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Acquistiamo dal Venezuela l’inflazione che ci serve!

In definitiva l’Unione Europea dovrebbe “adottare” il Venezuela che servirebbe come antidoto forte per contrastare l’incalzante, opprimente deflazione nostrana.

di Sàntolo Cannavale | 13 Dicembre 2015

In Venezuela a settembre di quest’anno l’inflazione ha raggiunto il 16,9% mensile per un balzo annuo del 180%. In Europa si viaggia con inflazione intorno allo “zero virgola” e si intravede un percorso di deflazione (diminuzione dei prezzi e stallo dell’economia) persistente ed indomabile.

Da sottolineare che la deflazione, per sua natura, rende più consistente il peso del debito pubblico e gravosa la relativa gestione. E’ un effetto ben noto agli economisti e fortemente temuto dai responsabili delle finanze nazionali.

Il crollo delle quotazioni del petrolio è concausa determinante dei problemi del Venezuela e della conseguente incapacità del governo di far fronte al suo debito pubblico ed alla bassa capacità di spesa dei suoi 33 milioni di abitanti. Per il 2015 è previsto un Prodotto Interno Lordo pari a 566,5 miliardi di dollari che arretra in ragione d’anno del 3,9% e consumi pro-capite che si contraggono in egual misura.

L’export di Caracas dipende per il 95% dall’oro nero, che forma più della metà degli introiti pubblici. Il preventivo di spesa annuale del Governo assumeva un prezzo del petrolio pari a 60 dollari al barile nel corso del 2015, mentre il prezzo del petrolio viaggia attualmente intorno ai 40 dollari per barile.

L’’Opec (Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio) nel recente incontro dei suoi associati – Vienna, 4 dicembre 2015 – non ha voluto tagliare le produzioni, nonostante il calo della domanda globale, per difendere le sue quote di mercato. In tal modo ha peggiorato le prospettive di recupero dei prezzi internazionali del petrolio. Di conseguenza, ha ridotto le possibilità di miglioramento dell’economia del Venezuela e dei vari Paesi che basano le loro economie sulla vendita di prodotti energetici.

Intanto la Banca Centrale Europea (BCE) insiste caparbiamente nella “sperimentazione ed implementazione” del “quantitative easing” in virtù del quale “stampa” 60 miliardi di euro ogni mese per comprare titoli di Stato dei Paesi dell’Unione con un esito insoddisfacente per l’andamento complessivo dell’economia e tale da non produrre gli auspicati effetti inflattivi (due per cento minimo) a livello comunitario.

La Banca Centrale europea, invece di ingolfare le banche europee di una quantità di moneta che poi ritorna puntualmente sotto forma di depositi improduttivi e costosi (0,30%) presso la stessa BCE, potrebbe acquistare “quote o pacchetti di inflazione” direttamente dal Venezuela.
Questo intervento le consentirebbe di “importare” inflazione dal Paese sudamericano portando con facilità l’aumento medio dei prezzi al consumo nell’Unione Europea al livello desiderato del due per cento ed oltre. 

L’Unione europea e la BCE, a tal fine, dovrebbero stipulare un patto con il Governo di Caracas. La BCE acquisterebbe titoli dello Stato sudamericano a tassi d’interesse “concordati e calmierati” e Caracas si impegnerebbe ad importare prodotti di manifattura europea.

L’Europa, all’occasione, potrebbe importare dal Venezuela quote della produzione nazionale di petrolio a compensazione degli interessi maturati sui titoli acquistati dalla BCE e per la restituzione alla stessa dei capitali impegnati alla scadenza convenuta.
Il tutto, in previsione di un aumento delle quotazioni medie del petrolio a livello mondiale, pur in un’ottica di non breve periodo.

L’intervento innanzi ipotizzato potrebbe evitare all’Unione europea quanto capitato al Giappone che, afflitto dalla deflazione dal 1992, non riesce a districarsi da questo increscioso labirinto finanziario e rappresenta, nello specifico, un caso acclarato nella sua consistenza e nei suoi sviluppi temporali.

In definitiva l’Unione Europea dovrebbe “adottare” il Venezuela che servirebbe come antidoto forte per contrastare l’incalzante, opprimente deflazione nostrana, facendo implicitamente leva sul petrolio che, in questa fase storica, per quantità prodotte e consumate e per quotazioni conseguenti, condiziona la vita di intere Nazioni in via diretta od indiretta.

Pubblicato in : Primo pianoTag: banca centrale, banca centrale europea, banche, bce, capitali, debito pubblico, euro, europa, finanze, governo, mercato, natura, responsabili

Info Sàntolo Cannavale

Laureato in Economia e Commercio, vanta una grossa esperienza nell’ambito bancario. Ha scritto numerosi articoli a sfondo economico-finanziario. Nel 1992 ha pubblicato “Bot, Cct, Btp: Chi salderà il conto? Debito pubblico e riforme elettorali. Crisi dell’Est europeo e riflessi sull’economia italiana”.

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