1952 rapine, 28830 furti. Sono questi i numeri con i quali il Ministero dell’Interno ha fotografato l’aumento di reati nel periodo fra l’agosto e l’ottobre 2006 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un aumento che per il Viminale è da ascriversi in gran parte all’effetto “indulto” dato che fino a luglio dell’anno scorso questo tipo di reati presentava una leggera flessione. Fra l’altro, ancora per il Viminale, è proprio la natura di questi reati ad aumentare nei cittadini il senso di insicurezza. Quasi in contemporanea a questa presa di distanza del ministro Amato da uno dei provvedimenti cardine del Governo, il Guardasigilli Mastella e lo stesso Presidente della Repubblica difendevano la misura. Mastella dicendo che “solo l’11,11 per cento degli indultati era tornato in carcere” e che se l’indulto “non ci fosse stato avremmo avuto un’esplosione di collera incontenibile” nelle carceri. Napolitano affermando, proprio durante una visita a Rebibbia, che il provvedimento è stato “un passo eccezionale ma necessario per rendere più vivibili e degne le carceri italiane”. La polemica ha creato una nuova frattura nel Governo ma anche nell’opposizione dove An e Lega Nord non erano state d’accordo. Si ripete così a distanza di pochi giorni la stessa situazione che si è avuta con l’allarme siccità che ha occupato per una o due settimane le pagine dei quotidiani. Situazioni molto diverse certo ma entrambe sintomatiche di un certo modo di ragionare della nostra classe politica. Due fenomeni oggettivi, la delinquenza e la scarsità di piogge, provocano allarme sociale da un lato per il verificarsi di un certo tipo di reati, come furti e rapine, dall’altro per la riduzione dell’acqua a disposizione. Si potrebbe rispondere alla doppia emergenza aumentando l’efficienza dei rispettivi sistemi, quello giudiziario, dimezzando ad esempio i tempi dei processi ed impedendo così che la gente stia troppo tempo in carcere in attesa di giudizio, e quello della distribuzione dell’acqua, diminuendo le perdite medie degli acquedotti che ormai sfiorano il 40% dell’acqua distribuita. Invece no, si punta sulla strada opposta. Per avere più posti in carcere si aprono le porte delle stesse e per avere più acqua a disposizione si invita la gente a consumarne meno fino ad arrivare a sfiorare il senso del ridicolo con il Corriere della Sera che ospita con grande rilievo articoli con cui si cerca di convincere le persone a lavarsi di meno.
Uno degli aspetti più gravi del degrado italiano è qui: la sua classe politica, non importa se di destra o di sinistra, non è mai chiamata a rispondere, concretamente, delle sue azioni. Manca il principio di responsabilità. Si passa il tempo a discettare sulle cose più assurde e nessuno, o davvero pochi, pensano a dare ai cittadini quello che nella loro stragrande maggioranza vogliono: una sana, corretta ed efficiente amministrazione della cosa pubblica. E’ un problema di cultura, ed è per questo che è difficile risolverlo.
I limiti della classe politica italiana: tanta filosofia e pochi fatti.
I limiti della classe politica italiana: tanta filosofia e pochi fatti. Gli ultimi esempi dall’indulto e dalla paventata crisi idrica.

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