Come temuto, preannunciato, sussurrato, il “non” ha vinto a Paris, la Francia, e soprattutto il suo popolo, hanno espresso un parere chiaro, forte, e deciso contro l’Unione Europea, contro Maastricht, Strasburgo, Bruxelles. Non è stato un voto contro la nuova costituzione che gran parte della popolazione neanche conosceva,è stato un voto contro la destra francese e il suo presidente chirac, un voto che è contro il socialismo moderato, che si è trovato spaccato diviso disorientato.
Si è stato proprio cosi, paradossale e trasversale un voto che ha incornato la sovranità del popolo, fregandosene di giornali, mezzi di stampa, media, partiti di governo, di opposizione e istituzioni, un referendum d’estrema sinistra e d’estrema destra che ha abbracciato le più disparate fasce
della popolazione transalpina incontro alle più disparate motivazioni che hanno portato al no costituzionale. Purtroppo, anche un voto contro l’Europa liberale, soffocata dalla tecnocrazia di Bruxelles, cosi poco vicina ai popoli, contro il nuovo est europeo forse davvero troppo frettolosamente fatto entrare nel “club” dell’occidente. Soprattutto un voto contro un Europa dei 25 popoli non di stampo francese; ma davvero i pronipoti di Napoleone sognano oggi un U.E. modello impero da contrapporre allo strapotere USA ? Si sa l’idea di grandeur riaffiora sempre nell’animo francese non è la prima volta che da Parigi arrivano certi segnali; la sedia vuota lasciata per anni dai nostri cugini alla NATO è tornata in mente a molte persone in questi giorni, e cosi è riaffiorato nell’idea dei francesi il sogno di un unione meno sportello bancario e più anti americana costituita dalla spina dorsale che passa da Parigi e Berlino.
La nazione della libertà dell’uguaglianza e della fratellanza ha avuto paura dell’ idraulico polacco, ha avuto paura della tecnocrazia di Bruxelles ha avuto diffidenza verso un Unione costruita “sulla carta”e per usare una frase alla Bossi un Europa nemica dei popoli e delle genti. Chi si era illuso che l’era degli stati nazionali fosse finta, si dovrà ricredere, se dalla nazione della rivoluzione viene un forte richiamo alla centralità dello stato nazione, che adesso attraverso il suo popolo rivendica antichi privilegi di perduta sovranità.
Non si potrà far orecchie da mercante di questo voto antieuro, un voto capro espiatorio di un momento difficile per tre grandi paesi datori dell’idea stessa di unione, Francia appunto ma anche Germania e soprattutto Italia. Il concetto stesso di Europa, nato essenzialmente come organismo di autocontrollo e mantenimento della pace interna trasformatosi via via in un organismo fatto di banchieri che non è piaciuto al popolo francese e che probabilmente non piacerà neanche a quello Olandese prossimo alla ratifica. Ma non sarebbe stato più giusto un referendum globale in tutta l’unione per valutare se la costituzione ( dopo essere stata accuratamente vagliata) piaccia in maniera globale a tutti gli europei sommando i voti in maniera transnazionale ?
Ma probabilmente ciò non avrebbe cambiato le cose, se alla fine l’Europa contro, quella contro l’immigrazione e la burocrazia, quella che considera la gran Bretagna una testa di ponte degli Stati Uniti, indipendentemente da testo costituzionale avrebbe detto no. Adesso l’unica cosa da fare è galleggiare tra lo sconforto delle Istituzioni comunitarie che ora arrancano e si interrogano sul da farsi dopo il capolavoro masochista d’oltralpe.
Angelo Marinazzo

Si parla di Francia perchè lì c’è stato il referendum,ma si dimentica che in Italia la decisione politica è stata blindata ……. si fanno referendum sbagliati ed improponibili ,ma quello che veramente potrebbe interessare tutti gli italiani viene messo al sicuro,fuori portata dalle critiche del “popol bruto”….perbacco ,questa è la nostra democrazia !
Quanto all’Europa ,non credo sia in discussione la moneta unica ,e neppure la costruzione di una unione politica più concreta ,ma l’uso che se ne fa , e le decisioni prese non si sa come ,con procedure più da burocrazia che da democrazia . Come meravigliarsi se qualcuno ,potendo ed avendone l’occasione , eccepisce la propia contrarietà ?Ad esempio ,vogliamo chiedere ai veri “europei”(storicamente e culturalmente ) cosa ne pensano della Turchia ?O di ulteriori allargamenti, sino a ripercorrere -al limite- i passi fallimentari di una costruzione cosmica stile ONU ? Oppure ,more solito nel nostro Paese ,il parere – e gli interessi-del governante di turno sono per forza quelli di tutto il popolo? Personalmente ,penso che in troppe decisioni politiche prevalga l’iteresse bottegaio ,e che quindi la “sorpresa ” e la delusione vadano “prese con le molle”.Più che cercare salvaguardie governative (tutela del potere….bella idea)sarebbe bene garantire qualcosa alla “volontà” degli elettori ,controllando meglio le elucubrazioni della “intellighentia” di turno.
O no? Purtroppo si tende ad andare nella direzione contraria…….
Più l’Europa si allarga, più i poteri forti si blindano.
La Francia tornerà sulle sue scelte ma vorrà contarer di più. Gran Bretagna ,Francia Germania che nell’Europa dei 12 o dei 14 potevano essere condizionate in quella a 25 e domani a 30 restaureranno il Concerto delle grandi potenze come nel
XIX secolo e l’Italia starà a guardafre consolandosi con l’entrata della Turchia che (presumo) piace tanto a Bush