‘Dirsi solo democratici non basta. Sarete socialisti oppure liberali ?’
“La battuta di Emanuele Macaluso (vedi la mail sul Riformista del 25 settembre): «Marchionne è un socialdemocratico, Fassino, invece, solo democratico», richiama con forza la necessità di riflettere come il dibattito sul nascituro Pd sia a volte ruotato, senza risultato, su di un aggettivo che non c’è, e cioè «socialista».
In verità, coloro che respingono l’ipotesi di conferire al nuovo soggetto politico l’identità socialista e la collocazione internazionale nella famiglia delle socialdemocrazie europee, sottintendono a loro volta l’aggettivo taciuto, ma implicito, nel loro pensiero: «liberale».
È evidente che tra un partito liberaldemocratico e uno socialdemocratico le differenze non sono solo di ordine storico, ma ineriscono all’attualità delle concezioni politiche e dei programmi di governo.
Carlo Rosselli aveva provato, con il suo socialismo liberale e il dittico di azione politica «giustizia e libertà», a sintetizzare la duplice stella polare che sul piano etico-civile avrebbe dovuto costituire l’orientamento di fondo del partito stesso.
Oggi nelle esperienze in Europa che, a torto o a ragione, vengono ricondotte a tale modello, l’economia di mercato è assunta come quadro di riferimento imprescindibile, ma bisognoso di una continua opera di monitoraggio e regolazione, affinchè non entri in collisione con altri principi e valori ritenuti anch’essi imprescindibili per una visione liberalsocialista della società.
La Costituzione italiana, del resto, già prevede nei suoi principi fondamentali che vi sono diritti costituzionalmente protetti tra i quali quello al lavoro, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla parità tra i generi. In quanto diritti, essi non possono essere abbandonati per la loro realizzazione alla mera azione del mercato, ma vanno garantiti comunque, se necessario, anche oltre il mercato.
E dunque a partire da queste esigenze che può essere rinvenuto il tratto socialista indispensabile in una formazione politica quale quella che Ds e Margherita ambiscono costituire.
L’elemento liberale invece dovrebbe essere quello che con maggiore sensibilità si pone a tutela di quei diritti personali che le forme di associazione collettiva tendono spesso a prevaricare.
Nel suo recente saggio ‘La democrazia che non c’è’ Paul Ginsborg afferma che «oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni». Si tratta di un programma sul quale potrebbero oggi convergere i padri storici del socialismo e del liberalismo ottocenteschi, Karl Marx e John Stuart Mili, come suggerisce l’autore nell’ironica descrizione di un immaginario incontro tra i due.
Resta il fatto che PENSARE DI NON QUALIFICARE QUELL’AGGETTICO’DEMOCRATICO’ CHE SI VUOLE UNICAMENTE ATTRIBUIRE AL NUOVO PARTITO CON ALTRI CONNOTATI NON E’ PROBLEMA SOLTANTO NOMINALISTICO, MA IMPLICA L’INTERA IDENTITA’ DI UN PARTITO (nostra sosttolineatura) che, se proprio non si vuole chiamare socialdemocratico, potrebbe almeno richiamarsi al socialismo liberale, una voce, per dirla con le parole di Antonio Ghirelli, che è l’unica mediazione possibile tra un mercato senza regole e un sotto-sviluppo senza speranza e alla quale non possiamo rinunciare.”
Luigi Ricca (da il Riformista)

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