ultima poesia l’hanno letta in prima elementare – “Tre casette con i tetti aguzzi…Rio Bò” memorie felici di un tempo in cui tutto era più semplice – e neanche vogliamo riconoscere alle donne il monopolio della lettura e del conseguente abile uso della parola come arma contundente, però bisogna avere il coraggio di affrontare una battaglia che, prima ancora che culturale, è socialmente utile alla conservazione della razza. La nostra, ovviamente. E dunque, lo diciamo – anzi, lo scriviamo – a chiare lettere: ci sono libri che non andrebbero mai pubblicati e, soprattutto, non dovrebbero mai esser dati in pasto alle donne, e se il Sant’Uffizio fosse ancora quella seria e benemerita istituzione che è stata per secoli, oggi non dovremmo neanche stare qui a preoccuparci. Primo, perché le donne – graziaddio – sarebbero ancora immerse nel salutare analfabetismo dei bei tempi che furono – e pensare che li chiamano Secoli Bui, ma noi allora ci si vedeva benissimo! – e secondo perché, pur se disgraziatamente alfabetizzate, non si ritroverebbero fra le mani certi romanzi che sono un’istigazione a delinquere. Perché passi per i classici, dove già non facciamo una bella figura, però gli uomini sono comunque eroi e le donne la pagano sempre – e che credeva, Anna Karenina, di sfuggire alla giusta punizione?! – ma la letteratura contemporanea è assolutamente tossica, sprigiona un effetto mefitico che fa più danni del diserbante. Vogliamo parlare dei Ponti di Madison County?! Sì, lo so che al solo pronunciarne il nome, vi state già tutti toccando, ma insomma dovremo pure unire le forze ed affrontare una volta per tutte il problema, prima che sia il problema a strangolarci definitivamente come la gramigna sul prato all’inglese. Che poi, questa Madison County del cavolo, spersa in qualche landa desolata del Midwest americano, a noi, ma che cappero ci rappresenta?! Che al massimo andiamo in motorino all’Osmannoro e ci si perde tra L’Ikea e il Ponte all’Indiano?! E invece no, ce ne deve impippare, perché Lui, il manifesto di tutte le nostre disgrazie, l’icona dell’Essere perfettissimo, il simbolo dell’Eroe epico che ha seppellito per sempre le gesta di quello sfigatello disorganizzato di Ulisse – uno che non aveva neanche Mappy per ritrovare la strada di casa, figuriamoci – insomma lo stramaledetto Robert Kincaid ci ha praticamente resi inermi peggio del verme attaccato all’amo. Che più che la figura del bischero non può fare. Venticinque milioni di copie vendute in tutto il mondo, significano venticinque milioni di esaltate che di questo folle romanzo hanno fatto il paradigma dell’amore vero, aggravato dal film che ha definitivamente portato a termine l’opera di distruzione di noi, poveri medio-man messi a confronto con Clin Eastwood. Mica il grande Puffo. Ora, ma come si fa, come si può anche solo immaginare di competere con Robert Kincaid?! Perché noi si fa una vita normale, si lavora in un ufficio dove il massimo dell’avventura è andare alla macchinetta del caffè a fare i lumaconi con le stagiste – o prova a competere con uno che fa il fotografo per il National Geographic, si butta giù dalle rapide dei canyons per cogliere la luce più bella, attraversa deserti a dorso di cammello per inseguire il sole, si accampa nella giungla del Borneo come noi si va in campeggio a Vada, e non lo pinzano neanche le zanzare. E fosse solo questo il problema, si potrebbe fare un po’ gli sboroni e sbertucciarlo, ma andate a leggere come si presenta ‘sto cazzo di Robert, come lo vede Francesca la prima volta e come lo descrive, e decidete voi se è cosa. Perché Francesca – sulla quale non spenderemo una sola parola, altrimenti potremmo veramente travalicare ogni limite – lo vede e pensa che quell’uomo, anzi, quell’Uomo, ha il corpo snello e flessuoso di un ballerino, le movenze di un puma e, reggetevi forte, l’intensità di uno sciamano. Ora, sul ballerino si potrebbe anche reggere il colpo, se s’andasse a qualche corso di danza latino-americana e si smettesse di ingozzarci di bomboloni a colazione con la scusa della pressione bassa, ma il puma?! Che vi ci vedete voi a fare la camminata del puma quando uscite di casa la mattina con il sacchetto della spazzatura in una mano, le chiavi della macchina in quell’altra e il cellulare tra i denti?! E si può entrare in ufficio e presentarsi al capo camminando come un puma – a quattro zampe?! – per vedere se ci butta fuori subito o resiste perché siamo a Maggio e ha fatto un fioretto alla Madonna?! Ma il massimo, quello che proprio ci inginocchia, è lo sciamano: come si fa a fare lo sguardo dello sciamano?! Perché noi più che il Mago Otelma con l’occhio strabico e il tovagliolo a piramide in testa non s’è mai visto: o dove stanno gli sciamani?! E perché non sciamano via dalla nostra già travagliata vita invece di venire a romperci i coglioni con la loro intensità del piffero?! E quand’anche si riuscisse, con una performance sotto droghe potenti, ad ottemperare a tutte queste qualità, ancora non sarebbe nulla, perché il maledetto Robert Kincaid è già oltre, molto oltre, dove noi non potremo giungere mai neanche con la fantasia: perché Robert suona la chitarra, Robert canta, Robert scrive poesie, Robert scrive pure racconti, Robert scrive – maremma quanto scrive – lettere d’amore che in confronto Casanova, Jacopo Ortis e Vasco Rossi sono tre giurassici dello stile, Robert non cammina, no, lui danza, Robert è vegetariano, Robert parla con gli animali…e infine, la tragedia vera: Robert ama una sola donna per tutta la vita e muore da solo immerso nel suo ricordo, senza più aver speso neanche un’occhiata di sbieco alla prima strappona di passaggio con le tette rifatte in evidenza. Ecco, questa è la rovina: venticinque milioni di donne nel mondo CREDONO veramente che uno come Robert Kincaid possa davvero esistere. E le abbiamo incontrate tutte noi. Capito perché leggere fa male, altro che il fumo, sulla copertina di certi libri dovrebbero scrivere: Attenzione, questo prodotto è altamente tossico, rovina la vita di chi lo legge e, soprattutto, quella di chi se lo sente raccontare tutti i giorni. Robert, ma vaffa….te e lo sciamano.
La versione femminile
Come Francesca, credo che un certo genere d’amore si incontra una sola volta nella vita. E quando si ama veramente qualcuno, si deve avere la forza di lasciarlo andare, per non ingabbiarlo nella prigione del quotidiano che non gli appartiene.
Pole l’omo essere uguale alla donna?!
Chi.Bo.

Quello che scrive Chiara è sempre sconvolgente. Come Lei del resto. Ed io, volentieri, mi adeguo.
L’ha scritta Francesca, ovviamente…
Lettura divertentissima , complimenti davvero ! Devo dire che ogni volta è un piacere. Ma in questa occasione,la “versione femminile” mi lascia perplesso …o chi l’ha sciritta ?