Caro Boselli, i socialisti, del PSI di Nenni, di Pertini, di De Martino, di Lombardi e di Craxi ti invitano a rivedere la strategia politica, posta in essere sino ad oggi, che ti ha procurato umiliazioni, amarezze e critiche. Hai sbagliato tutte le mosse di alleanze politiche, poste in essere con i diversi personaggi.
La più clamorosa è stata la fusione con i compagni radicali, i quali sono molto validi nelle lotte sociali, ma non adatti per alleanze partitiche organiche.
Tutte le lusinghiere previsioni della campagna elettorale, sono svanite nel nulla e hanno disseminato, tra i compagni socialisti dello SDI, sconforto, delusione e amarezza. Con tutto il rispetto per i compagni Radicali, si rimprovera a Boselli la mancanza di amor proprio e verso i compagni dello SDI, annullati dalla presenza prepotente e arrogante dei Radicali.
Boselli, innamorato pazzo di Prodi, diventa improvvisamente scudo di Pannella e abbraccia la causa della laicità dello Stato Italiano fino al punto di mettere in discussione il Concordato tra Stato e Chiesa. C’è di più. Boselli sposa la causa della Bonino a presidente della Repubblica, poi a Ministro degl’Esteri e poi ancora a Ministro della Difesa.
La tesi sulla scuola pubblica è sbagliata perché oggi la scuola, così detta privata, non è più quella frequentata dai figli dei signori, la scuola dei Gesuiti, di lontana memoria. La scuola privata d’oggi è più pubblica della stessa scuola pubblica, nella sua funzione sociale.
Boselli commetterà altri errori perché non è un socialista doc. Semmai, un miracolato della politica. Come Bobo Craxi, miracolato dai sicari del padre.
Per concludere, va detto che il problema oggi non è di Boselli, di Bobo, di Intini, bensì, dei tanti compagni che hanno creduto in detti compagni.
A loro va detto che il Socialismo non si può realizzare a destra e né a sinistra. Il Socialismo può ritornare ad operare nella società civile solo con un’azione di rivendicazione della sua autonomia.
Ciò è possibile soltanto attraverso la creazione del terzo polo laico socialista, che vedrà la sua nascita nella seconda metà di giugno, nella meravigliosa città di Dante.
A rivendicare la rifondazione del Socialismo laico, riformista, liberale e democratico sono i compagni veneti, lombardi, laziali e campani, con la proposizione del terzo polo laico, liberalsocialista. Bari vedrà presto un proprio Comitato.
Domenico Civitano
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Premesso che l’analisi -sebbene non priva di una certa supponenza- mi trova d’accordo; vorrei porre in rilievo il fatto che la Rosa nel Pugno, per quanto apparentemente frankensteiniana, ha avuto ed ha un duplice merito: quello di allontanare lo SDI da tentazioni fortemente uliviste (e non è poco) e, più di ogni altra cosa, quello di instaurare un dialogo -seppure spesso difficile- tra forze laiche (socialisti e radicali), le quali non avrebbero potuto trovare diversi interlocutori, autenticamente scevri da fideismi di varia natura. Nella RnP sono confluite tante persone (come la sottoscritta) che avevano perso la speranza di veder rappresentate le posizioni di chi è “geneticamente” distante dalle dottrine e che coltiva l’impopolare pratica del Libero Pensiero.
Perciò spezzo una lancia a favore di questa particolare scelta di Boselli (a cui non faccio altri sconti, perché la sua “mitezza” ha consentito ai radicali di prendere il sopravvento), auspicando che, come me, molti elettori della RnP accolgano con entusiasmo l’idea di un terzo polo.
L’analisi è spietata e veritiera. Boselli più che un segretario di partito assomiglia ad un infiltrato del Kgb, ( ci ricorda molto i compagni del Psiup, che erano più comunisti dei fedelissimi dell’Urss ), infatti sono tutti diventati post comunisti, diessini, segretari del partito dei comunisti italiani, come il buon Bertinotti, ecc. e quindi persino il mansueto Boselli in tre tornate elettorali ha scelto sempre di stare con compagni di viaggio nuovi : radicali, tricicli, verdi, mancano i gay, per onorare il suo essere fedele al potere e alla sudditanza dei comunisti. Non va dimenticato che è stato per due mandati vice presidente della regione emilia romagna e che per occupare in una regione rossa tale incarico, o eri subalterno politicamente e culturalmente non eri idoneo, ben diverso il discorso è stato per molti sindaci, presidenti o vice di regioni e provincie, che in un’alleanza negli anni ottanta con i comunisti ci stavano con orgoglio, con la dignità e con i valori di cui erano portatori i socialisti italiani.
L’analisi postelettorale dei voto porta inevitabilmente a considerazioni del genere. Boselli, con l’alleanza con i Radicali, è riuscito a stravolgere perfino la matematica: infatti dal 9/10 aprile 2 + 2 non fa più 4, ma 2,6% e non credo che l’apporto dei radicali sia stato dell’ 0,6%.
Quanto meno con un risultato del genere tutta la classe dirigente dello SDI dovrebbe rimettere il mandato e convocare un’assise congressuale straordinaria.