In ogni Paese civile l’integrità delle Camere può essere intaccata solo in casi eccezionali. Questo è il valore salvaguardato dal voto del Senato, non la persona del senatore inquisito. E si tratta di un valore importante per la nostra democrazia.
Ingrugniti, astiosi, assertivi. I manettari in servizio permanente effettivo hanno sempre la stessa maschera. Non vedono l’ora di indossarla ed il caso Azzollini, fortunatamente per loro, ha fornito una nuova grande occasione. Attesa per potere ancora una volta sfoggiare la loro inflessibilità.
Il senatore di Molfetta, poi, non è tipo da suscitare simpatie. Dunque, giù mazzate a colpo sicuro.
Affermano con cipiglio severo ed espressione di disgusto che il Senato, negando l’autorizzazione all’arresto ha voluto salvare uno della “casta” per arroganza. Per affermare la propria impunità. La prova? I senatori non si sarebbero limitati a valutare il fumus persecutionis. La sola cosa in presenza della quale sarebbe giustificato il diniego all’arresto. Sarebbero entrati nel merito dell’inchiesta, cioè dell’operato dei magistrati di Trani.
Insomma: ai patiti delle manette il Senato ha tolto di bocca l’osso quando già ne pregustavano il sapore. Perché per loro le manette sono un “momento magico”. Non per estorcere confessioni, come ebbe a dire in piena Tangentopoli tal Maddalena, magistrato torinese. Alla curva sud del giustizialismo le manette (agli altri) piacciono in quanto tali, non come scorciatoia per una giustizia che non va troppo per il sottile (che già è un concetto che fa rabbrividire).
Il senatore Piero Ichino, che non è politico di professione ma stimato professore universitario ha spiegato con parole semplici perché ha votato contro l’arresto del collega Azzollini. Nelle carte dei giudici non ci sono elementi, nemmeno vaghi, che supportino l’ipotesi di un suo coinvolgimento nell’enorme buco della “Divina Provvidenza” struttura sanitaria che opera in Puglia e Basilicata. Ma secondo i magistrati gravissimo sarebbe avere operato, in quanto parlamentare, per assicurare finanziamenti e benefici fiscali che peraltro sarebbero andati a vantaggio non del solo Istituto della Divina Provvidenza e nemmeno in cambio di utili personali. Il senatore non aveva incarichi nell’Istituto ma ne sarebbe stato il dominus. Già questo è fumus parecchio denso. Se sia solo fumus logico o anche persecutionis lo dirà il processo. Perché la grande mistificazione sta nel fatto che nessuno ha salvato o intende o potrebbe salvare Azzollini dal processo. Il Senato ha detto soltanto che al processo ci debba arrivare libero. Non per un riguardo a lui. Ma perché in ogni Paese civile i rappresentanti del popolo devono poter esercitare sempre il loro mandato. L’integrità delle Camere può essere intaccata solo in casi eccezionali. Questo è il valore salvaguardato dal voto del Senato, non la persona del senatore inquisito. E si tratta di un valore importante per la nostra democrazia.
Che tutto sia stato travisato e che sia nato attorno al caso tutto questo bailamme non meraviglia. In Italia abbiamo avuto nel secolo scorso un regime fascista ed il più grande partito comunista del mondo libero. Laici, liberali e assertori dello Stato di diritto? Ridotti al lumicino. Che Renzi sostenga ora che i parlamentari non sono passacarte delle procure è cosa buona e giusta. Sarebbe stata e sarebbe ottima e giustissima se continuasse a dirlo e a comportarsi di conseguenza per tutti i casi analoghi. Non soltanto nei giorni dispari o pari.

Tutto giusto, Nicola, ma nel pollaio italiano stanno entrando più o meno duemila migranti al giorno che muteranno a breve i fondamenti culturali e storici della defunta Italia. Non è accadimento ben più importante delle solite polemiche tra manettari, garantisti ecc.? O si glissa ciò su cui non si sa cosa dire?