Il Patto del Nazareno per Forza Italia è una cura palliativa e per Renzi è il modo per tenere a bada la sinistra. E’ comunque un’intesa che non serve al Paese reale.
Sono diciassette i cambiamenti che hanno subito i testi della legge elettorale e delle riforme costituzionali da quando Renzi e Berlusconi si sono incontrati per la prima volta. E ad ogni modifica voluta da Renzi, Berlusconi, tramite Verdini, il teorico della trattativa, ha finito per dire di sì. La cosa lascia perplesso più di un osservatore tanto che molti sottolineano come la vera maggioranza che regge il governo sia quella non confessata fra PD e Forza Italia. Una maggioranza comunque asimmetrica perché una parte, il PD, fa le scelte, segue un suo progetto, quindi fa politica, e l’altro contraente, Forza Italia, va a rimorchio per un fine che non è dettato dalla politica ma dalla necessità di restare in gioco, di non essere emarginata e soprattutto di non avere ripercussioni sull’ assetto interno, costi quel che costi. In Forza Italia non tutti sono d’accordo. C’è un’ala, grosso modo quella che si riconosce in Fitto, che vorrebbe fare politica e volendo fare politica non vede altra strada che quella di prendere le distanze da Renzi, portare avanti un diverso progetto per il Paese e di conseguenza fare opposizione. Anche perché, non dicono ma pensano i seguaci di Fitto, nel primo caso tanto valeva restare al governo. Il ragionamento non fa una piega. Perché allora Verdini insiste sul Nazareno? L’uomo, che tutto è ma certo non è uno sciocco, sa perfettamente che Forza Italia è finita, che Berlusconi non ha più l’appeal di una volta, che per quel partito insomma non c’è una prospettiva futura. Da qui la scelta di restare attaccati, sia pure in forma anomala, al carro di Renzi nel tentativo di durare il più a lungo possibile, poi sia quel che sia e muoia Sansone con tutti i filistei. E’ un po’ come quando a fronte di una malattia incurabile si pongono in essere le cure palliative non per guarire ma per non fare soffrire il paziente. Il cerchio magico di Berlusconi invece non digerisce il Patto del Nazareno perché pensa che l’ex Cav. abbia ancora un futuro e che sia possibile guarire dalla malattia. Abituati a guardare il mondo con gli occhi del capo sperano in un miracolo e vorrebbero giocare una partita per la quale non c’è più nemmeno il terreno di gioco. Del tutto diverso il discorso di Fitto. L’ex ministro fa la stessa analisi di Verdini ma per tentare di guarire il paziente punta ad amputare la parte che sta causando l’infezione mortale nella speranza che non sia troppo tardi. Fare le primarie ad ogni livello per scegliere i vertici significa infatti dar vita ad un partito del tutto diverso da quello esistente dove, fra l’altro, non ci sarebbe nemmeno posto per Berlusconi. E’ il tentativo estremo di un cambiamento radicale in corsa per cercare di salvare il salvabile e guardare avanti.
Renzi sfrutta la situazione e aspetta tutti al varco. Ha bisogno di Forza Italia per fare un certo tipo di riforme ma non vuole essere condizionato più di tanto. Il caso gli ha messo su un piatto d’argento la questione del Quirinale. Renzi è un maestro di tattica e sta giocando la partita come meglio non si può. Alletta Forza Italia con lo specchietto delle allodole del suo essere determinante per il Colle ma poi incontra Prodi e apre ai 5Stelle. Ora tutto dipende dai tempi. Se il Governo incassa le riforme prima del voto per la Presidenza della Repubblica, il premier è pronto a buttare a mare Forza Italia. Non fino ad arrivare all’elezione di Prodi ma certo non mettendo al Colle un candidato gradito a Berlusconi.
Sullo sfondo di questa partita a scacchi tutta politica il Paese e i suoi problemi che non faranno un passo avanti in nessuno dei casi prospettati. Ormai la separazione fra le persone reali e questa classe dirigente, a destra come a sinistra, è totale. Senza una trasfusione di sangue fresco, senza un nuovo progetto, senza una nuova offerta politica siamo destinati ad un declino che, come una valanga, diventerà sempre più rapido con il passare del tempo.

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