Ci troviamo questa sera fra quanti pensano che esista la possibilità e la necessità di un partito laico, liberale e socialista in Italia . In particolare questo incontro è promosso da quanti si riconoscono nell’area liberal e laica della costituenda formazione. Da Bertinoro a Chianciano , quello che un po’ pomposamente ci avviamo a definire il “Movimento di Bertinoro” presenta le sue tesi e una proposta politica per una guida “riformista” della sinistra italiana.
E per verificare se questo è possibile e congruo , non si può che partire dalla chiara esposizione di scelte e principi ispiratori : per questo abbiamo raccolto e proposto nel documento che qui presentiamo quanto emerso in questi mesi di lavoro politico ed abbiamo chiamato a discutere tutti coloro che , provenienti da esperienze diverse di solida ispirazione riformista , si sono dimostrati interessati .
Il soggetto politico al quale aneliamo non può che ispirarsi al “darwinismo della politica”, ovvero affidarsi al principio della selezione sulla base del fatto che, “allorché mutano le condizioni, non succede soltanto che sorgano sempre nuove specie, bensì anche le vecchie specie scompaiono. Soltanto le specie che si adattano meglio e più rapidamente sopravvivono e si sviluppano ulteriormente”. E non può che presentarsi come l’evoluzione di tradizioni egualmente necessarie ed indispensabili al suo patrimonio genetico , quali quella socialista , liberale , laica e di quella originale e particolare, ma non per questo meno indispensabile, dei Radicali italiani.
A me tocca il compito di proporre una lettura del documento politico dell’area liberalsocialista. In esso troviamo innanzitutto l’identificazione di alcuni principi che definirei di “perimetro” , quelli che marcano le distanze e definiscono di fatto le differenze di “partito” con la “cosa rossa” e con il Partito Democratico. A mio avviso questi principi riguardano la politica internazionale , la laicità dello Stato ed i diritti civili , il problema della democrazia effettiva .
L’adozione dei principi del manifesto di Euston , e quindi per la difesa dei valori della democrazia , il rifiuto dell’antiamericanismo e del pacifismo a senso unico , segna una differenza costitutiva con le posizioni della sinistra massimalista , non sanabile nemmeno all’interno di un programma di governo . All’interno del futuro partito che uscirà dalla “Costituente” registreremo certamente differenze con quanto sostengono, per esempio, i compagni Intini o Bobo Craxi , ma si tratterà di diversità di natura diversa, perfettamente assorbili in una dialettica di Partito.
Le nostre posizioni in materia di diritti civili e laicità dello Stato impediscono la convergenza con chi, come il PD , si rassegna ad un compromesso al ribasso su questi valori.
Infine , nel rifiuto della plutocrazia imperante , nell’affermazione del principio della politica come servizio civile e non come interesse privati , nella parità effettiva di opportunità tra i sessi , troviamo una parte importante del confine che ci separa dal centrodestra e dalle sue politiche.
Accanto a queste scelte , che costituiscono per così dire la “differenza di specie” con altre formazioni politiche , ci sono valutazioni ed indicazioni politiche più centrate sul programma immediato di Governo, partendo dall’identificazione della crisi politica come una crisi di sistema nata dall’irrisolta transizione infinita ; il distacco della gente dalla politica determinato dalla cattiva politica spacciata oggi; la necessità di rilanciare il “sogno” riformista per la modernizzazione del Paese; la necessità di pensare ai meriti dei 2/3 ed ai bisogni del terzo impoverito, “tosando la pecora senza ammazzarla” .
E poi le scelte , precise , nette : la riforma della PA che non passa per il rinnovo dei contratti senza attenzione reale al merito e la stabilizzazione dei precari che evitano i concorsi ; il dover affrontare il nodo delle pensioni garantendo l’equità , ma senza caricare sui giovani il peso di un welfare ormai troppo malmesso , che manda in pensione uomini e donne nel pieno della propria attività per mantenere in casa figli che restano a loro carico fino ad oltre i trent’anni; l’affermazione che la legge Biagi è la modernità e non favorisce affatto il precariato, ed il dovere di lavorare politicamente per ripristinare le condizioni per le quali non si abbia il “posto a vita” , ma più posti di lavoro in successione; la caduta necessaria della pregiudiziale antinucleare per poter valutare investimenti e sicurezza ambientale per l’energia; la scelta federalista seria ed immediata, unica via per frenare il peggioramento dei conti ed abbattere il debito pubblico in maniera drastica ; l’uscita dal micidiale meccanismo della sinistra conservatrice “tassa e spendi” ( la spesa pubblica italiana , dopo la “rigorosa” finanziaria di Prodi , ha raggiunto il più alto livello assoluto e percentuale sul Pil della storia italiana !, esattamente come la pressione fiscale ); l’assicurazione dei diritti ai tre milioni di lavoratori stranieri ( compreso quello di concorrere attraverso le elezioni all’amministrazione ed alla gestione delle risorse pubbliche, che anch’essi contribuiscono ad alimentare) , unita ad una decisa politica di acquisizione della consapevolezza dei propri doveri , senza pelose indulgenze , dannose prima di tutto per gli stessi lavoratori stranieri .
In realtà quello sul quale noi oggi cerchiamo di ritrovarci è l’adozione di un metodo riformista .
L’essenza stessa di una politica che si ispiri a questa cultura è proprio il pragmatismo derivante da un pensiero organico che si basa sull’osservazione delle cose e indica una direzione di marcia e di guida del cambiamento , in contrapposizione all’empirismo senza principi che da troppo tempo si è impadronito della sinistra italiana.
Gli attuali schieramenti non sono stati in grado di fornire una risposta organica, flessibile, pratica, in una parola: politica, a questa domanda chiara dei cittadini elettori.
Rilanciamo il “nostro sogno” : modernizzare lo stato e l’economia, proteggere chi ha bisogno, aiutare chi ha meriti, punire chi non rispetta le regole; trasformiamolo in progetti, compiamo scelte coraggiose, purchè logiche, coerenti e fattibili e annunciamole chiaramente , perseguendole con decisione e senza esitazioni deleterie e se del caso anche in modo “indisciplinato”, privilegiando l’obiettivo al conformismo delle regole di coalizione.
D’altra parte avrebbe poco senso che proprio noi ci si attardasse a far da guardia presidenziale al governo Prodi dopo che da oggi è iniziata anche formalmente l’ennesima operazione di distacco e disconoscimento proprio da parte di quelli che non hanno mai smesso di far pesare essere gli azionisti di maggioranza della sinistra italiana , quei Ds e Dl che , sull’esempio dei sistemi delle scatole cinesi di borsa, con un consenso di poco più del venti per cento controllano più dell’ottanta per cento delle leve e delle posizioni di potere in Italia.
Quale che sia la situazione io credo che dobbiamo tutti prendere rapidamente coscienza di una verità che per la verità dovrebbe già fare parte del nostro genoma politico : la leadership riformista e modernizzatrice si conquista solo attraverso una battaglia politica a viso aperto , prendendo dei rischi molto elevati e non puntando alla salvaguardia di piccole posizioni di rendita marginale .
Lo hanno dimostrato i grandi leader socialisti e rinnovatori europei , come Blair , Schroeder e, a battaglia ancora in corso, Segolene Royal , che sono passati per un duro e dall’esito niente affatto scontato scontro politico interno alla sinistra , prima di poter presentare la propria candidatura vincente alla guida dei propri Governi.
Per lanciare la sfida politica liberalsocialista forse il coraggio politico non basterà : ma è certo che senza coraggio e volontà di sfidare il mare aperto della politica nessun soggetto laico,liberale,socialista, radicale, riformista, vedrà mai la luce.
Riprendendo le parole di Lanfranco Turci a Bertinoro qualche mese fa : chi se la sente di raccogliere con noi questa sfida ?

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