Riuscirà il governo Prodi ad uccidere nella culla il partito democratico? Il dubbio è venuto anche ai dirigenti della Quercia che dopo aver strombazzato per mesi se non per anni che il nuovo partito sarebbe nato dal basso con la partecipazione del popolo delle primarie, che avrebbe scelto tutta la classe dirigente ed in primis il nuovo segretario, hanno investito della carica Walter Veltroni. In pratica vanificando l’appuntamento del 14 ottobre. Il sindaco di Roma, accettando l’investitura, ha fatto già il suo discorso di insediamento. L’hanno capito tutti, tanto che non si trova più un candidato credibile alla segretaria. Nessuno, fra quelli di un certo peso, vuole sfidare Veltroni. Solo in parte perché si tratta di un candidato forte. Bersani ad esempio sarebbe stato disponibile, ma è stato fatto di tutto per farlo ritirare. La ragione è molto semplice: pensate un po’ cosa sarebbe successo o succederebbe se alle primarie Veltroni fosse sconfitto. Una catastrofe. Meglio allora fregarsene della “democrazia partecipata” e far correre quasi da solo il sindaco di Roma. Così almeno un problema è stato risolto. Mettendo in pista il suo uomo più mediatico, l’Ulivo sta cercando di uscire dal cono d’ombra nel quale l’ha cacciato Prodi e il suo malandato governo. Basterà? Forse, ma non è detto. I dubbi continuano a circolare. Incombono scelte importanti, pensioni, tav, finanziaria. Il rischio che il Pd sia travolto dalle macerie prodiane è fortissimo. Veltroni potrebbe non bastare. L’ideale sarebbe far cadere Prodi, ma non può essere fatto alla luce del sole. Ecco allora farsi avanti una doppia strategia. Quasi una manovra a tenaglia. Una leva agisce all’interno della maggioranza, l’altra all’esterno cercando di restituire fiato ad una opposizione asfittica e che mai come ora mostra l’assoluta inconsistenza della sua classe dirigente. Versante interno. Il pugnale è rappresentato dallo scalone sulle pensioni. D’Alema è stato il primo ad affilare la lama quando ha scelto un confronto con Epifani ad una manifestazione della Cgil per dire, papale, papale, che lo scalone non va abolito. Come bestemmiare in chiesa. Sulla stessa linea si è poi mossa tutta l’ala moderata, Fassino compreso. Lo scopo è evidente: far saltare i nervi alla sinistra radicale, farla irrigidire e mettere in difficoltà Prodi. Versante esterno. Il sito di Repubblica, abbiamo detto Repubblica non Libero o Il Giornale, mette in rete un video che dimostra come è stato truccato il voto all’estero. Sia chiaro, nessuna prova che il video sia vero ma solo il fatto di farlo circolare rende fiato alle trombe del centrodestra sempre più convinto di essere stato vittima di un grosso inganno.
Non c’è dubbio che Prodi abbia le ore contate. Devono farlo cadere per salvare il Partito Democratico e per cacciare dal governo l’ala radicale. Solo a queste condizioni la nuova forza politica avrà un futuro.
Tenaglia su Prodi/1: Far saltare i nervi all’ultrasinistra
Nella maggioranza il primo obbiettivo è evitare di bruciare Veltroni: il quale sarà pure incoronato ad ottobre, ma ha già fatto il discorso di insediamento. Così D’Alema provoca Epifani sullo scalone…

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