Peccato che di questi tempi il Parlamento sia chiamato a pronunciamenti su riforme fondamentali e ogni giorno non si sa chi sta con chi e chi sta contro cosa.
Non si può dire che sia stato un anno nero, ma grigio cupo sì. Ne stiamo raccogliendo i cocci tra disavanzo aumentato, obiettivi non raggiunti, promesse di ripresa lasciate nel cassetto e prospettive continentali non del tutto rosee. Quasi rosse. I cocci di un anno grigio nei lati oscuri della politica italiana. Quei lati oscuri che hanno fatto dire a Cottarelli, commissario della spending review: “Me ne vado”. Il quadro polititico è tutto cambiato:tutto in movimento, tutto franoso. Si arriva alla tappa epocale dell’elezione per il Quirinale con un panorama politico che non sembra nemmeno il lontano parente dei risultati delle ultime elezioni politiche appena ventidue mesi fa. Un’altra epoca, un’altra era geologica. Allora dalle urne era uscito il tripartitismoindialogabile di un terzo, un terzo, un terzo che ora sembra, dai sondaggi, totalmente stravolto. Un terzo di Pd, un terzo di Fi, e un terzo di 5 stelle che adesso non corrisponderebbero più alla effettiva situazione. Secondo i sondaggi se si votasse adesso, al netto del partito delle astensioni, ci sarebbero un grosso ridimensionamento di Forza Italia e dei 5 stelle e una riscossa della Lega, data al 20 per cento, merito di Salvini, e una formazione nuova di sinistra, a sinistra del Pd. Frantumi della vecchia politica e poche certezze per la nuova politica. Nello stesso Parlamento, uscito dalle urne di febbraio 2013 ci sono numeri soprattutto alla Camera, che adesso non corrispondono più a quelle di inizio legislatura: deputati e senatori espulsi, deputati e senatori che hanno cambiato casacca, deputati e senatori che hanno scelto altri lidi: normale e già visto nella storia parlamentare italiana. Peccato che di questi tempi il Parlamento sia chiamato a pronunciamenti su riforme fondamentali e ogni giorno non si sa chi sta con chi e chi sta contro cosa. Non male per far quadrare i conti su decreti e disegni. Morale se ne vedranno delle belle nelle prossime settimane e facile prevedere che le vecchie geografie politiche difficilmente reggeranno agli scossoni di un nuovo che non ha ancora forma. Cosa succede nel segreto dell’urna? Come reagiranno deputati e senatori dei vari schieramenti, dentro i partiti e dentro le correnti, agli scossoni interni ed esterni? Sono variabili fondamentali che stanno facendo passare un Natale e un Capodanno frenetico ai palazzi delle istituzioni e dell’economia. Ricordiamoci che a Bruxelles aspettano risposte concrete entro marzo, che è domani. Ricordiamoci che tutte le cancellerie internazionali e anche i mercati si chiedono come mai, dopo averlo tanto decantato, abbiamo fatto tornare al Fondo Monetario Internazionale, Washington d.c., il commissario alla revisione della spesa Cottarelli, il cui gruppo e la cui azione dovevano risanare e rilanciare la qualificazione della spesa pubblica italiana. Cioè semplicemente vedere, da una parte, dove si buttavano i soldi e dall’altra parte dove servivano. Un compito semplice, quasi elementare, ma evidentemente quando si sono toccati certi capitoli e si è arrivati a certi indirizzi tutto si è complicato, bloccato, inceppato. Hanno preferito far finta che Cottarelli dovesse tornare negli Usa. Come dice Civati sarebbe bello, per una conoscenza anche solo documentale, leggere cosa aveva scritto nel suo piano proprio Cottarelli. A pensar male si fa peccato ma a volte ci si indovina, diceva Andreotti, e in questo caso, se pensiamo male, non possiamo che spiegarcelo così: ci sono revisioni della spesa che sembrano facili ma investono quel lato oscuro della politica che li trasforma in capitoli intoccabili. Se è così, continuiamo a fare finta, ma non si risolve il problema. Che è di fondo. Non dirci bugie. Tra l’altro è pure Natale: non sta bene, ed è peccato.

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