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Voglia di cambiare

I cittadini americani hanno gli strumenti per farlo, i cittadini italiani possono solo subire di LiberaLmente

di Redazione Pensalibero.it | 5 Febbraio 2008

La lettura dei giornali, e la solita rapida consultazione dei siti di informazione, oggi ci propone un enorme divario fra la situazione americana – ovvero quella di un paese impegnato nel più autentico esercizio democratico – e la situazione italiana – ovvero quella di un paese che subisce le decisioni dei soliti noti senza poter influire in alcun modo sul proprio futuro. Tale divario assume la forma e le proporzioni di un vero e proprio paradosso che si riassume concisamente nel significato del termine democrazia. Ovvero potere esercitato dal popolo. In queste ore si consuma il Super Tuesday, la grande tornata elettorale che concluderà le consultazioni primarie per la scelta dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti; la partecipazione dei cittadini è altissima, quale non si riscontrava da anni, perché evidentemente è forte la spinta di un intero elettorato, sia esso di parte democratica o repubblicana, verso un desiderio di cambiamento, e più ancora di rinnovamento, che porta gli elettori alle urne persino nei luoghi più sperduti e negli stati più piccoli. Ciò che a noi, cittadini di un paese prigioniero di riti arcaici e bizantini, appare remoto come un’altra galassia, è invece a portata di mano dei cittadini americani: il desiderio di cambiare e di rinnovare trova infatti una sua diretta emanazione negli strumenti messi a disposizione degli elettori, ovvero le primarie. Primarie vere, non tarocche come quelle ridicole sceneggiate messe in piedi finora in Italia, tutte giocate all’interno di un partito e volte solo a confermare posizioni di potere e il peso delle varie correnti. I cittadini americani possono veramente esercitare il loro democratico diritto di partecipazione e di scelta nell’elezione della più alta carica dello stato, che è anche quella più importante dell’intero pianeta, che determina un completo cambio di amministrazione; il loro voto sancisce la scelta dei candidati che si sfideranno nell’elezione presidenziale, e senza il voto dei cittadini, senza l’espressione della loro volontà, tali elezioni non avrebbero alcun valore. Dunque, se gli americani avvertono che per il loro paese è giunto il momento di cambiare rotta, di darsi nuovi obbiettivi, programmi più efficaci e soprattutto nuovi protagonisti per una diversa stagione politica, hanno la possibilità di farlo; partecipano agli incontri con i candidati nei luoghi di più comune frequentazione – scuole, uffici, palestre, bar, piazze – pongono domande dirette ed esigono risposte esplicite che nessuno dei candidati si sognerebbe mai di negare, anche di fronte ai quesiti più scemi – abbiamo visto le lacrime di sconforto della Clinton, alla domanda sul suo ennesimo nuovo taglio di capelli – e poi si recano alle urne e votano per il candidato che è sembrato loro più convincente.
Intanto, in Italia, secondo la stampa di oggi, avviene che:
– Veltroni sta studiando, secondo la secolare logica del “promoveatur ut amoveatur”, di candidare Bassolino al Senato, tanto per sottrarlo al mare di monnezza da lui allegramente accumulato e premiarlo per la sua incrollabile solerzia.
– C’è uno scambio, genere vasi comunicanti, di deputati tra Udc e Forza Italia per cui non si distingue più chi sta da una parte e chi dall’altra, a meno che non si abbia l’Ansa sempre davanti agli occhi per tenere il conto degli spostamenti e del chi va con chi.
– Berlusconi annuncia liste piene di donne, del che non dubitiamo viste le sue ultime “esternazioni” telefoniche, dunque prepariamoci ad un’altra ondata di showgirl da collocare in parlamento, che ormai è diventato meglio di un’agenzia dello spettacolo.
– Giuliano Ferrara, ormai inarrestabile nella sua vis predicatoria, pone veti alla eventuale candidatura della Prestigiacomo in Sicilia perché rea di aver difeso la 194, mentre benedice la candidatura di Rutelli a sindaco di Roma perché lo riconosce alfiere dei valori cristiani. Con ciò dovremmo dedurre qualcosina di non proprio tranquillizzante sui criteri di compilazione delle liste elettorali.
Ci prepariamo ad una campagna elettorale durante la quale noi elettori potremo usufruire dei seguenti privilegi:
– 98 puntate di Porta a Porta dove, per la magnifica e democratica legge della par condicio e la sua estensione sugli scontri diretti, i candidati risponderanno solo a domande concordate in precedenza e nessuno potrà intervenire e porre il sia pur minimo quesito.
– Manifestazione di chiusura della campagna elettorale da tenersi in una piazza romana – di solito sempre la stessa – per sfidarsi a colpi di presenze: noi ne abbiamo un milione, macchè sono appena mille, e via così, mentre le bandiere sventolano e gli inni suonano e nessuno sa perché in realtà si trovi lì.
– Preordinati bagni di folla dei leader dei partiti, da tenersi ognuno nel proprio luogo di elezione, con diciotto body guards personali e ventiquattro scorte a tener lontana la gente, per carità, sai la ressa io la detesto.
– Intasamento della casella della posta – grazie a Dio l’e-mail è ancora ignota ai nostri candidati nonuagenari, altro che Obama che ti scrive tutti i giorni – con quintali di santini idioti inneggianti alla famiglia – ma quella, ormai si sa, è suscettibile di rimpasti in corso di legislatura, causa gravidanze impreviste – alla patria ed alla stabilità. Ovvero la continuazione di una gerontocrazia che ci sta seppellendo.

Nessun elettore potrà confrontarsi con i candidati, nessun elettore potrà soprattutto scegliere i candidati, né esprimere una qualsiasi opinione sui programmi od una legittima aspettativa sulle risposte da dare alle proprie necessità. Indubbiamente, abbiamo ciò che ci siamo meritati per nostra colpa e per nostra grave mancanza, ma forse sarebbe ora di ribattezzarla con un altro nome: in questa fiera del potere e dell’inciucio, democrazia è un termine improprio. Castacrazia, orrido neologismo, è tutto ciò che oggi siamo in grado di esprimere. Un po’ poco, per un paese che affonda e dovrebbe fare leva sulle proprie migliori risorse per rimettersi in piedi.

LiberaLmente

Pubblicato in : Primo piano

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