La congiuntura economica ha ripreso, per fortuna, il segno positivo, il disavanzo di cassa(tesoretto) consente qualche ridistribuzione, ma gli italiani sono afflitti comunque da un male sottile, psicologico più che reale e riguarda in particolare il futuro più che il presente.
La politica è fatta in Italia da gerontocrati, che non riescono a guardare avanti ed entrare in sintonia con il “paese reale” e vivo; anche i pochi giovani cooptati dalla partitocrazia rischiano di essere “pupi” telecomandati, gusci vuoti, veicoli di conservazione e poco inclini al cambiamento, così come richiederebbe la situazione odierna.
Ci sono aspetti di politica economica e sociale che non lasciano tranquilli i giovani nati negli anni ’70, e le loro famiglie, che fra trent’anni, se avranno la fortuna di totalizzare quarant’anni di contributi previdenziali ininterrotti, si ritroveranno una pensione pari alla metà di quella dei loro padri, probabilmente essendo questa una chimera, con le “vacanze contributive” e con un tasso di precarietà oggi al 30%, fra dieci anni al 70% e quindi di massa, “rebus sic stantibus”, la “frittata” sarà fatta, le aspettative caleranno a picco e una generazione dovrà sbarcare il lunario con 500 euro al mese (al valore attuale). Fortuna vorrà che fra trent’anni non esisteranno quasi più famiglie pensionate monoreddito, né pensionati con oneri di mutuo/ di affitto, perché le case in prop rietà dovrebbero superare il 95% e quindi l’Italia non sarà sull’orlo del baratro.
Necessita quindi distinguere “flessibilità” da “precarietà”: il primo concetto è principio irrinunciabile per l’impresa odierna, in regime di competizione e di incertezza, ma anche per il lavoratore di rango superiore è un’opportunità, quando non lede lo zoccolo della sicurezza esistenziale degli individui, delle famiglie, la sicurezza sociale.
In questo scenario economico e sociale critico, appaiono obiettivamente risibili le “polemichette” quotidiane tra i poli, monomaniacalmente assorbiti da una visione tutta istituzionalistica della politica (una poltrona in più o in meno, una sigla in più o in meno da imbarcare nella compagine governativa); questa indifferenza (o incoscienza) alla gravità dei problemi che richiedono soluzione comporta una speculare indifferenza del popolo italiano ai riti elettorali per il rinnovo delle amministrazioni locali che si manifesta in un astensionismo montante.
Vi sono delle emergenze che vanno risolte con decisione, a prescindere dalle alleanze governative e amministrative: la revisione degli indici catastali paventati rischia di fare “macelleria sociale”: per le abitazioni di residenza va neutralizzato qualsiasi tentativo antisociale e va accelerato il processo che tende ad azzerare la tassazione ICI per gli stessi proprietari.
Sarebbe opportuno che, prima delle prossime elezioni politiche, a prescindere da eventuali ritocchi ministeriali e governativi un’ampia base parlamentare, destra e sinistra, laici e cristiani, nordisti e sudisti, prima di uscire di scena, dia prova di maturità e responsabilità sociale, preoccupandosi delle coperture figurative previdenziali ove occorrono, per la generazione dei precari e si preoccupi di fornire un’alternanza formazione-lavoro per gli stessi.
Sulla falsariga dell’accantonamento TFR si potrebbe sperimentare un canale alternativo alle ritenute previdenziali odierne favorendo un piano di accantonamento mensile pluriennale a scopo previdenziale obbligatorio, più remunerativo e alternativo agli enti tradizionali, per i lavoratori che hanno condizioni lavorative precarie ed un reddito annuo inferiore a 20.000 euro.
Un patto strategico con le imprese che pianificano sviluppo, innovazione e crescita occupazionale di qualità e di eccellenza, con fiscalità di vantaggio e sostegni e tutoraggi all’export e alla ottimizzazione delle risorse. Anche per i privati, come per le imprese, la defiscalizzazione deve andare di pari passo alla sensibilità di utilizzare energia rinnovabile, solare e fotovoltaica e va fatto un ulteriore sforzo per abbattere costi di investimento ed installazione ancora proibitivi per la maggior parte dei privati.
Confidiamo nella capacità di chiudere dignitosamente la II^ repubblica ed evitare traumatici passaggi come quello di “tangentopoli-mani pulite” del 1992-93; nel caso contrario auspichiamo una rigenerante rivoluzione di velluto.
Francesco Attolico
attolico.dsepuglia@tele2.it – robin.son@email.it

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