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Cenni di non immaginata vitalità a destra

di Giuseppe Mele | 23 Marzo 2014

Si voterà anche a Prato, dove nel 2009 Roberto Cenni, fondatore del gruppo tessile Sasch e personaggio di spicco della locale Confindustria, si candidò con scarse possibilità contro l’esponente Pd Carlesi. Vinse interrompendo 63 anni di dominio rosso.

robertocenniA maggio oltre alle europee, si voterà in 4 mila Comuni. I Sindaci da Stracittà hanno lasciato  la fascia tricolore ai rottamati e paradossalmente si sono pronunciati per il ritorno alla centralizzazione amministrativa. Mai ci sono stati tanti Comuni commissariati, 237 (di cui solo 44 per mafia) mentre viene al pettine la soppressione delle 107 province; e ci si chiede se il relativo risparmio sarà di un miliardo. Oppure di 11 milioni (se il personale provinciale passasse alle Regioni che pagano anche il 30% in più e se le competenze passate ai Comuni facessero lievitare le spese fino a un miliardo). Si voterà anche a Prato, dove nel 2009 Roberto Cenni, fondatore del gruppo tessile Sasch e personaggio di spicco della locale confindustria, si candidò con scarse possibilità contro l’esponente Pd Carlesi. Vinse interrompendo 63 anni di dominio rosso di ben 7 sindaci dal ’44 (Menichetti, Giovannini, Vestri, Landini, Lucarini, Martini e Romagnoli). Sotto di 2 punti e mezzo al ballottaggio prevalse perché non andarono a votare 20mila elettori Pd. Si voterà per un consiglio di 32 membri (sono 40) ed una giunta di 8 assessori (12) Spariranno le 5 circoscrizioni coi loro 100 consiglieri. Il nuovo sindaco sarà determinante anche per nominare (se non essere) il nuovo Presidente provinciale:  3 enti al prezzo (voto) di uno. Prevalesse di nuovo la giunta in odore di leghismo, anticinese, antiglobalizzazione, in una città piena di fermenti nuovi destri, dal Tea Party alla Lega variante locale, sarebbe per il Pd toscano, cioè nazionale, un pessimo segnale. Dopo la Verona di Tosi, l’amministrazione destra pratese è la seconda per popolazione; una delle 5 oltre i 100mila abitanti (con Latina, Pescara, Bergamo e Andria). Un’amministrazione legata alle liste civiche, come altre anche a sinistra (vedi Grosseto) che mal sopporta la distinzione classica tra destra e sinistra. Cenni doveva essere solo  una meteora antipartitica come il sindaco bolognese Guazzaloca del 1999, anche se il primo ballottaggio per il Comune di Prato c’era stato già nel ’95, fallito per le divisioni tra FI, Ccd, Lega e An. Sondaggi riservatissimi accreditano al sindaco il 47% dei consensi, sufficienti per il ballottaggio. Un risultato di tutto rispetto se si pensa all’isolamento politico, economico e mediatico che la città di Curzio Malaparte ha subito in questi anni. Guerra da parte delle municipalizzate, dalla Regione, dagli urbanisti, dai giornali locali e non. Ordinaria guerra in carta bollata. Guerra scandalizzatissima per l’impunita continua aggressione anticinese dell’assessore sceriffo Milone. Come sempre avviene, il composito fronte destro si è macerato in lotte intestine, facendo proprie molte delle accuse della sinistra. Anche i suoi partiti di maggioranza hanno fatto la guerra a Cenni, cui si pronosticava una rapida caduta e conseguente scomparsa. Sopravvissuto a tutto, anche al no alle primarie invocate da Tea Party e Lega, Cenni arriva all’appuntamento con una città virtuosa, rispettosa del patto di stabilità con un ottimo rapporto fra spesa del personale e bilancio, malgrado recenti polemiche per 16 promozioni costate 150 mila annui. Ancora più incurante dei grandi partiti, il sindaco prepara un suo “listone” civico, preparandosi a seguire l’esempio di Tosi. Accanto a Fi, Ncd, Udc, Destra è tutto un pupullare di liste civiche e\o nostalgiche: Socialisti Riformisti, Socialisti per le Libertà, Giovani Pratesi, Prato Civica, Taiti x Prato, Prato Libera e Sicura. Si sono staccate Indipendenti di Innaco\ Gestri e  la Città Forte di Bini nuova si annuncia Giovani e Famiglia di Ciardi. Prato è poi la seconda capitale italiana dei libertari conservatori antitasse del Tea Party cui si avvicina la variante tutta locale della Lega. La vittoria del sindaco anticinese si spiega bene in una città dove i cittadini del celeste impero, tra legali e illegali arrivano al 20% della popolazione, e dominano ormai il settore principale del tessile. Fu la vittoria contro il Pd “che aveva portato la Cina a Prato”. Fu anche però vittoria della rottamazione. Vennero travolte cariatidi Pci in politica ininterrotta dal ’75 (i Mattei, ex sindaco, i Benigni, ex assessore, i Martini, ex presidente, i Cecconi, sindaco). Ed anche ex Dc come i Gestri, segretario nel ’79, gli Abati, ora direttore di Estra, i Biscotti, consigliere da solo 20 anni. Uno di loro, consigliere Dc a metà’80, poi vicesindaco Ds fino al 2004, giornalista tra un mandato e l’altro, si sentiva ormai perso. «Il futuro? Vedremo. Non è mai, almeno per me, una scelta individuale». La provvidenza però esiste ed ora Giacomelli è sottosegretario alle TLC. Cenni fece sparire anche l’astro ex socialista, poi Ds  Beatrice Magnolfi, assessore dall’87 e sottosegretario con Prodi, già asso nella manica per l’innovazione del centrosx. A maggio la carta rottamatoria non potrà più essere usata, almeno non contro gli spettinati e giovani Biffoni e Morgani, classe ’74 e ’73. L’asso nella manica del solito zibaldone destro, resta il fenomeno Milone di Sarnio che fa lo sceriffo-assessore con lo stesso appeal di quando faceva il poliziotto nel ’95. Citato da Al Jazeera Tv, studiato nelle tesi universitarie, , Milone con la sua “tolleranza zero è tanto osannato quanto odiato. Per capire il clima, oltre le lettere anonime di minaccia che riceve, basti pensare alla scritta “assassino”, comparsa su via Pistoiese  dopoche era morto uno straniero caduto dal terrazzo inseguito dalla polizia. Decenni fa la sinistra ne avrebbe fatto un Calabresi, oggi cerca di imitarlo, spaventata dai raid settimanali dei suoi 80 uomini. Milone snocciola il miliardo annuo di evasione di 357 evasori cinesi seriali, i laboratori clandestini, i 25 mila lavoratori clandestini di 112 etnie che restano anche se raggiunti da decreto di espulsione, le ditte che chiudono sistematicamente prima dei 20 mesi per evitare controlli, i sigilli violati dei macchinari sequestrati e rivenduti. Per lui la presenza cinese è in gran parte delinquenza sistematica consapevole. Non cessa di chiedere fondi, ottenerli e chiederne di più; potesse, chiederebbe i poteri di Mori contro la mafia negli anni ’30. In alternativa ha chiesto di legalizzare un quartiere a luci rosse per delimitare il fenomeno. A fatica si è frenato quando c’è stato il primo lutto cittadino della storia pratese in onore dei 7 operai cinesi, arsi nel rogo del Capannone al Macrolotto. Ha raggiunto l’acme della popolarità e del suo contrario quando ha criticato l’incontro tra Napolitano ed una delegazione pratese e le ipotetiche “forme di sostegno”, si immagina, rivolte agli operai cinesi, ritenendole sospette di buonismo, al punto da quasi rompere con Cenni, sulle aperture alla comunità orientale. Milone, determinante nella vittoria del 2009, è la star con la quale Cenni domina il suo blocco di destra. Questo sindaco, con una maggioranza sgretolata, malgrado il blocco di 34 milioni (48 con la mancata fiscalità) per l’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento della Sasch, doppiato per 2 decisioni di 2 tribunali diversi, malgrado l’arresto del suo avvocato (per altre ragioni), malgrado l’opposizione urlata al suo Parco della cittadinanza universale, posizionato nel controverso Macrolotto zero (capannoni inutilizzati nella Chinatown pratese) e presentato al bando Bloomberg, è arrivato al traguardo di fine legislatura. I cinesi ci sono sempre e la globalizzazione non ha cambiato verso. La Sasch è stata acquistata per 400mila dalla russa Dubki-p. L’opposizione destra di Verdini e Bonaiuti alimenta guerre intestine in loco (Mazzoni, Bernocchi, Giugni, Magnolfi, Innaco), esplose nel congresso 2012 tra i 1196 iscritti Pdl, non si cura dei fermenti del TP e preferisce il dialogo con i renzini. Quest’ultimi stanno sempre, da 40 anni, a discutere dell’allungamento dell’aereoporto di Peretola, letale per Prato e vitale per il capoluogo regionale che ha perso in 40 anni metà degli abitanti. Berlusconi dopo la coordinatrice FI per la Toscana Faenzi, ne ha nominato una variante maschile, il giovane Parisi. Per tutte le destre, che non se ne fidano, il Cenni delle liste civiche è l’unico candidato, l’indigerito uomo solo al comando, che può vantare conti in ordine, la vittoria della guerra del gas (18 milioni per decisione Antitrust e Consiglio di Stato dalle municipalizzate Estra e Consiag, cassaforti Pd), 700 aziende Ict con 1800 addetti ed il fiore all’occhiello di aver fatto di Prato la capitale digitale delle Smart Cities e delle major cities of Europe grazie a quella Nocentini, già segretaria UIL Prato, che “rea di non avere tessera di partito”, il Pdl voleva cacciare. La Manchester italiana, 2° città toscana e 3° dell’Italia centrale, 190mila abitanti, condivide pane e politica con Firenze in un’area metropolitana da 1,5 milione di abitanti che dimensioni e distanze rendono un tutto unico, e non solo l’ente statistico deliberato nel 2000 dalla Regione. Mentre Firenze è divenuta la Renzity monocorde di 19 anni ulivisti, Prato ha fatto il ribaltone. Lo zibaldone destro che dovrebbe trarne spunto e giovamento, invece se ne preoccupa. Perciò, quando la delegazione pratese è uscita dal Quirinale, tutti sorridenti si sono fatti spontanee foto ricordo con le scolaresche romane, Tutti tranne l’escluso Cenni. Buon segno.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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