Le città metropolitane e le nuove province da sole in Europa a cercare fondi per non morire di stenti e di tasse odiose da far pagare ai propri cittadini. Parte dunque dalla capacità di fare squadra e di avere progetti forti, sensati, sostenibili e soprattutto finanziabili il nuovo corso delle grandi città metropolitane e i rinnovati enti intermedi scaturiti dalla riforma voluta a tutta forza dal governo dell’ex primo cittadino gigliato Matteo Renzi. E a cogliere, almeno sulla carta, l’opportunità scaturita dalla riforma delle vecchie amministrazioni provinicali sono proprio i sindaci chiamati a governare direttamente questi enti così come è già avvenuto nella prima tornata di voto di fine settmbre. “Nell’adozione dell’Agenda urbana europea, le città devono giocare un ruolo da protagonista. Fino ad ora sono state le Regioni il punto di riferimento istituzionale per l’Unione europea ma, nell’epoca della globalizzazione, questo approccio si è rivelato insufficiente perché oggi sono le grandi conurbazioni urbane ad essere determinanti per lo sviluppo e la crescita su scala globale”. Lo ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, nel corso del suo intervento al summit dei sindaci europei, svoltosi nei giorni scorsi a Roma nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio, per discutere del ruolo delle città nella costruzione di un’agenda urbana europea condivisa.
“Sempre più dal destino delle grandi città dipende il destino dei Paesi”, ha detto Fassino, ricordando come “nel 2050 il 70% della popolazione mondiale sarà concentrata nei grandi centri. Sono le città il luogo dove vivono le maggiori opportunità, economiche e di sviluppo, e sempre nelle città ci sono le maggiori patologie della civiltà moderna. Da come si realizzano le politiche urbane, quindi, deriva la possibilità di governare, nel migliore dei modi, criticità e opportunità”.
Entro fine anno l’Unione europea adotterà la sua agenda urbana che per il presidente dell’Anci dovrà contenere cinque punti prioritari.
“La prima sfida – per Fassino – è finanziaria. Dovunque le politiche di rigore determinano riduzioni e contenimenti della spesa, a partire dal sistema degli enti locali. Quello che ieri si poteva fare con le risorse pubbliche oggi non è più possibile. Serve quindi un quadro finanziario diverso, basato su grandi partnership pubblico-privato, dove i grandi capitali privati si mettono a disposizione della pubblica utilità, questo anche in vista della prossima programmazione del ciclo di finanziamenti 2014-2020”.
Secondo tema centrale è per il sindaco di Torino quello delle smart city. “Bisogna ripensare le nostre città – ha detto – fondando lo sviluppo sull’innovazione, sulla green economy e sulla digitalizzazione. Serve però un cambio di passo anche culturale, per abbandonare il modello ottocentesco che regola ancora le nostre aree urbane e per sfruttare a pieno le tecnologie per la gestione della mobilità, del welfare, della sanità e del risparmio energetico. Solo così potremo migliorare e ottimizzare le relazioni che caratterizzano la vita urbana”.
Terzo punto cardine, la coesione sociale. “Nella crisi – ha ricordato Fassino – in tutte le città si allarga la polarizzazione tra chi perde lavoro e reddito e chi riesce a mantenerli”. Occorre quindi “costruire politiche di inclusione per mantenere al massimo il tasso di inclusione sociale che eviti la divaricazione tra la condizione dei cittadini”.
Infine, il tema della sostenibilità e della riorganizzazione del territorio. “Oggi – ha rimarcato il sindaco di Torino – siamo tutti più attenti alla qualità della vita. L’idea di uno sviluppo continuo, come quella perseguita nel novecento, è un’idea che deve fare i conti con le contraddizioni che si porta dietro. Venti anni fa la sostenibilità era un termine sconosciuto, invece oggi è un parametro fondamentale. L’Ue, anche attraverso il Patto dei sindaci e la strategia 20-20-20, la assuma come tema centrale della futura agenda urbana”.
E il territorio? Per il presidente Anci “le città devono imparare a crescere senza consumo eccessivo del suolo. E dobbiamo ripensare l’utilizzo dello stesso; penso al recupero del patrimonio edilizio o degli spazi industriali inerti che possono diventare occasione di rigenerazione urbana. A Torino – ha concluso Fassino – avevamo più di dieci milioni di aree industriali svuotate. Allo shock iniziale è seguita una precisa strategia che ci ha permesso di ridisegnare e dare nuova vita alla nostra città”. Le proposte di Fassino sono davvero interessanti, sta ora non solo ai sindaci ma anche al governo e ai due rami del parlamento sostenerla con atti credibili e non farle fallire con i soliti odiosi rituali della politica del “non fare niente e del tirare a campà che è sempre meglio di tirare le cuoia” come diceva il grande Giulio Andreotti.

Lascia un commento