Tutte le discussioni sono legittime in politica. La politica è essa stessa terreno in cui si confrontano idee, interessi, aspirazioni diverse, che spetta ad i governanti portare a sintesi in nome dell’interesse generale. Tuttavia per discutere sulla nascita di una nuova formazione politica, penso sia buona premessa chiarirsi sulle valutazioni che si fanno e si danno dell’attuale quadro politico. Quando i punti di partenza non sono gli stessi, gli esiti politici rischiano di essere amari.
Con brutalità. Bisogna fare un Partito democratico per risolvere ogni problema di legittimazione dei postcomunisti, chiudere definitivamente con il passato, istituzionalizzare il patto scellerato che all’epoca di Tangentopoli venne stipulato tra sinistra democristiana – ex comunisti?
L’unità socialista prospettata come sommatoria di nomenclature ingiallite è miseramente fallita. Dal vecchio, dall’alto non nasce nulla di credibile, specie quando gli occhi sono rivolti ancora verso il passato.
Ma siamo sicuri che il socialismo riformista sia uno steccato ideologico del 900′ che ha esaurito qualsiasi spinta propulsiva? Ci sono margini di agibilità culturale per favorire una conversione pienamente socialista dei Democratici di sinistra? Non avranno un sapore ideologico la stessa crisi delle ideologie, l’ineluttabilità del mercato, l’imprescindibile deriva verso il bipartitismo all’americana, di cui parlano in giro gli “scienziati”?
La creazione di due grossi partiti, il maggioritario unico secco, sono innovazioni indispensabili dettate dal corso della storia, o forzature intollerabili del pluralismo politico e culturale diffuso in Italia?
Quale spazio, funzione e ruolo potrebbe avere una cultura socialista all’interno di un contenitore formato in larga parte da ex dc, ex pci? Si pensa, mica, di ridurre i partiti, che già palesano impressionanti deficit di democrazia interna ed esterna, a comitati elettorali ed i politici ad “attori” politici che vengono ad ammansirci nei talk show televisivi, a litigare sul loro privato?.
Faccio notare che un liberale, a me tanto caro, come Popper, esortava a diffidare dall’uso della Televisione nelle società moderne. Il bipolarismo nostrano è il vero male, mortifica le idealità, la partecipazione, si nutre di berlusconismo ed antiberlusconismo, costituisce nutrimento per file di giornalisti faziosi, comici a senso unico, impedisce ai bisogni reali della società di trovare risposte nella e dalla politica, inibisce la partecipazione.
La cooptazione, l’uso strumentale dei giovani, e delle facce nuove, l’uso strumentale delle primarie soltanto per legittimare un leader, e altre, consentitemi il termine passatista, “americanate” del genere, potranno imbonire i nuovi utenti della politica cresciuti a pane e grande fratello ma certamente non risolveranno i drammatici problemi sociali che affligono in particolar modo il sud del nostro paese.
I gruppi di pressione che agiscono in Italia, che vorrebbero importare il modello americano nel nostro paese, dopo aver sapientemente veicolato omologazione, massificazione, attraverso i mezzi di comunicazione di massa (leggersi Popper o Tocqueville e quindi non si cominci a demonizzarmi dandomi del comunista, demagogo etc etc), dicano se vogliono importare, loro, tutto il pacchetto o solo parte di esso. Perchè, ad esempio, noi umili sudditi potremmo rivendicare un sistema di pressione più trasparente come c’è proprio negli Stati Uniti.
Dicano, facendo nomi e cognomi, quali forze politiche appoggiano di volta in volta i vari gruppi finanziari che si agitano per l’Italia. In modo che anche gli elettori-consumatori possano scegliere con maggiore trasparenza l’offerta-detersivo che intendono votare-comprare all’urna.
Gli uomini liberi di destra, sinistra e centro facciano piuttosto sentire trasversalmente la loro voce contro quest’assenza di democrazia formale e materiale nel nostro paese. Un paese diviso in tre parti. Al Nord l’alta finanza che realizza paurose concentrazioni di potere finanziario-politico e mediatico.
Al centro il Vaticano che supplisce alle crisi di legittimità del potere temporale. Al Sud la criminalità organizzata che inquina pesantemente l’economia reale, inibendo lo sviluppo economico e sociale, esercitando pressioni fortissime sulla politica locale. Ancora una volta il Sud come serbatoio elettorale di nomenclature che gestiscono a livello clientelare il consenso.
La poltrona in politica non è un posto ma un mezzo per risolvere un problema.
Se non c’è etica della responsabilità, regna incontrastata la protervia, l’arroganza del potere!
In mezzo a tutto questo un ceto politico autoreferenziale, gerontocratico, mistificatore nel linguaggio, nei contenuti delle politiche che propone: gestione del potere per il potere contro gli avversari e non per qualcosa. E quando un Paese non viene governato bene, in modo sicuro, a farne di più le spese sono sempre gli stessi: i ceti più deboli.
Una sinistra che dimentica la sua aspirazione originaria, che abdica alla sua funzione ecumenica, al suo internazionalismo, non ha più alcuna ragion d’essere. Più che al potere bisognerebbe occuparsi di come dare un’anima alla politica, si possono recuperare nuove leve all’impegno soltanto nobilitandolo. Il resto è scenografia democratica, illusionismo che saremo pronti di volta in volta a smascherare in nome di quella sprezzante schiettezza che condannò Craxi alla morte.
Fabio Amiranda

I dubbi che invocare un bipartitismo all’americana è irrealistico vengono anche a me. Nonostante questo aprire un dibattito su che tipo di democrazia auspicheremmo non è poi così peregrino, nonostante il molto deludente andamento della “cosiddetta” Seconda Repubblica che, in realtà, è stata soltanto una “Prima bis”, senza avere risolto i “mali oscuri” che hanno afflitto la Prima. Quello che appare è però una incertezza che non può essere risolta soltanto evocando tutti i “no” che sono per altro legittimi. Bisogna essere chiari: o in Italia adottiamo un sistema europeista: pluripartitismo con collegamento a uno dei gruppi politici del Parlamento Europeo o adottiamo un sistema mondialista: bi o tripartitico sul modello Usa o Gran Bretagna. Se vogliamo essere più “originali” ci dobbiamo tenere anche il peso delle nostre anomalie, nelle quali ci sono, è vero, tre partiti post-comunisti, ma anche il partito-persona per eccellenza di cui non c’è neppure bisogno di evocare il nome, oltre ad una pretesa della maggioranza delle componenti cattoliche impegnate a livello politico di essere le arbitre al centro di ogni sommovimento di potere reale della nostra democrazia. Sarebbe auspicabile che un modello venisse, finalmente, adottato.
In questo modo i ritardi dei Ds nel divenire o un Partito socialista italiano-europeo o un Partito democratico italiano-transnazionale vennero alla viva luce, così come prenderebbe finalmente corpo l’idea che per essere un partito moderato o conservatore europeo o transnazionale è molto “nazionalistico” utilizzare il colore della bandiera tricolore…che è di tutti coloro che hanno sottoscritto il patto costituzionale (quello del 1948). Dunque il problema è decidere cosa fare, non procrastinare i cambiamenti per affidare poi alla violenza della storia il mutamento…cercando di giustificarsi, ma tardivamente. Bene dunque anche la schiettezza di tradizione craxiana: chi può dimenticare la denuncia del finanziamento illecito da tutti adottato, ma da quasi tutti negato? Resta il fatto che quella voce libera non ha mai accettato l’idea di essere la “voce del padrone”. Perchè il “padrone” le ragioni profonde delle miserie italiane e dei suoi orrori nascosti…non li svela. Anzi ci è campato e ci campa. Dunque se si dice di no all’imperfetto bipartitismo che nascerebbe da un’improvvisata nascita del Partito democratico (Ds+Margherita+Mre) bisogna anche trovare un’alternativa. A meno che non convenga a destra, ma anche a sinistra, pasturare nel “casino italiano”, uno dei luoghi più caotici fra i regimi democratici esistenti a questo mondo. Un “casino” dove si tollerano i filo-terroristi che vogliono riportare il “paradiso comunista” su questa terra, dove c’è una pletora di gruppi e gruppuscoli neofascisti e neonazisti da tenere in considerazione ai fini elettorali. Dove i socialisti dell’era craxiana si camuffano oggi dentro le liste di Forza Italia, dove i socialdemocratici chiedono a Fassino il diritto di asilo politico, dove i liberali non esistono più e i repubblicani, in tutto, fra destra e sinistra, rastrellano 101 mila voti (lo 0,1%). Questi sono dunque i fatti, per chi vuole fare politica. E per chi non la vuole fare ci sono i modelli da costruire…se qualcuno è più bravo di quello costruito per il Parlamento Europeo o secondo l’utopia del Partito Radicale Transnazionale si faccia avanti.
Per il momento ci sono più parole che fatti.