Ci marciano su tutto. Stagione di prezzi pazzi e tariffe alle stelle, ma anche di sotterfugi e invenzioni per arrotondare un costo. Càpita in montagna, d’inverno, dalle parte delle piste da sci.
Sciare non è mai stato a buon mercato. E’ uno sport in sé piuttosto costoso. Perché presuppone uno spostamento, quindi un viaggio, un albergo o una casa in affitto, e poi lo si fa solitamente in gruppo, in famiglia. Poi costa vestirsi, equipaggiarsi, tenere gli sci, cambiare gli attacchi, mettersi la tuta giusta, e poi risalire. Ecco la sorpresa: gli impianti di risalita sempre più cari. Ci sono abbonamenti giornalieri dai 40 ai 50 euro, dei pomeridiani dai 20 ai 30 euro. E sapete che capita? Che a una signora romana che è andata a fare un pomeriggio sugli sci dalle parti di Roccaraso sono stati chiesti oltre ai 22 euro per il pomeridiano, anche i tre euro per il supporto. Lei dice: “Supporto?” Rispondono: “Si signora la carta magnetica, la card, tre euro e rimane sempre sua”. Lei replica. “Meno male che sono sola altrimenti se avessi avuto i miei tre figli, erano 12 euro per quattro cards.” Interviene un altro sciatore che avverte: “Io nell’impianto vicino ho pagato due euro di card, e non me li rimborsano perché è un acquisto”. “No -ribatte l’altra- a me hanno detto che era una cauzione di 3 euro per ogni card e poi se la restituisci ti rimborsano i tre euro.” Ma capita che dopo un mese di card usata sulle piste sia rovinata e quindi niente restituzione cauzione. Insomma un balzello bello e buono. Qualcuno già lo chiama lo scandalo delle card per sciare. Una volta, se ricordo bene, non succedeva proprio così. Nelle valli della vicina si fa per dire Austria (tutto è relativo) il costo della card arriva anche a 5 euro. Anni fa ti davano addirittura un cartoncino e a ogni impianto di risalita di obliteravano dei punti, poi è arrivato il badge e basta strisciare e vai ovunque, a patto che sia il tempo giusto per sciare. Domanda: a parte la card, se il tempo è bruitto, c’è vento, bufera, chi restituisce i solfi? Altra domanda: è giusto o non è giusto pagare 2 o tre euro in più per la carda quando già paghi 25. 30 euro per un pomeridiano o 50 euro per un giornaliero. Alle associazioni dei consumatori dicono chiaramente che sciare è tornato uno sport solo per ricchi. Più 4 per cento l’aumento del solo costo degli impianti di risalita. Ma forse, nella pratica, è di più. Vendono pacchetti di settimane bianche, ma non sempre riescono a chiudere le offerte, a completare alberghi e promozioni. Il classico week end di due giorni sulle nevi in una qualsiasi località alpina per una famiglia di quattro persone non costa meno di 500 – 600 euro. Minimo, per due giorni. E a mangiare poco. Parti in auto ovviamente (perché il treno è difficile che ti porti a Corsara o cima Raganella) e devi stanziare minimo 100 euro di gasolio o benzina. Arrivi agli impianti e fai le card abbonamento week end per quattro persone mamma papà figli, magari minori se hai fortuna, per lo sconto, e cominci a sborsare dai 200 ai 250 euro. Poi devi dormire: una notte in albergo magari stanza quadrupla o deu doppie, e ti partono altri 200 euro. Se a mezzogiorno ti accontenti di uno snack veloce al rifugio sono 20 30 euro, ma alla sera hai fame e in 4 persone una cena costa minimo 100 euro. Il giorno dopo ri – snack e al pomeriggio della domenica riparti per casa con il portafoglio più povero di 500 – 600 euro appunto. Quel che fa pensare è questo: che senso ha chiedere i 2, 3 o 5 euro per la card su un servizio che ne costa già di suo 20 o 30 volte tanto. Sono le piccole storture che –sommate- possono provocare i disastri.
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Fabrizio Binacchi

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