Il governo Prodi e la maggioranza di centro-sinistra si avviano inesorabilmente con la loro prima Finanziaria a confermare l’immagine di fautori della politica delle tasse.
Non era stato dunque un difetto di comunicazione quello che li aveva colpiti alla vigilia del voto, quando si attirarono addosso questa accusa favorendo la grande rimonta di Berlusconi, buttando alle ortiche una vittoria che sembrava certa (noi condividiamo quanto detto insospettabilmente dall’on Cesare Salvi: “quelli lì credono ancora di aver vinto le elezioni”).
Eppure, ci sarebbe il modo di evitare di spremere il contribuente come si accingono a fare. Basterebbe fare la cosa più logica: cominciare da se stessi. Non intendiamo la demagogica proposta di ridurre gli stipendi e gli altri appannaggi di ministri, deputati, senatori, consiglieri e assessori regionali, provinciali e comunali. Si dovrebbe fare, ma non sarebbe la soluzione del problema. Intendiamo una cosa più seria: ridurre drasticamente gli elefantiaci apparati della rappresentanza politica, secondo le indicazioni di un recente studio degli onorevoli Salvi e Villone –uomini di sinistra- che hanno documentato la insopportabile dilatazione di assemblee, giunte, enti e aziende pubbliche.
Non saremmo meno democratici se avessimo 400 deputati invece di 630; 200 senatori invece di 315; consigli regionali di 30-40 componenti; consigli comunali dimezzati. E se si abolissero le Province, i consigli di Quartiere mantenendo il decentramento dei servizi, magari affidandoli a delegati del Sindaco, e se si accorpassero i piccoli comuni. Sarebbero miliardi di euro risparmiati, e ne risulterebbe accresciuta l’efficienza della pubblica amministrazione.
Si tratterebbe di un risparmio strutturale, non momentaneo, che contribuirebbe a sdrammatizzare il momento dell’approvazione della Finanziaria che ogni anno si ripropone come un autentico suk nel quale mercanteggiamenti, ricatti e patti scellerati dispiegano i loro effetti nefasti.
Non siamo ingenui e sappiamo bene quanto sia difficile realizzare questa misura: il ceto politico si regge e organizza il consenso non solo occupando le istituzioni democratiche; a questo ha bisogno di aggiungere la creazione di nuove occasioni per cooptare a getto continuo un numero sempre maggiore di appartenenti al ceto dei professionisti della politica.
E’ una spirale perversa che occorre spezzare a qualsiasi costo. Ed è per il Polo laico, liberale e socialista una priorità sulla quale intendiamo chiedere la convergenza di tutte le forze dell’area laica e socialista. Una battaglia sulla quale cercare e realizzare l’unità. E che battaglia!
Prima di aumentare le tasse eliminiamo l’elefantiasi di assemblee elettive, giunte, enti e aziende pubbliche!
Non saremmo meno democratici se avessimo 400 deputati invece di 630; 200 senatori invece di 315; consigli regionali di 30-40 componenti; consigli comunali dimezzati. E se si abolissero le Province, i consigli di Quartiere e se si accorpassero i piccoli comuni.

DIAMO BATTAGLIA!
è una battaglia di civiltà che si deve vincere con la partecipazione di tutti i cittadini.
Facciamo una più vasta informazione e sensibilizzazione, nel contempo una petizione!
sarebbe da eliminare anche lo spreco di risorse per il mantenimento degli apparati.
Ad esempio in vari Enti pubblici -iniziamo dalla Regione- le stanze degli Amministratori nonché di molti dirigenti e super dirigenti hanno una superficie paragonabile a quella di un appartamento (bi -tri locale) Che stranezza,vero? mentre negli appartamenti di nuova ciostruzione le stanze sono semopre più piccole,addirittura minuscole , perché -dicono gli impresari – i costi crescono e le aree fabbircabili sono poche , negli Enti pubblici le stanze -in immobil idi prestigio e quibndi con affitti non proprio “popolari” crescono.
In un Comune ho visto che ubna stanza occupata da quattrio persone è ora stata assegnata ad un Dirigente (altro che il 3 x2 della coop. siamo al 4 x 1) . Il ritoernello è vecchio..i soldi ci sonop e allora spendiamoli …tanto paghiamo noi