Grazie all’Italicum, che sarà legge, Renzi si appresta a governare l’Italia per 20 anni. La colpa però non è sua ma di chi non riesce ad essere credibile come alternativa.
Nessun dubbio. L’Italicum sarà la nuova legge elettorale italiana. Chi pensa che la minoranza dem riuscirà ad essere la leva per cambiare il testo già approvato si illude. Bersani e compagnia batteranno l’ennesima musata. Così le opposizioni, prima fra tutte quella Forza Italia che, contro il supposto golpe, si appella a quel Capo dello Stato che secondo loro è frutto di un altro golpe. Siamo alle comiche, neppure finali. Renzi non avrà nemmeno bisogno di mettere il voto di fiducia. I voti dell’aula arriveranno in misura sufficiente. Se non dovessero arrivare dal PD, ma quanti sono davvero disposti a correre il rischio di andare al voto sapendo che poi le liste le farà Renzi?, arriveranno da una parte, consistente, di Forza Italia (e questa è la vera ragione per cui il voto di fiducia non ci sarà). Quindi l’Italicum sarà legge. A nostro avviso una pessima legge, ma comunque legge. E come tutte le leggi elettorali si porterà dietro alcune conseguenze politiche. La prima, e più importante. L’Italicum farà sparire dal dibattito politico anche solo l’ipotesi del centro. La legge infatti prevede che chi supera il 40 per cento prenda la maggioranza, se quella soglia non viene superata si va al ballottaggio senza però la possibilità di nuovi apparentamenti. Insomma o da una parte o dall’altra. In teoria la norma favorirà la nascita di un bipartitismo, in realtà, visto come è ridotto il centrodestra, sancirà la nascita di un monopartitismo sempre al governo. Il ventennio renziano.
Il PD corre un solo pericolo. Se non dovesse andare al ballottaggio, non raggiungendo il 40 per cento, potrebbe innescarsi l’” effetto Livorno”, dove al secondo turno i 5stelle, arrivati secondi sia pure a notevole distanza, hanno poi superato i democratici facendo incetta dei voti di tutti coloro che, in odio al PD, hanno voluto dargli una lezione. Paradossalmente però questo ipotetico scenario favorisce ancora il partito del premier perché a fronte della iattura di vedere i grillini al governo del Paese gli elettori di centrodestra, preso atto del cupio dissolvi che si è impadronito della loro parte politica, voteranno direttamente e da subito Renzi.
Ma onestamente di chi la colpa di tutto questo? Di Renzi che gioca con spregiudicatezza le sue carte o degli avversari che non offrono all’elettorato un’alternativa credibile? Il nocciolo del problema è tutto qui. E’ la mancanza di credibilità del centrodestra che sta spianando la strada a Renzi. La pretesa berlusconiana dell’immortalità politica ha frantumato il fronte. Ognuno va per la sua strada e le prossime elezioni regionali ne sono la dimostrazione. Su sette regioni al voto, non ci sono, nel centrodestra, due alleanze uguali. I quattro pezzi della vecchia coalizione si ritrovano insieme in Umbria, ognuno per suo conto in Toscana, due contro due in Puglia e Veneto e così via. Come se non bastasse poi ci sono le divisioni interne ai singoli partiti. Una diaspora senza fine che agli occhi dell’elettorato finirà per rendere gradevole la figura e l’opera dell’ex sindaco di Firenze. Per il quale, non va dimenticato, la Camusso ha detto che non voterà mai. Regalo più bello Renzi non poteva riceverlo.

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