Di fronte ad un teatro gremito in ogni ordine di posti, il più famoso pianista italiano ha dato vita ad un’intensa serata musicale, affrontando pagine di Beethoven e Chopin.
C’era molta attesa per l’esibizione di Maurizio Pollini all’Opera di Firenze, in un concerto che inaugurava il ciclo “I grandi interpreti”, realizzato in collaborazione fra Maggio Musicale Fiorentino ed Amici della Musica. Di fronte ad un teatro gremito in ogni ordine di posti, il più famoso pianista italiano ha dato vita ad un’intensa serata musicale, affrontando pagine di Beethoven e Chopin, da considerarsi sicuramente fra i suoi autori più frequentati ed approfonditamente studiati nel corso della sua lunga carriera artistica.
Nella prima parte tutta beethoveniana, con la Sonata in re minore op. 31 n. 3 (nota come “La tempesta”) e la Sonata in fa minore op. 57, la celebre “Appassionata”, Pollini è apparso particolarmente teso ed intenzionato a delineare un’interpretazione tagliente e spigolosa; ciò si è notato soprattutto nella sonata iniziale, dove a tratti la lettura è stata un po’ affannata e con qualche imprecisione tecnica, ma, nonostante ciò, la cantabilità caratteristica dell’ultimo movimento è stata restituita in maniera pregevole. Assai ben scolpita l’Appassionata, con un Pollini più determinato ed interprete di un Beethoven privo di retorica, asciutto e proiettato verso una dimensione di assoluta modernità. Ma non vi è dubbio che il pianista milanese abbia rivelato appieno la sua indiscutibile statura di interprete nell’antologia chopiniana eseguita nella seconda parte del concerto, a cominciare dalla Polonaise – Fantaisie op. 61, ben disegnata nella sua complessa struttura, proseguendo attraverso l’eleganza raffinata dei pezzi brevi (le Tre Mazurche op. 63 ed i Valzer op. 64 n. 1 e n. 2) e per concludere, infine, con la tumultuosa drammaticità ed il corrusco clima romantico dello Scherzo n. 3 in do diesis minore.
Grandissimo successo di pubblico, generosamente ripagato da Maurizio Pollini con una “tripletta” ancora all’insegna dell’amato compositore polacco: il suadente ed appassionato Notturno in re bemolle maggiore op. 27 n. 2, il burrascoso Studio in do minore op. 10 n. 2 (il celebre “rivoluzionario”) e la monumentale Ballata in sol minore op. 23 n. 1.

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