Forse i votanti alle cosiddette primarie del PD non sono stati tre milioni, ma poco importa. Certo è che l’elezione diretta del vertice del nuovo partito è stata un fatto significativo e gravido di conseguenze. Sbaglia chi lo sminuisce e sbaglia soprattutto il centro destra a non tenere conto delle conseguenze, sul piano politico, di quelle elezioni. Molte cose dipenderanno esclusivamente dalle scelte dei prossimi mesi ma ci sono i presupposti perché il panorama politico italiano cambi in profondità. Ed è la prima volta che accade. Cerchiamo di analizzare le novità in punti schematici:
1. Il nuovo partito è una formazione politica che ha deciso di rompere con la tradizione comunista. Resta ancora un sottofondo culturale di tipo marxista ma è destinato a dissolversi quanto prima. Fra l’altro i comunisti ortodossi sono andati via e per la prima ci sono “nemici” a sinistra;
2. Il PD si è posto anche nell’ottica del superamento delle esperienze del socialismo e della socialdemocrazia, tradizioni culturali importanti ma che per sopravvivere devono rivedere profondamente le loro impostazioni di base;
3. Ci sono i presupposti per fare del PD una forza a vocazione maggioritaria. Nella misura in cui i dirigenti del nuovo partito sapranno resistere alle prime onde d’urto negative, il bipolarismo sarà rafforzato fino a diventare irreversibile;
4. Il sindacalismo confederale si riconosce in gran parte nel nuovo soggetto e questo è uno dei principali presupposti per riuscire ad essere la forza di gran lunga più importante della sinistra;
5. Il mondo economico e finanziario guarda con interesse ad una operazione che potrebbe portare nella politica quell’ordine di cui il Paese ha bisogno;
6. Il PD dispone di una classe politica che mediamente è più preparata di quella delle altre formazioni politiche
I primi mesi comunque non saranno facili anche perché ci sarà da gestire l’impatto negativo del governo Prodi, ormai inviso alla stragrande maggioranza degli italiani. Il pericolo maggiore viene proprio da qui. Prodi ormai ha capito di essere politicamente un reduce. Persa la battaglia per guidare la prima fase del nuovo soggetto, è costretto ad appoggiarsi alla sinistra più radicale per non cadere prima del tempo. Gli farà concessioni su concessioni. Se Veltroni avrà il coraggio di staccargli la spina, dicendolo chiaramente agli elettori, farà la mossa vincente. Il PD perderà le prime elezioni ma creerà le condizioni per diventare un moderno partito di centro sinistra che può aspirare, da solo, alla guida del Paese.

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