(Con questo articolo di Silla Cellino, Pensalibero intende sollecitare un dibattito sui temi del lavoro per i giovani. Vi invitiamo ad inserire osservazioni e proposte. La sintesi del dibattito sarà un nostro contributo alla discussione in programma a Chianciano)
Sui problemi del lavoro le forze di maggioranza non esprimono una posizione univoca, se non generale e generica, e questo è successo anche per l’elaborazione del programma; pertanto non stupisce il ritardo con cui parte l’iniziativa. Al momento si conoscono i temi su cui si discuterà [rapporto flessibilità/precariato, ammortizzatori sociali, riforma delle previdenza, ecc.], ma non si è ancora giunti ad individuare il filo che lega questi temi, ossia una strategia complessiva per il welfare. Sempre al momento traspare l’intenzione del governo, che sconta anche la difficoltà di agire tra spinte e contrapposizioni politiche e sociali spesso ideologizzate, di muoversi verso il recupero di una “buona flessibilità”. Ciò significa predisporre gli strumenti opportuni affinché si operi una netta distinzione tra flessibilità e precariato, tale da far sì che quest’ultimo possa essere battuto o prevenuto e ricondotto nell’alveo del lavoro dipendente quando ne ricorrano le condizioni e che la flessibilità vera sia assistita da una continuità di garanzie anche quando non ci sia continuità temporale.
Del precariato stabilizzato si è già occupata la Finanziaria 2007, pur con un intervento criticato per essersi svolto, tra l’altro, in un arco temporale insufficiente che ne ha ridotto alla base l’efficacia, mentre pesanti interrogativi si stanno addensando per il modo in cui si stabilizzano i precari del settore pubblico. Sul punto della flessibilità, peraltro in evidenza anche nel dibattito europeo e che comporta una riforma generale degli ammortizzatori sociali, il governo percorre la via della concertazione, processo che non consente previsioni certe, perché nello stesso interagiscono forze con obiettivi e strategie differenti, talvolta contrapposte. Vi si rintraccia tuttavia una linea d’azione, già espressa con gli interventi del ministro al tavolo delle parti , in cui sono state esposte le direttrici di base in materia di tutela, mercato del lavoro e previdenza.
Il ritardo dell’iniziativa può anche essere inquadrato in una concezione strategica tendente all’individuazione ed all’attuazione progressiva degli obiettivi durante l’intera legislatura; anche una dislocazione in un arco temporale ampio trova giustificazione nel collegamento del percorso con il reperimento e l’impiego delle risorse. Però di contro, pur essendo sostenibile una certa gradualità per un problema di risorse e per la riforma delle strutture operative e di sostegno, essa deve commisurarsi ad un disegno complessivo da definirsi in termini e tempi brevi, sia pur con gli opportuni e necessari adattamenti e verifiche. Del resto non si arriva ora d’improvviso ad occuparsi della questione, ma preceduti e sostenuti da un dibattito che viene da lontano e da una ricchissima produzione di idee nel campo del diritto del lavoro e dei suoi collegamenti di taglio economico e sociologico.
Il percorso proposto dal ministro su programmi ed obiettivi in tema di tutele del lavoro e di ammortizzatori sociali, si può così sintetizzare:
1) armonizzazione degli istituti di disoccupazione ordinaria e di mobilità con l’obiettivo di uno strumento unico per il sostegno del reddito ed il reinserimento lavorativo
2) unificazione di cig e cigs adottando strumenti per prevenire abusi o comportamenti opportunistici; coinvolgimento degli enti bilaterali per il controllo sul funzionamento e per l’estensione della platea dei beneficiati; modulazione di tempo diversificata per cause derivanti da fattori congiunturali negativi o da eccedenze di manodopera e infine coinvolgimento delle aziende nel processo di ricollocazione
3) ridefinizione del trattamento di disoccupazione con requisiti ridotti e maturazione del diritto anche per i lavoratori parasubordinati
Un programma impegnativo, che punta a rimuovere la dicotomia tra disoccupazione e mobilità razionalizzando gli istituti, anche ad evitare distorsioni ed abusi come già segnalati in passato; per contro, in sede di finanziaria 2007, si è disposto in materia di cigs un regime di proroga su provvedimenti già presi dal precedente governo, con tutti i dubbi e polemiche su ipotesi di clientelismo latente o effettivo che essi avrebbero comportato. Tuttavia, tranne un generico richiamo ad un rilancio ed al potenziamento dei servizi per l’impiego ed alle politiche attive, il tassello importante e quasi essenziale di una strategia per la tutela attiva resta affermato, ma non definito; e ciò, in mancanza di azioni positive ed opportuni strumenti, lo rende un obiettivo difficilmente attuabile. Si continua infatti a fare riferimento ad un solo soggetto, lo stato erogatore di servizi, mentre difetta il coinvolgimento delle altre parti affinché si attivino in un ruolo partner della riforma: nonostante il continuo richiamo alla compatibilità delle risorse, non c’è accenno alla possibilità che alcune di queste possano liberarsi da sole con l’impegno e la responsabilità di tutti gli attori.
Occorre invece evitare che la spesa pubblica per gli ammortizzatori sociali rimanga improduttiva, ponendo le basi di lavoro per indirizzarla verso una funzione più dinamica, attuando il principio della tutela attiva ed evitando che il meccanismo di sostegno alla disoccupazione si trasformi in un reddito artificiale disincentivante la ricerca e l’avviamento. Va realizzata pertanto un’azione decisa per l’efficienza delle strutture pubbliche (o anche private) dei servizi all’impiego, per i quali organizzazione e qualità insufficienti inducono il rischio di un uso passivo e meramente assistenziale delle prestazioni previdenziali, la cui alternativa è un fatto di scambio: io stato ti do il sussidio, però ho diritto di usufruire del tuo tempo per darti una formazione o per riutilizzare, anche adattandola o completandola, la tua formazione precedente, per accompagnarti a cogliere maggiori opportunità per il futuro. A tale processo resta intimamente legata la compresenza delle aziende e/o dei comparti produttivi, perché si realizzi una trasparenza del mercato che renda visibili i bisogni di formazione richiesti. Queste attività sono politiche attive e rappresentano l’essenza dei servizi per l’impiego, quelli tradizionali di derivazione pubblica e quelli collegabili agli operatori privati del mercato del lavoro, ivi compresi gli enti bilaterali: quanto a questi ultimi, visto che ci sono e pare non se ne possa fare a meno, facciamo in modo che servano a qualcosa.
Tutti gli attori del processo hanno perciò lo stesso obiettivo: quello di accorciare i tempi mediante il rapido reinserimento nel mercato del lavoro e di contrastare il fenomeno del reddito artificiale operando una netta separazione tra disoccupazione e non lavoro finanziato, fenomeno quest’ultimo che, a parte questioni di moralità, è anche dannoso agli effetti della dinamicità e della crescita del sistema. Ci sarà sempre, anche per motivi di carattere sociale, un livello d’inattuabilità, uno zoccolo duro di soggetti refrattari in tutto o in parte alla rioccupazione, però la scommessa dovrà essere quella di abbassare progressivamente, ma irreversibilmente, la cifra di questo livello, anche per la consapevolezza che è proprio all’interno di questo zoccolo duro che si annida in gran parte la fabbrica del lavoro nero.
Silla Cellino
1) Si vedano gli interventi del ministro Damiano in http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/PrimoPiano/19042007tavoloconcertazione.htm

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