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Siamo finiti in una terra di nessuno da cui Renzi fatica a tirarci fuori ma tantomeno può farlo Berlusconi. Occorre costruire un’alternativa

di Terza Repubblica | 4 Agosto 2014

Una alternativa soprattutto per contrastare questa idea micidiale che dopo Renzi c’è il diluvio. Idea che, non sottoponendolo ad alcuna pressione concorrenziale, illude il presidente del Consiglio di essere indispensabile.

Andiamo in ferie senza la tanto evocata (e per nulla costruita) ripresa economica, di cui non si scorge neppure il minimo segnale, ma in compenso con il peso di una manovra correttiva dei conti pubblici di cui, dicono fonti bene informate, l’Europa potrebbe chiederci conto presto e in via formale (tipo la lettera della Bce del 5 agosto 2011 indirizzata al governo Berlusconi). In modo, così, da tagliare preventivamente la strada all’idea che elezioni autunnali possano evitarci quel dover rimettere mano al bilancio che fin qui il governo ha negato essere una necessità. E per farci sapere che non è il caso di fare i furbi e predisporre una manovra fatta di aria fritta, segnatamente maggiori entrate fiscali da lotta all’evasione (presunta) e minori spese da spending review (fantomatica, caso Cottarelli docet). Esattamente quello che teme il ministro Padoan, che il tam-tam della politica romana descrive arrabbiato per non essere stato informato dell’ingaggio di una squadra di consulenti economici del premier a palazzo Chigi, e preoccupato per una deriva dell’attività di governo di cui fin dall’inizio non è mai stato convinto e che ora gli appare in tutta la sua fragilità.
Ma, soprattutto, andiamo in ferie dovendo assistere ogni giorno di più a sceneggiate che si recitano nelle aule parlamentari e nel circuito mediatico, una partitura ormai priva di trama – ammesso che ve ne fosse una all’inizio – che offende chi conserva sensibilità istituzionale e cultura costituzionale, ma comincia a dar fastidio anche a chi ha il palato meno fine. Surreale il dibattito (si fa per dire) sul Senato e la legge elettorale, caotica la dinamica politica tra il fortino renziano e le opposizioni (fuori e dentro le due maggioranze su cui si regge il governo), ruvide le uscite di chi (vedi Della Valle) ha deciso di suonare la campanella dell’ultimo giro a Renzi, assordanti le voci di dissapori interni al governo (Delrio, Lupi, ecc.), ridicolo il balletto intorno alla candidatura Mogherini in Europa proprio mentre l’acutizzarsi della crisi ucraina e il riesplodere di quella libica segnalano il contrasto tra l’urgenza di una politica estera, italiana e continentale, e la sua totale assenza.
Insomma, un quadro preoccupante, che non consente di alimentare il riposo ferragostano con quella carica di speranza, se non di fiducia, che si era venuta creando con l’avvento del vitalismo giovanilista di Renzi. Carica che non si è spenta, ma rischia di cominciare ad affievolirsi di fronte alla pochezza dei risultati in economia, giustamente unico metro di misura che gli italiani adottano per giudicare la credibilità di chiunque calchi la scena politica. Intendiamo dire che non sarà la riforma del Senato o quella del sistema di voto, peraltro pessime entrambe, a convincerli della bontà dell’azione di governo.
Stesso discorso, sia chiaro, vale anche per Berlusconi: non è la sua assoluzione nel processo Ruby, o il patto del Nazareno con Renzi (scritto o verbale che sia) che convinceranno i cittadini moderati che il futuro passa di nuovo per lui. Inutile illudersi: quella stagione politica – durata fin troppo e buttata via malamente – non tornerà mai più. E non saranno certo le alchimie di rimettere insieme i cocci del vecchio centro-destra a ridargli una qualsivoglia prospettiva. Per carità, in mancanza d’altro Forza Italia terrà i suoi voti, la Lega consoliderà il nuovo consenso che la linea anti-euro senza se e senza ma gli ha garantito alle europee, gli altri soggetti, magari riaggregati, potranno anche tenersi sopra la linea di galleggiamento. Ma con Berlusconi che a settembre compirà 78 anni, con un partito spaccato e privo di personalità, e con una coalizione che apparirebbe inevitabilmente come la riaggregazione della vecchia classe dirigente nel disperato sforzo di evitare l’eclissi definitiva, non è neanche pensabile di poter andare da qualche parte. Neanche se il tentativo coincidesse con un clamoroso inciampo (su se stesso) di Renzi? Neppure.
Già, il vero tema da affrontare da parte di chi ha ancora a cuore le sorti dell’Italia, è proprio quello di creare un’alternativa a Renzi. Prima di tutto per il bene dello stesso capo del governo, che ha bisogno o di un partner vero in una “grande coalizione” o di un avversario temibile in una dinamica bipolare minimamente seria. E poi per essere un’alternativa a questa idea micidiale che dopo Renzi c’è il diluvio. Idea che, non sottoponendolo ad alcuna pressione concorrenziale, illude il presidente del Consiglio di essere indispensabile. Così come non consente al sistema politico di assestarsi: nonostante la scomparsa (per suicidio) del centro, non solo non si è affermato quel bipolarismo maturo da tanti evocato, ma non c’è proprio il bipolarismo, né bipartitico né di coalizione. Sia perché dalle urne, con l’affermazione dei 5stelle, è uscito una sorta di tripolarismo, sia perché la crisi di Berlusconi e del berlusconismo ha fatto mancare una delle due parti in gioco. Né sta emergendo qualcosa d’altro, ed è una colpa grave di Renzi non rendersi conto che la transizione in atto (finora verso il nulla) deve trovare uno sbocco e questo non può essere determinato da una legge elettorale che ancor più di quella evirata dalla Corte regala una maggioranza di seggi a chi ha un consenso decisamente minoritario. Fateci caso, dopo i governi Monti e Letta e con l’avvento di Renzi abbiamo celebrato il funerale della Seconda Repubblica, ma a nessuno viene neppure in mente di dire che siamo entrati nell’epoca della Terza, e neppure che ci stiamo muovendo in quella direzione.
Siamo, insomma, in una terra di nessuno, privi di rotta e di strumenti per tracciarla. E privi di uomini che lo sappiano fare. Andiamo pure in ferie, ma con la consapevolezza che questo vuoto va riempito al più presto. Buone vacanze.

Pubblicato in : Primo piano

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