Ormai non passa giorno senza che al povero elettore di centro destra arrivino segnali inquietanti sullo stato comatoso della sua ex maggioranza. L’ultimo in ordine di tempo riguarda la vicenda D’Elia/Farina. I fatti sono noti. Sergio D’Elia, ex dirigente di Prima Linea condannato a 25 anni, poi ridotti a 12, per aver partecipato all’assalto al carcer4e di Firenze dove perse la vita l’agente Dionisi, è stato eletto prima deputato per la Rosa nel Pugno, poi segretario della Camera. Parimenti Daniele Farina, leader storico del centro sociale milanese del Leoncavallo, condannato varie volte per reati di violenza, è stato eletto deputato per Rifondazione e poi vice presidente della Commissione Giustizia della Camera. Dal punto di vista giuridico tutto perfettamente legittimo. A lasciare perplessi era stata semmai l’opportunità politica non tanto dell’elezione quanto dei due incarichi istituzionali. Da qui l’iniziativa di alcuni parlamentari i centro destra che avevano presentato una mozione, primo firmatario Sandro Bondi non uno qualsiasi, per rendere impossibile l’accesso alle cariche istituzionali di quanti si fossero macchiati di particolari tipo di reati. La mozione è stata regolarmente presentata. Poi al momento del voto è stata ritirata dagli stessi proponenti, viste le molte dissociazioni che venivano dai banchi dello stesso centro destra. Una scelta giusta. Può dispiacere, ma non si vede perché se uno è eleggibile non possa essere chiamato a ricoprire incarichi istituzionali. Saranno semmai le forze politiche che lo hanno candidato, fra l’altro con una legge senza preferenze, a rispondere della loro scelta al corpo elettorale. Introdurre una specie di ineleggibilità di secondo grado legata a certi reati commessi in passato, oltre che sbagliato è anche pericoloso. Ma se la scelta è stata giusta perché la mozione è stata presentata? Prima spiegazione. In Forza Italia e nel centro destra si fa politica in modo superficiale. Bastava infatti fare una riunione dei gruppi parlamentari, riflettere sull’iniziativa, sentire le varie opinioni e si sarebbe capito che non era il caso di andare avanti. Si sarebbe evitata la brutta figura che poi è stata fatta. Seconda spiegazione. Nel bene e nel male senza Berlusconi Forza Italia non sa che pesci pigliare. Abituati a seguire il capo i dirigenti del partito non sanno più come muoversi quando devono decidere da soli. Forse sono vere entrambe le cose. Comunque sia Forza Italia e l’alleanza sono allo sbando. Senza una iniziativa forte da prendersi entro luglio o al massimo a settembre il movimento corre il rischio di implodere. Con buona pace di quanti, nonostante tutti gli errori fatti, hanno dato ancora la loro fiducia al centro destra.
Caso D’Elia. La CDL lancia il sasso, poi si spaventa e ritira la mano. Forza Italia e Alleanza allo sbando
La scelta è stata giusta, ma perché allora la mozione è stata presentata? In Forza Italia si fa politica in maniera superficiale. E, soprattutto, non si è abituati a decidere senza Berlusconi.

Il richiamo alla legge elettorale senza preferenze mi sembra debba essere illuminante . In Toscana ,esempio storico,la legge elettorale senza preferenze ( denominata tout court “inciucio”;e con l’aumento delle poltrone in consiglio,nota bene !) vide la convergenza piena e convinta di tutta la schiera dei baldi casalibertari ( da AN ad UDC –contraria a parole ,ma solo per politica generale del partito-agli eroici forzisti ) ; a dimostrazione che una sola è la finalità . Si tratta sempre e comunque di restare a galla ,alla faccia di tutti i princìpi e di tutti i precedenti. Altro che seguire il capo . Si seguono precisi interessi ,personali e “di categoria”.