Il fantasma ha una somiglianza notevole con la figura alta e massiccia dell’ultimo segretario del PSI di fine millennio, quel partito che lanciò anche in Italia la sfida allora detta “ eurosocialista “ della modernità contro la società dei privilegi corporativi.
In Europa Blair , Zapatero ed ora Segolene Royal mantengono, dopo l’era dei giganti Soares, Mitterrand, Gonzales, la presenza in carne ed ossa politica di un partito che incarna ancora la sfida della modernità e del progresso economico e sociale, mentre in Italia le idee del socialismo moderno non trovano il luogo nel quale tradursi in presenza politica attiva.
Gli esorcismi per liberarsi del fantasma socialista sono stati molteplici, esercitati da apprendisti stregoni di vario genere e numero , che hanno cercato di confinarlo nella soffitta della storia politica italiana , salvo cercare, alla sua immancabile ricomparsa, di creare delle scatole politiche, dei simulacri che potessero appropriarsi di etichetta e tradizione sul contenitore senza immettere contenuti coerenti al proprio interno.
I fallimenti del Cosa 2, 3 e seguenti, dei vari partitini della “diaspora” socialista , della corrente socialista mai vista di Forza Italia e quanti altri ricordiamo in questi ultimi dieci anni hanno in comune proprio il girare al largo dai problemi politici posti dal rinnovato socialismo riformista europeo alla politica italiana ed alla sinistra in particolare. Né ha fatto meglio la schiera, sempre più sottile, degli sconfitti sopravvissuti del Psi del garofano, che sono riusciti al più a mettere in piedi qualche associazione di combattenti e reduci, con una influenza marginale nella politica attuale perché soprattutto preoccupati di non disturbare il manovratore di riferimento (a destra Berlusconi e a sinistra i DS).
Io credo che l’errore comune a questi diversi tentativi sia stato quello di cercare di risolvere la questione socialista come la questione “dei” socialisti, dell’appropriazione più o meno indebita del nome, della collocazione o dell’utilizzazione di un ceto politico di ex-socialisti: questione alla quale posso avere la massima attenzione mia personale, ma che non ha alcuna attualità ed interesse politico.
Quello con cui occorre fare i conti sono le questioni poste, a volte senza saper fornire adeguate risposte, dai socialisti, che sono oggi ancora più impellenti ed attuali: le questioni della laicità, delle libertà individuali ed economiche, della competitività, dei meriti e dei bisogni, la questione del Nord, del rinnovamento dello Stato. Temi che avevano suscitato grandi aspettative, ma che erano rimasti largamente inevasi e che, per questo, probabilmente, sono alla base della sconfitta dei primi anni ’90 del PSI più che la persecuzione giustizialista.
Il progetto, o meglio la suggestione della “Rosa nel Pugno” è stato, prima di impantanarsi in poco comprensibili questioni di rapporti societari, il più serio tentativo di riproporre questi temi all’ordine del giorno ed all’attenzione di una coalizione di centro-sinistra divisa tra conservatori rossi e agnostici ufficiali- riformisti in privato: l’interesse e quasi l’entusiasmo per quanto evocato più che detto dalla Rnp dimostra che esistono uomini e donne in carne ed ossa oggi mobilitabili sulle scelte politiche e civili.
Pietro Nenni diceva , nei momenti di crisi “Politique d’abord”, la politica prima di tutto: è sulla discussione su precise opzioni politiche, sulle analisi e le proposte come quelle di Ichino, Ricolfi , Giavazzi, che si può ricostruire una proposta politica liberalsocialista, che si selezioneranno i nuovi leader o, come si diceva meglio una volta, i nuovi rappresentanti politici e si potrà dare vita ad una nuova formazione politica a guida sicuramente riformista.
Il futuro del socialismo liberale e riformatore sarà determinato da quanti saranno disposti a raccogliere e rilanciare appelli come quelli di Lanfranco Turci: chi si unisce ai pochi che hanno iniziato ?
Franco D’Alfonso
Presidente Club Porto-Franco
Club socialista e riformista di Milano

Leggo: “Temi che avevano suscitato grandi aspettative, ma che erano rimasti largamente inevasi e che, per questo, probabilmente, sono alla base della sconfitta dei primi anni ’90 del PSI più che la persecuzione giustizialista.”
Ritengo sia in gran parte fondata tale riflessione. Ma più ancora che sui temi -peraltro ieri e oggi di moneta falsa- sui modi di rappresentarsi come forza partito. Il “PSI”, diciamola tutta spietatamente, non seppe essere partito socialista; pure di governo.
Divenne luogo di avventure pseudo ideologiche, di “imbrogli” tematici quali “i meriti e i bisogni”, nel quale trovarono rifugio tutte le possibili ignominie della reazione e dell’oscurantismo sociale.
Si calò, sulla iniquità, il regime della convenienza. Di predoni.
Ma è una storia che attiene ai principi e ai baroni di quel partito. Non agli uomini e alle donne che con il loro lavoro e la loro umiltà hanno fermentato, anche da posizioni diverse, la storia della Repubblica.
Il tempo muta. Noi mutiamo.
La storia, se vogliamo, sarà diversa.
franchini
Caro Franchi,
già da prima delle elezioni, pongo dei quesiti sul sito della RnP.
L’alleanza con questo centrosinistra è a “prescindere” o “condizionata”?
Si tratta di una scelta considerata ineluttabile(quindi l’unica prevedibile anche in futuro) o ripensabile,in base ai risultati ottenuti ,dal punto di vista programmatico?
E’ una scelta ideologica o pragmatica?
Attendo risposte.
Solo in base ad esse potrò decidere se impegnarmi nell’Associazione presieduta da Turci.