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La RAI premia il Festival Pucciniano mettendo in onda la Boheme con la regia di Ettore Scola. Attesa per la misteriosa Turandot.

di Stefano Mecenate | 8 Agosto 2014

La messa in onda su RAI5 della Bohéme presentata in questi giorni al 60°Festival Pucciniano, ci offre, alla vigilia di un’attesissima prima di Turandot, di tornare a porre l’attenzione su questa manifestazione che, vincendo una lunghissima serie di problemi ed intoppi (purtroppo non ancora finiti) ha saputo imporsi sullo scenario nazione e internazionale.

La Fondazione Festival Puccini che ha quest’anno riorganizzato il management mettendo alla presidenza una “veterana” della struttura, Adalgisa Mazza, e alla direzione artistica un serio professionista tradizionalmente legato a questa manifestazione, Daniele De Plano, guarda al futuro “tornando al passato”, recuperando cioè quella vocazione artigianale e familiare che è stata, negli anni d’oro del Festival, una chiave di volta del suo successo.

Ovviamente questo non significa rinnegare la propria vocazione internazionale: fondamentale è stato il cammino di relazioni stabilite con teatri di Paesi anche lontani per presentare la qualità delle performance del Festival e quindi attrarre quel pubblico capace di viaggi intercontinentali a condizione di trovare la qualità necessaria. Il consolidarsi e il crescere delle presenze straniere, una loro fidelizzazione, è certamente partita proprio da qui, da questo capillare lavoro di “semina” che, nonostante la crisi mondiale, ha portato i suoi frutti.

Ma era necessario riprendere il lavoro “in casa”, quello che va oltre la kermesse estiva e che, finalmente, possa rendere il Gran teatro G.Puccini vissuto davvero per tutti i giorni dell’anno.

Forse il sogno di Adone Spadaccini del “Puccineum”, la piccola Salisburgo a Torre del Lago dedicata a Giacomo Puccini, è meno lontana anche se ancora irraggiungibile.

Qui a Torre del Lago dove il Maestro ha vissuto i suoi giorni più belli, come più volte ci mostrano le sue lettere, dove, nella sua casa davanti al lago, riposano le sue spoglie mortali si respira Puccini solo nei due mesi del Festival a parte le visite alla sua villa, luogo di memorie e di suggestioni. Decisamente troppo poco per un compositore conosciuto ed amato in tutto il mondo, poco davvero per un teatro che potrebbe, anzi dovrebbe, poter accogliere per tutto l’anno eventi legati alla figura del Maestro, alle sue opere ma anche ai dintorni culturali, sociali, artistici con i quali è venuto a contatto.

Ecco perché l’inizio della nuova gestione, con questo programma che prevede una particolare attenzione proprio al territorio nelle sue più diverse espressioni, può essere un punto di partenza per questo rilancio della “città di Puccini”: solo se davvero il territorio riconosce questa vocazione, solo se comprende il valore culturale, artistico ma anche le prospettive turistiche che questo può comportare, sarà possibile concretizzare questo sogno e dare degno omaggio ad un artista che l’ha saputo comprendere ed amare così tanto da farne la sua residenza fisica e affettiva.

Anche la stagione lirica che la Fondazione propone quest’anno è, in qualche modo, all’insegna di questo nuovo e positivo corso: nuove produzioni che declinano, in modo diverso ma originale, la poetica pucciniana, rileggendola talvolta in modo decisamente interessante.

E proprio perché lo spunto di queste note nasce da Bohéme, proprio da questa ripartiamo, dall’allestimento quasi cinematografico che Luciano Ricceri ( che all’inizio della sua carriera ha lavorato come assistente scenografo di Piero Gherardi in due film di Federico Fellini, 8½ (1963) e Giulietta degli spiriti (1965). Ha ricevuto il Nastro d’argento alla migliore scenografia 1991 per il film Il viaggio di Capitan Fracassa e il David di Donatello per il miglior scenografo 2001 per Concorrenza sleale. Ha fatto le scenografie altri film di Ettore Scola, tra i quali L’arcidiavolo, La famiglia, Splendor, Che ora è?, La cena e Maccheroni. Si ricorda di lui in particolare le «scenografie – interamente ricostruite in studio – per Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo» ) ha realizzato su un progetto di lettura dell’opera firmato da Ettore Scola (sei David di Donatello e quattro nomination al Premio Oscar per il miglior film straniero: nel 1977 per Una giornata particolare, nel 1978 per I nuovi mostri, nel 1983 per Ballando ballando e nel 1987 per La famiglia. che ne ha curato la regia). Un allestimento contraddistinto da ottime luci (Valerio Alfieri), componente essenziale nella creazione delle atmosfere giuste, e ottimi costumi (Cristina Da Rold) che ci portano nei tempi e nei luoghi con una naturalezza davvero eccezionale.Dentro questa cornice, voci giovani a coprire ruoli da protagonista: Alessandro Luongo un “grande” Marcello, generoso nella voce come nella presenza scenica, convincente e “sbarazzino” come si conviene davvero a quella gioventù alla quale Puccini guardava con nostalgia pensando a se stesso in un passato cronologicamente non lontano ma ormai distante dalla sua nuova identità. Identico entusiasmo, identica “leggerezza” per  Federico Longhi, Schaunard e Marco Spotti, Colline. Accanto a loro voci esperte, come Daniela Dessì e Fabio Armiliato (Mimì e Rodolfo), Alida Berti, Musetta, e Angelo Nardinocchi (Benoit – Alcindoro) in un connubio nel quale si fondono le esperienze e le potenzialità che, se adeguatamente supportate, potranno esprimersi anche in altri consessi.

Uno spettacolo che, nel bene e nel male, valeva la pena proporre attraverso un mezzo come la TV che raggiunge con facilità anche un pubblico non abituato a frequentare i teatri: c’era dentro non solo la storia del Festival (la Bohéme qui come nel mondo è l’opera più rappresentata in valore assoluto e relativamente alla produzione pucciniana) ma anche quest’aria di nuovo che sembra girare all’interno della Fondazione e che si riverbera piacevolmente in operazioni come questa o come, ugualmente incredibilmente fascinosa, del Trittico del progetto Puccini 2.0 che ha visto lanciare un bando per la realizzazione delle scene, costumi i regie delle tre opere e l’interpretazione affidata, nelle quattro repliche in programma, ai giovani dell’Accademia di perfezionamento del Festival.

Dunque non possiamo che raccomandare, a chi ne avrà la possibilità, di andare a vedere sia Bohéme (oltre alla replica del 10 agosto sono previste altre repliche il 15 e il 22 agosto) che il Trittico (21 e 30 agosto). Da non perdere, anche se sulla fiducia visto che la prima si terrà il 9 agosto, il nuovo allestimento della misteriosa Turandot che, da quanto emerso dalle “voci di corridoio” più che attendibili, si preannuncia ricca di sorprese e di colpi di scena, questa volta, ci auguriamo, in linea coi desiderata di Puccini e non fr.utto di deliranti manie di protagonismo di qualche regista. Repliche di Turandot il 14, 17, 23 e 29 agosto.

Amarilli Nizza Giorgetta- Alberto Mastromarino Michele- Il Tabarro Festival Puccini 2014
Rinuccio Ugo Tarquini Lauretta Maria Carla Seraponte- Gianni Schicchi FEstival Puccini 2014
Mimì D.Dessì- F.Armiliato Rodolfo- La Bohème Festival Puccini 2014
Giovanna Casolla Turandot Festival PUccini 2014
Turandot Festival Puccini 2014
Pubblicato in : 60° Festival PuccinianoTag: anni, atmosfere, crisi, festival puccini, futuro, giovani, kermesse, lavoro, manifestazione, mondo, nazione, puccini, rai

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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