La Casa delle Libertà è allo sbando. A una settimana dall’inizio della nuova legislatura regionale e a due dal voto del 3 aprile non c’è stata ancora una riunione della coalizione di centro-destra per esaminare i dati e discutere il da farsi. La responsabilità, ci dicono i bene informati, è tutta di Forza Italia. L’ azzeramento dei vertici del partito a livello nazionale, quindi anche in Toscana, sarebbe stata la causa del mancato incontro. Almeno questa è stata la ragione addotta. Ma è una ragione non ragionevole. Cosa c’entra l’azzeramento dei vertici? Fino ad una riconferma o ad una sostituzione, va ricordato che i coordinatori regionali non sono eletti dalla base ma scelti dal vertice nazionale, il segretario in carica ha il diritto dovere di tenere in mano le redini del partito. Tanto più in un momento come questo nel quale il clima fra alleati non è certo dei migliori. La verità è che, anche in periferia, la tensione è alta. Le decisioni assunte dopo il voto da AN e UDC sono li a dimostrarlo. Alleanza Nazionale ha stabilito di non ripetere l’esperienza del “patto istituzionale”, l’Udc di promuovere la raccolta delle firme per il referendum abrogativo della legge elettorale che ha abolito le preferenze. Due colpi mortali agli assi portanti della politica seguita dal centro destra nella scorsa legislatura, l’implicito riconoscimento, da parte di AN, di aver sbagliato tattica e strategia. Come se non bastasse, Alleanza Nazionale ha rivendicato per sé il posto di vicepresidente del Consiglio che per prassi spetta alla minoranza e che nella scorsa legislatura era andato a Forza Italia. Dura presa di posizione anche da parte della Lega Nord che pure non ha consiglieri a livello regionale. Il artito di Bossi parla espressamente di dare inizio ad una fase politica che non preveda più gli “inciuci”. In questo marasma gli azzurri tacciono. Anzi si limitano a discettare su chi, a seguito delle opzioni che dovranno esercitare coloro che sono stati eletti in due collegi, deve andare in Consiglio. Anche questa sarà una questione che non contribuirà a calmare le acque. Fino ad oggi decisioni non ce ne sono ma si va profilando il ripescaggio di Magnolfi a Prato e di Provenzali a Livorno con il conseguente siluramento di Pollina a Firenze. Se infatti le cose restano come sono, Bartolozzi, eletto a Firenze e a Livorno, opterà per il capoluogo perché difficilmente potrà realizzarsi una delle condizioni alla base dell’accordo pre-elettorale, vale a dire la nomina di Zirri come assessore al Comune di Arezzo. Non tanto per cattiva volontà degli aretini quanto perché prima del voto per le comunali, ad Arezzo, fu sottoscritto da tutta la Casa delle Libertà un patto in base al quale eventuali futuri assessori andavano scelti solo fra chi si era candidato.
A complicare le cose il risultato di Venezia. La vittoria di Cacciari ha infatti dimostrato che se il centro del centro sinistra, Margherita e Udeur, si allea con la Casa delle Libertà le sinistre vengono sconfitte, anche in un contesto non facile come quello del capoluogo veneto. La manovra però ha un costo: tagliare le estreme. Ma nonostante questo anche dalla Toscana c’è chi nel centro destra guarda con interesse a quello che lo stesso Cacciari ha definito un laboratorio politico. E la cosa, c’è da scommetterci, non sarà gradita a molti.
GIRONI DIFFICILI NEL CENTRO DESTRA TOSCANO. AN, UDC, LEGA NORD CHIEDONO PIU’ OPPOSIZIONE. FORZA ITALIA TACE.
La Casa delle Libertà è allo sbando. Ancora non c’è stata una riunione della coalzione per esamirare i dati delle elezioni per decidere il da farsi. La colpa, per i ben informati, è tutta in Forza Italia

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