Con questo articolo ha inizio una nuova e prestigiosa collaborazione con Pensalibero: quella di Andreina Swich che ci condurrà per mano alla scoperta di nuovi libri e nuove letture. Lo farà con la credibilità di una vita trascorsa interamente nel mondo delle lettere. Andreina Swich, milanese, ha una formazione da germanista (laurea e specializzazione in lingua e letteratura tedesca), lavora per molti anni dapprima in azienda e poi nella agenzia di pubblicità svizzero-tedesca GGK. Dopo la nascita dei suoi due figli opta per il lavoro indipendente come insegnante e traduttore. Da molti anni è consulente e lettore di narrativa tedesca per alcune case editrici (Rcs, Mondadori, Gruppo GeMs). Nel 2005 volge lo sguardo a est e scopre la Turchia: nasce così un lungo reportage sulla realtà femminile turca e la vita di Serra Yılmaz pubblicato da Dalai nel dicembre del 2009 (oggi in e-book) “Una Donna Turchese”.

Gesti misurati scandiscono la sua giornata, le sigarette sempre presenti e di grande conforto, si prende cura del suo gatto e scambia vaghe, scarne parole con un ragazzino del quartiere, suo unico interlocutore in una atmosfera senza tempo, che per Antonio si è fermato molti anni prima.
Del resto chi dice che il tempo sia uguale per tutti? Se il destino ti fa uno sgambetto atroce sottraendoti in un attimo scopo e significato della tua esistenza forse non ti importa più molto di intraprenderne un’altra. Continui in uno stato di sospensione ad aspettare quella che volevi.
C’è un grande amore al centro di questo romanzo e Romana Petri ce lo racconta passando anche per diversi altri piani prospettici sul modo di amare: se quello di Antonio e Lucia è assoluto e insostituibile, quello di Teresa per Antonio è cieco e a senso unico, tenace quello di mamma Silvana, che non perde le speranze di una vita serena per il suo infelice figliolo.
Per ogni sentimento di amore un tempo e un ritmo diversi compatibili col momento in cui si manifesta.
E’ un galoppo quando scoppia tra Antonio e Lucia, e Antonio infatti corre a perdifiato verso la vita, spinto dalla passione e dall’entusiasmo, fino a farsi scoppiare il cuore. Sarà una pallottola a fermarlo, quella che colpisce la sua adorata Lucia durante la guerra, il 4 marzo del 1943. E di colpo il tempo si arresta, frenando anche il ritmo della narrazione, per poi riprendere con cadenza lenta, dopo le cure che strappano Antonio alla follia.
Un tentativo di intervallo gioioso è introdotto da Teresa, che incalza, spinge con la forza della giovinezza e della bellezza verso una ripresa, offrendo una via d’uscita. Ma lo sguardo di Antonio rimane sul mare, sulla vastità dell’acqua fusa all’orizzonte col cielo, dove tutto sembra fermo e compiuto.
E’ ancora vita quella che si vive dopo averne perso il senso? Forse ci sono espedienti per affrontarla, come provare a ritrovarne il filo conduttore attraverso le parole degli altri, così fa Antonio, impiegato alle poste, raccogliendo i telegrammi altrui. O forse lasciandosi guidare dagli eventi senza opporre resistenza, sposandosi con una donna che lo vuole a tutti i costi, e placando le ansie della madre. Forse. O forse mollando il timone e lasciandosi andare alla deriva. Deriva solo agli occhi degli altri, perché per Antonio ci sono altre sorprese ad attenderlo.
Questi sono i giorni di spasimato amore che Romana Petri ha proposto nel suo ultimo romanzo, giorni che non possono essere vissuti, ma che sono ancora più desiderati, al punto di farli accadere comunque, fuori dal tempo, o dentro ad un tempo diverso.
Nella Napoli del dopoguerra in un clima di vitalità ritrovata, di voglia di ricominciare, di gente dall’animo gentile, Romana Petri inserisce la storia di Antonio con la sua usuale accuratezza nei dialoghi, scanditi da una cadenza napoletana, che traspare dall’uso del voi e di accenni dialettali.
Un romanzo che sedimenta nel sangue del lettore e continua a pulsare nelle vene per giorni, riproponendo la domanda di fondo su quanto siamo capaci d’amare, quale amore siamo disposti a vivere e a che prezzo. Può darsi che il prezzo sia non vivere.
Romana Petri mi ha detto: “Ha fatto molta impressione anche a me scriverlo… ma voleva essere scritto”
Non perdetelo.

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