Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla. Partito lancia in resta contro la legge che abolisce le preferenze e quella che introduce le primarie l’assessore al comune di Firenze, Graziano Cioni, nel giro di poco più di un mese, ha riposto nel fodero l’ascia di guerra. L’appuntamento clou era fissato da tempo al Saschall per lunedì 14 Novembre. Una mega cena che doveva costituire gli stati generali di quanti nel centro sinistra non condividevano la scelta fatta in regione. Con Cioni si erano schierati molti DS ed inoltre Eugenio Giani, assessore comunale dello SDI e il vicesindaco Giuseppe Matulli della Margherita, con gran parte del suo partito. La cena come previsto si è tenuta. Il successo di pubblico, come del resto sempre accade quando Cioni scende in campo, è stato notevole. Oltre mille persone a tavola. Solo che il significato politico della manifestazione si è subito sgonfiato. Dalla rivendicazione forte del mantenimento delle preferenze si è passati ad un invito a migliorare le primarie. La svolta è venuta dalle parole dello stesso Cioni che nel suo intervento ha dichiarato “Se fosse stato per noi le preferenze non le avremmo tolte, ora però sono alle spalle, il dibattito si sposta sulle primarie”. Viene in mente il film di Benigni “Berlinguer ti voglio bene”. La scena si svolge in una casa del popolo, naturalmente toscana. Sala gremita di gente che gioca a tombola. Ad un certo punto un dirigente va al microfono e dice “Compagni, ora basta con il ricreativo, si passa al culturale”. Tutti ripongono le cartelle e inizia un dibattito. Stessa cosa lunedì sera al Saschall. Sul piano logico la prima domanda da fare al Cioni sarebbe questa: ma quando è stata fatta la riunione al Convitto della Calza da dove era partita la sfida, forse che la legge elettorale non era già alle spalle? Allora perché questo ripiegamento di 180 gradi? Una sola spiegazione possibile. Quando è stata fatto il primo incontro non si era ancora verificato lo strappo Domenici-Martini. Il sindaco di Firenze non ha gradito l’apertura fatta da Martini e i suoi al movimento dei professori. Ginsborg, uno dei professori simbolo, era stato infatti invitato alla prima riunione della campagna d’ascolto verso la società civile lanciata da Martini. Con l’incontro si veniva a creare una frattura fra un Martini che in nome della Grande Alleanza Democratica apriva a Rifondazione e ai professori e un Domenici che non era riuscito a fare la stessa cosa in consiglio comunale. Per carità, sia l’uno che l’altro sono d’accordo sulla necessità di allargare il centro sinistra verso sinistra, anche perché altrimenti non c’è vittoria nel 2006, ma insomma c’è modo e modo. Questo, a nostro modesto avviso, è stato il fatto che ha cambiato lo scenario. Cioni che evidentemente aveva cavalcato le preferenze per ritagliarsi uno spazio, a quel punto rischiava di restare marginalizzato nello scontro fra i due big della politica fiorentina. Così niente di meglio che riporre l’ascia di guerra e stringere un accordo con Domenici che non a caso è intervenuto alla riunione del Saschall, cosa che non avrebbe potuto fare se la riunione avesse mantenuto il suo carattere di sfida lanciata alle scelte fatte dai DS in regione.
Non c’è da meravigliarsi. Questa è la politica. E’ come in artiglieria quando si punta un falso bersaglio. In questo caso il falso bersaglio era l’abolizione delle preferenze. Tutto normale. I DS sono padronissimi di fare le loro scelte. Chi meraviglia semmai sono i loro alleati. Già non contano moltissimo nelle scelte politiche di tutti i giorni. Ora vengono anche usati, certamente in buona fede, nelle lotte intestine alla Quercia.

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