Il bando di gara di Acea, infatti, non prevede alcuna clausola speciale di tutela per i 420 lavoratori di eCare di Roma Torre Spaccata. Non sono presenti neanche clausole territoriali che impegnino la vincitrice a mantenere la sede a Roma.
L’azienda Acea spa ha indetto un bando per l’affidamento della gestione dei servizi di call center e di back office dell’azienda “eCare” per cui dal giorno 30 settembre 2014 cesserà l’affidamento in appalto del servizio.
L’azienda in questione, operativa da circa venti anni, offre servizi di call Center e back office in ambito CRM(Customer Relationship Management) ed ha circa 1700 dipendenti sparsi in 6 sedi (Torino, Milano, Roma Torre Spaccata, Roma Tor Pagnotta, L’Aquila, Bari), ma la sede che perderà l’affidamento dell’appalto è quella di Roma Torre Spaccata, con sede in via di Torre Spaccata 172 e con circa 420 lavoratori dipendenti al suo interno.
Più di quattrocento lavoratori dipendenti, l’80% dei quali con contratto a tempo indeterminato rischiano di trovarsi senza lavoro.
Il bando di gara di Acea, infatti, non prevede alcuna clausola speciale di tutela per i 420 lavoratori di eCare di Roma Torre Spaccata. Non sono presenti neanche clausole territoriali che impegnino la vincitrice a mantenere la sede a Roma, per cui il servizio potrebbe essere anche spostato fuori Roma, fuori dal Lazio o, addirittura, all’estero.
Il 420 dipendenti hanno scritto una lettera rivolta al sindaco Marino chiedendogli di controllare la regolarità del bando di Acea, senza clausole che tutelino i 420 dipendenti e senza clausole che impongano alla società vincitrice di non spostare la sede fuori Roma.
E’ possibile che un bando di gara d’appalto nel 2014 non preveda alcuna forma di tutela per i lavoratori?
Abbiamo sentito, in merito alla questione, i rappresentanti sindacali dell’azienda eCare e dei 420 dipendenti a rischio posto di lavoro. “Il bando indetto da Acea per l’assegnazione del servizio di contact center è una cosa sacrosanta, prevista dal principio del libero mercato; ciò che non và sono invece i criteri di aggiudicazione decisi dal bando – hanno affermato i rappresentanti RSU di Cisal comunicazione, Uilcom e Cgil – uno degli aspetti caratteristici del settore del call center sono le gare al massimo ribasso. Perché sono possibili e sono così peculiari per questo settore? Tutto dipende dal costo del lavoro (gli stipendi) che incide per l’85% (marginali sono invece gli oneri per le attrezzature di lavoro e le spese generali). Che dei committenti privati sfruttino queste logiche per risparmiare, anche a discapito della qualità del servizio fornito ai propri clienti, è duro da digerire ma ci può stare. Invece che lo faccia un Ente Pubblico è inaccettabile, perché le gare al massimo ribasso compromettono la qualità del servizio (che è un servizio pubblico), e la qualità è un obbligo previsto dalla normativa sui contratti pubblici.

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