Fu il precedente governo Prodi che nell’ottobre del 1997 avviò la privatizzazione di Telecom. E’ in questa operazione che vanno ricercati tutti i mali della situazione attuale. Ma andiamo con ordine. All’epoca infatti il Governo vuole privatizzare ma a certe condizioni e a certe persone. Così il 20 di Ottobre parte l’Offerta Pubblica di Vendita, si chiude il 24 con un netto successo. 2 milioni di risparmiatori acquistano l’85,5 delle azioni, il 5,5 per cento se lo trattiene il Tesoro insieme ai poteri che derivano dalla golden share, fra i quali quello di decidere, attraverso il gradimento, chi poteva avere una quota superiore al 3 per cento. In base a questo meccanismo viene creato un “nocciolo duro” del 6,6 per cento del quale fanno parte, oltre alla finanziaria degli Agnelli, tutte le principali banche del paese che, come è noto, gravitano nell’orbita del centro sinistra. Alla faccia della privatizzazione è questo 6,6 per cento che, insieme al Tesoro, controlla di fatto la società. Ben presto questo strano connubio, insieme ad alcune operazione di strategia industriale sbagliate, dimostra tutti i suoi limiti. Nel frattempo si è avuto anche un cambio al governo, D’Alema ha sostituito Prodi. Parte la scalata di Colannino alla società. Il governo guarda con simpatia ai “coraggiosi” che vogliono acquistare una grande azienda per competere sul mercato. L’operazione riesce ma costa 100mila miliardi di vecchie lire. Siamo nel febbraio del 1999. La stragrande maggioranza dei soldi che Colannino ha investito vengono da prestiti. Il debito della nuova società è impressionante. Ben presto il suo peso si fa sentire e Telecom entra in fibrillazione. Appare all’orizzonte Tronchetti Provera. Siamo nel 2001. Tronchetti Provera, insieme a Benetton, rileva la società pagando uno sproposito le azioni e ancora una volta facendosi prestare i soldi. Il debito di Telecom sale alle stelle. Nel 2005 per fare fronte alla situazione Telecom incorpora Tim lanciando un’Opa e facendosi ancora una volta finanziare. Il debito di Telecom sale da 29 miliardi di euro a 44. Il resto è storia recente. Con alcune cessione Telecom riduce il debito agli attuali 41,2 miliardi di euro. Nemmeno i proventi di Tim riescono a far calare la pressione sul gruppo. Diventa inevitabile procedere ad alcune ristrutturazioni. Le strade individuate sono due: lo scorporo di Tim due anni dopo la fusione e la sua vendita e lo scorporo delle rete di telefonia fissa. Per la prima società non si vede chi in Italia abbia i soldi per acquistarla. Questo significa che Tim andrebbe ad un gruppo estero facendo uscire del tutto il nostro paese dalla telefonia mobile. Buio pesto per la rete fino a quando, è notizia di queste ore, viene fuori un piano segreto di uno stretto consigliere di Prodi, nel frattempo tornato al governo, per fare riacquistare l’infrastruttura dallo Stato.
Sono passati 8 anni da quando Prodi iniziò l’operazione. In questo frattempo una società florida e dalle grandi prospettive è stata caricata di debiti ma i suoi gestori pro tempore hanno avuto i loro bravi tornaconti. Oggi il cerchio si chiude di nuovo con Prodi.
Si sbaglia a dire che di queste privatizzazioni, di questi pseudo capitalisti e di questi signori ne faremmo volentieri a meno?
Il pasticciaccio brutto di Telecom e le privatizzazioni di prodi. Breve storia di come si fanno fessi gli italiani che pagano le tasse e fior di bollette.
Oberata dai debiti Telecom è costretta a vendere i gioielli di famiglia. Fra i possibili acquirenti di una parte del pacchetto quello stesso Stato che aveva proceduto ad una falsa privatizzazione

Prima la fusione San Paolo-Intesa orchestrata in gran parte da Palazzo Chigi(Prodi un favore al suo grande elettore Prof. Bazoli non poteva non farlo..), poi Di Pietro che impedisce(su suggerimento prodiano..) la fusione Autostrade-Benetton, ora l’affaire Telecom con Rovati(ovvero il braccio destro operativo di Prodi)che si mette a fare il banchiere d’affari direttamente da Palazzo Chigi. A me sembra che stiamo sempre più assomigliando alla Russia degli oligarchi: dalla padella berlusconiana alla brace prodiana. E nessuno tranne Capezzone,che molti amano odiare ma che è invece uno dei pochi preparati e coraggiosi in circolazione, a dire che qua stiamo prendendo una brutta piega. Quello che ha fatto la coppia Rovati-Prodi in uno dei tanti famosi paesi normali di dalemiana memoria avrebbe una sola possibile soluzione:dimissioni del Primo Ministro!