L’Assemblea Nazionale dei democratici laici liberali e socialisti del primo marzo a Firenze ha rappresentato un momento di incontro e riflessione importante per coloro che durante questa breve e convulsa legislatura hanno avvertito i pericoli insiti nell’eccessivo condizionamento delle piccole formazioni (non chiamiamoli “partiti”!) sulla compagine di governo e di conseguenza il prepotente richiamo alla semplificazione come salvifico viatico alla governabilità.
A questo va aggiunta la delusione per l’inconsistenza dello schieramento che, rappresentato nel 2006 dalla Rosa nel Pugno, si è rapidamente sfaldato sotto il peso degli egoismi dei principali contraenti, incapaci di dare corpo al progetto politico che rappresentava la vera scommessa di quel simbolo: la costituzione di una soggetto politico capace di accorpare le forze di ispirazione laica e riformatrice superando sterili orgogli e contrapposizioni.
Ci troviamo quindi alla vigilia di elezioni in cui è reale la prospettiva per quelle forze politiche che credono nella democrazia parlamentare di non avere una rappresentanza parlamentare.
I socialisti hanno inseguito pervicacemente un disegno di riunificazione penalizzante di fatto altri possibili contraenti di vecchia e nuova militanza politica.
I radicali continuano a credere che una “pattuglia”, anche se tenuta in una riserva senza diritto neppure di portare le proprie insegne, possa incidere all’interno di una formazione tanto attenta alle sensibilità cattoliche vere o presunte.
I liberali sono ahimé, da una parte inflazionati da tanti epigoni fasulli, dall’altra senza più una casa da molto tempo; i repubblicani ormai non sono più un gruppo politico riconoscibile.
In una situazione in cui chiunque avverta questa situazione come un grave problema per il Paese, se non come un pericolo, l’unica speranza è che nel dopo elezioni, con le macerie che ne conseguiranno, si determini una situazione nella quale l’araba fenice di una formazione intrinsecamente laica e riformatrice riesca finalmente a coagularsi, buttando fuori dagli armadi tutti gli scheletri di vecchi apparati e di rendite di posizione rappresentativi solo di se stessi.
Sicuramente non sarà un cammino facile ma bisogna sperare che cresca nel Paese una domanda in questa direzione, che si percepisca l’esigenza di una democrazia reale in cui le volontà dei cittadini non siano predeterminate e le istituzioni parlamentari abbiano un ruolo effettivo e non fittizio.
Per i laici questi valori non sono negoziabili.
Nicoletta Casiraghi

Solo per manifestare lo stesso apprezzamento già espresso per l’intervento al convegno.
Cordiali saluti
Valerio Giannellini, Firenze