Mentre si spengono le luci sui congressi di D.S. e Margherita che hanno segnato una svolta epocale nella convergenza-fusione (fredda?) nel Partito Democratico, il principale competitor, Berlusconi, abbandona la tattica livorosa, risultata inefficace ai fini della caduta anticipata dell’esecutivo, e non disdegna a sua volta di “votarsi” al nascente e per lui convincente Partito Democratico neo-centrista.
L’ alternativa è quella di prendere al balzo qualche segnale di incoraggiamento che perviene dallo stesso versante (Fassino in primis) per farlo tornare alle origini, nell’alveo della genialità imprenditoriale, pronto a fare scuola ad una nuova generazione di imprenditori propensi all’espansione e non sulla difensiva, prendendo in mano la Telecom e riportandola su lidi rosei e fortemente competitivi.
Questa ambiziosa neo-avventura imprenditoriale porrebbe definitivamente la parola fine all’impegno diretto in politica, che ha tempi troppo lunghi per l’indole del cavaliere e, senza fare scelte di ripiego, potrebbe decidere di favorire (come regista-sponsor) il ricambio/successione in tempi ragionevoli in Forza Italia e/o nella coalizione/partito unitario di destra.
Prodi intanto, in attesa di prendere in mano le redini del nascente Partito Democratico, unica figura super partes rispetto a D.S. e Margherita, può guidare per un altro anno la coalizione di governo e passare il testimone per la conclusione della legislatura al ticket D’Alema-Rutelli, con il proposito di conseguire, in regime bipartisan o a bipolarismo tenue le riforme economiche, del lavoro, previdenziale ed elettorale. Il Partito Democratico si collocherebbe in Europa in un’area indipendente e in alleanza con i soggetti laici, liberali, socialisti, ambientalisti e di sinistra alternativi ai popolari e conservatori europei.
In Italia un recupero proporzionale con sbarramento rimescolerebbe le carte, smantellerebbe il bipolarismo coatto e una II^ repubblica agli sgoccioli, fondata per un quindicennio su alleanze anti-qualcosa, dando spazio ad una politica in positivo fatta di 5-6 forti e dignitosi raggruppamenti non più costretti a “purgarsi” e ad essere risucchiati. Le tentazioni settarie e ultra identitarie (quella socialista, quella leghista, quella ambientalista), pena il rischio di scomparsa sotto la soglia di sbarramento, sarebbero costrette a trovare prospettive federative, di alleanza/fusione, dando luogo ad una semplificazione ulteriore del quadro politico.
Di qui a poco intanto si verificherà il motivo principale di contraddizione politica attorno all’ ipotesi di referendum per il bipartitismo, una volta superata la stagione della contraddizione laico/clericale, che ha lasciato intravedere qualche deja-vu di oziosa e calcata contrapposizione, spesso poco comprensibile e ideologica per ampie fasce di popolazione non ancora emancipata da problemi contingenti. L’impegno sarà quello di non lasciare presagire propositi di inciucio bipartisan al 51% per P.D.- F.I. tali da sbarazzarsi dell’altra mezza Italia.
Le similitudini tra la legge Acerbo, che costituì la piattaforma di legge su cui la minoranza fascista prese il potere e l’attuale referendum, che potrebbe assicurare pieni poteri ad una minoranza, sono purtroppo presenti e preoccupanti.
Francesco Attolico

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