una bella e rischiosa iniziativa, che alla fine non ha trovato tutti d’accordo sulla difficoltà di comunicare la poesia
Il 21 Marzo, si è conclusa a Napoli, una importante manifestazione, intitolata: “Una piazza per la poesia”. Sei giorni sui passi della parola. Significativa per diversi ordini di motivi: innanzitutto il luogo in cui si è svolta, i portici di Pzza del Plebiscito, grazie a questa manifestazione divenuta, centro di tanti incontri tra poeti di tutte le nazionalità e di tutte le età.
Per 6 giorni la Piazza del Plebiscito è stata animata da numerosi eventi, non solo riguardanti la poesia ma tutte le arti: dalla pittura, al canto, al ballo, a rappresentazioni originarie di diverse culture, di vari modi di vivere e esprimersi. Napoli è anche questo. Energia vitale e creativa, aperta al dialogo tra l’arte e la vita, tra tutto ciò che è incontro, condivisione, nel segno della pace e dell’arricchimento culturale.
Questa ricca Kermesse, promossa dalla commissione nazionale dell’Unesco per la giornata mondiale della poesia, il 21 marzo 2007, è stata promossa dalla associazione culturale del Plebiscito, nata di recente, per reagire al trasferimento della libreria Treves da via Toledo ai portici di Piazza del Plebiscito, che specie di notte sono una zona desolata, dove quasi nessuno ci passeggia. Anche perché la Pzza del Plebiscito, non è animata, è un grande spazio, dove si potrebbero mettere su centri culturali, di aggregazione, invece è un luogo morto, che non attira. L’obiettivo principe della neonata associazione culturale del Plebiscito è proprio questo: animare questa Pzza così bella di Napoli, magari facendola diventare un punto di riferimento, un luogo di incontro per gli amanti della cultura, seguendo l’esempio di questa 6 giorni di poesia. Che questa esperienza non cada nel nulla, ma serva a scuotere chi può farlo a dare un nuovo volto e un nuovo ruolo a questo importante sito di Napoli.
C’è anche l’importante questione della rivalutazione della libreria Treves, una delle librerie tradizionalmente più importanti di Napoli. Il luogo in cui è ubicata adesso, sicuramente non le dà quella visibilità che le compete.
A sostenere queste idee e ad essere protagonisti della manifestazione, importanti istituti di cultura come: l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l’Istituto “Grenoble”, l’Università di lettere e filosofia della Federico II, la Biblioteca Nazionale, di cui il direttore Mauro Giancaspro, è uno dei soci dell’associazione culturale per il Plebiscito”, il quale per l’occasione ha messo a disposizione la prestigiosa Sala Rari per una rappresentazione, una drammatizzazione leopardiana.
Una ricca Kermesse dunque, che ha visto come protagoniista la poesia, un’arte spesso considerata per pochi, invece portata nelle piazze, tra la gente, ha sicuramente realizzato il fine di grande spessore comunicativo che è stata l’anima di questa iniziativa: far dialogare anche le culture più lontane, quelle che in teoria sembrano non avere un punto d’incontro. Quando c’è il cuore, la passione, gli ideali possono provare ad entrare nella realtà, non è detto che ci riescano, ma è sempre meglio rischiare un incontro, che potrà diventare scontro, non comunicazione, piuttosto che restare fermi e dare per scontata la realtà, che è così varia e sorprendente.
Le cose possono succedere, così come possono non succedere.
La poesia è il regno delle possibilità, c’è qualcosa di divino nell’ispirazione che potrebbe far accadere un miracolo. O al contrario quel divino potrebbe dissolversi e diventare irraggiungibile. Perciò indipendentemente dalle diverse correnti di pensiero, è bene che questa manifestazione ci sia stata e che come questa ce ne saranno ancora tante. In un mondo dove probabilmenmte nessuno legge, né ascolta poesie, è bello pensare a un meraviglioso aneddoto raccontato da Gennaro De Martino il giorno dell’inaugurazione: “Alcuni poeti, ognuno di una nazionalità e lingua diversa, si riunivano sempre nello stesso posto per leggere le loro poesie, naturalmente in lingua originale. Nessuno capiva nessuno, ma si creò fra tutti un legame misterioso, magico, che alcuna barriera avrebbbe potuto spezzare”.
Non a caso l’Unesco ha dichiarato il 21 marzo anche il giorno dell’abbattimento di tutte le barriere: razziali, religiose, sociali, culturali…
Paulette Ievoli

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